Krško raddoppia, e l’industria italiana partecipa

La centrale nucleare di Krško conta già 700MW, ma punta ad aggiungerne altri 1100. La notizia non è nuova, e ha anche già ricevuto qualche rimostranza. Federacciai e Ansaldo Nucleare, grazie anche agli sforzi di Associazione Italiana Nucleare, hanno deciso oggi di investire direttamente nell’ampliamento della centrale. Dei 4-5 miliardi totali previsti, la newco dovrebbe arrivare a 1.2 miliardi, di cui un terzo proprio dai siderurici italiani.In cambio? Contratti pluriennali di fornitura per un totale di un terzo dell’energia prodotta. AIN può solo esprimere profonda soddisfazione per questa operazione.Da mesi, anche nella nostra ultima audizione alla Camera, proponiamo che l’elettricità da fonte nucleare venga considerata una risorsa strategica a livello europeo. Il nostro compito è anche quello di promuovere passi in questo senso, come successo in questo caso.Consorzi italiani di utilizzatori, in particolare le industrie più energivore, possono solo guadagnarci dall’entrare nel capitale delle nuove centrali europee: ottenere energia a prezzi stabili e programmati è di fondamentale importanza.Non solo economia e stabilità negli approvvigionamenti, anche la consapevolezza di contribuire in modo positivo all’ecosistema utilizzando una fonte pulita e a bassissimo impatto ambientale e sulla salute umana.

L’impianto di Zaporizhzhya è fermo

L’ha comunicato oggi l’operatore nazionale, Energoatom, dopo che l’unità 6 è stata spenta e sono in corso le operazioni di raffreddamento e messa in cold state – saranno necessarie circa trenta ore. Questo è stato possibile grazie al ripristino di una linea elettrica di backup, fornendo l’energia necessaria per tutte le operazioni accessorie, come il raffreddamento appunto e altre funzioni di sicurezza.L’impianto ha anche 20 generatori diesel di emergenza che possono durare fino a 10 giorni, in caso di necessità. Quando si è in cold state, è sufficiente un solo generatore per mantenere il reattore in sicurezza

Il verde e il blu festival: presentazione libro

Venerdì 23 Settembre il nostro Presidente Umberto Minopoli sarà ospite a Palazzo Reale a Milano per la presentazione dell’ultima uscita ‘Nucleare – ritorno al futuro’ Insieme a Francesca Ferrazza, Head of Magnetic Fusion Initiatives di Eni, e il giornalista Guido Fontanelli, parleremo della situazione del nostro Paese, passato da pionere a fanalino di coda dell’energia nucleare.Le ipocrisie, una narrativa colpevolmente falsa e l’incapacità politica ci hanno portato fino a qui – ma deve rimanere questa la nostra situazione? Noi crediamo di no – ci vediamo alle venerdì alle 14:30 a Milano, tutti i dettagli disponibili al link dell’evento    

Opinione pubblica giapponese: un termometro globale?

Per la prima volta dal 2011, dopo l’incidente di Fukushima, l’opinione pubblica ritorna favorevole alla ripresa di generazione di energia nucleare. Nobuo Tanaka ha infatti illustrato come senza nucleare il Giappone potrebbe atraversare una crisi entro la fine dell’anno. Ma non solo un orizzonte temporale così breve: come per gli altri Paesi, anche il Giappone pensa ai suoi obiettivi di carbon neutrality entro il 2050. Queste parole arrivano dopo la dichiarazione di Maggio del Primo Ministro Fumio Kishida di riattivare 4 reattori, che si vanno ad aggiungere ai 5 operativi.   Il Giappone, prima del 2011, contava su 54 reattori che producevano circa il 30% dell’elettricità nazionale – nel 2020 era circa il 5%. Dopo l’incidente 10 reattori sono tornati operativi, e 5 di questi sono al momento in manutenzione.

Germania: Scholz apre al nucleare

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante una visita alla Siemens Energy di Mülheim an der Ruhr dove al momento si trova proprio una turbina al centro di una disputa con la Russia, riapre per la prima volta al nucleare. Ha dichiarato infatti che se l’Europa chiedesse alla Germania di mantenere in funzione le tre centrali – che apportano un “piccolo contributo” (6%) – “potrebbe aver senso” lasciare che operino anche oltre lo shutdown previsto per fine anno. L’Unione Europea ha varato un piano di emergenza che prevede tagli ai consumi del 7% entro marzo, ma la Germania è più esposta della media europea – e finalmente il nucleare si riprende il posto che gli spetta. La più piccola componente della coalizione di governo, i liberali, è portavoce di questo ripensamento dello shutdown e nonostante i Verdi abbiano sempre opposto resistenza, forse si intravede uno spiraglio di apertura. In ogni caso, Scholz ha confermato che le autorità prenderano una decisione tra qualche settimana, quando arriveranno i risultati di uno stress test sul sistema elettrico tedesco al momento in corso.