La IAEA lancia un programma di ricerca sui sistemi ibridi nucleare-rinnovabili

L’International Atomic Energy Agency (IAEA) lancia un progetto coordinato di ricerca (CRP) per approfondire il potenziale sinergico di nucleare e rinnovabili. In particolare il progetto triennale si prefigge l’obiettivo di approfondire la conoscenza del ruolo, delle performance e dell’impatto dei sistemi imbridi nucleare-rinnovabili nel supplire alla domanda di energia presente e futura. Se spesso nucleare e rinnovabili sono considerate due scelte antitetiche nella srada verso la decarbonizzazione, il potenziale di una loro combinanzione è in gran parte inesplorato. Allo scopo dunque di preparare la strada verso la commercializzazione di questi sistemi ibridi, il CRP produrrà simulazioni, dati e analisi volti a definire in dettaglio i limiti e le potenzialità tecniche di questo accoppiamento sia per qanto riguarda le tecnologie esistenti che per quanto attiene i reattori di futura commercializzazione. Il progetto, inizio previsto nel gennaio 2022, finanzierà contratti di ricerca di vario livello a favore degli istituti di ricerca coinvolti, purché situati in Stati membri della IAEA. Le proposte di ricerca possono essere sottomesse fino al 1 ottobre 2021 da enti di ricerca che abbiano programmi di ricerca attivi in energie rinnovabili o tecnologie nucleari. Per maggiori informazioni consultare il bando ufficiale.

Webinars UNIPI 2021

Per la serie Past-students and Expert Webinars in Nuclear Engineering promossi dal Corso di laurea in Ingegneria Nucleare dell’Università di Pisa, segnaliamo i seguenti appuntamenti della prima metà di giugno: Venerdì 4 giugno ore 15: Fuel performances in fast reactors under normal and severe accident conditions, Simone Gianfelici, KIT, Germany. Venerdì 11 giugno ore 14: Severe accidents in FR – Simmer validation via EBR II IAEA benchmark, Barbara Vezzoni, Framatome, France. Venerdì 11 giugno ore 16: Unlocking nuclear power’s potential to address climate change: the anticipated role of advanced nuclear technologies, Stefano Monti, IAEA, Austria. Per maggiori informazioni visitare la pagina ufficiale.

Cingolani: se l’Europa apre al nucleare i minireattori non siano un tabù

Lo scorso 19 maggio in un’intervista a tutto campo rilasciata a Il Foglio il ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha espresso quella che potrebbe essere considerata un’apertura di principio allo sviluppo, e forse anche all’uso, di piccoli reattori modulari (SMR) in Italia. In un intervista ad ampio spettro il ministro ha condannato un certo ambientalismo ideologico che punta al mantenimento dello status quo piuttosto che all’innovazione e alla protezione dell’ambiente. Parlando degli Small Modular Reactors, reattori di piccola taglia (meno di 300 MW) che dovrebbero affacciarsi sul mercato entro la fine di questo decennio, Cingolani li ha definiti “un’opzione concreta” attualmente allo studio da parte di molti Paesi, aggiungendo che qualora l’Europa dovesse dare luce verde all’investimento in questa tipologia di reattori “anche l’Italia dovrebbe consderarli e aprire una discussione sui costi e sui benefici”. Il Presidente di Associazione Italiana Nucleare, Umberto Minopoli, ha salutato con favore le dichiarazioni del ministro: “Si fa strada, finalmente, l’idea che essere ambiziosi sul taglio delle emissioni carbonifere al 2030 e al 2050, è una velleità se ai tagli non contribuisce la generazione di energia verde prodotta da nucleare”, ha dichiarato Minopoli, aggiungendo il suggerimento a sostenere industria ed enti di ricerca che investano in modelli di reattori avanzati di piccola taglia e auspicando che di nucleare si torni a parlare senza pregiudizi, demonizzazioni e senza la tanta disarmante disinformazione che circola.      

La Germania scaricherà sugli altri i costi della Energiewende?

Il governo tedesco ha recentemente innalzato gli obiettivi di decarbonizzazione, puntando alla riduzione delle emissioni del 65% al 2030 e anticipando la neutralità climatica di 5 anni (dal 2050 al 2045). La legge appena introdotta, pur non dettagliando la roadmap del dopo 2030, prevederebbe uno schema di prezzi differenziato per fonti fossili e tecnologie low carbon come rinnovabili e auto elettriche, volto ad incentivare ulteriormente l’abbandono dei combustibili fossili non solo nei trasporti ma anche nel riscaldamento. Secondo alcune fonti la nuova legge potrebbe comportare costi aggiuntivi per circa otto miliardi di euro nel solo 2022, la metà dei quali finirebbe per pesare sui clienti residenziali. Già a partire dal 2020 però anche gli industriali tedeschi, che fino ad ora hanno sostenuto solo limitatamente il peso economico della transizione energetica, avevano cominciato a paventare la perdita di competitività delle industrie tedesche, che potrebbero essere schiacciate dal differenziale di prezzo tra i Paesi vicini, Francia nucleare inclusa, e la Germania. Sul successo dell’Energiewende infatti pesano ancora molte incognite: oltre all’effettiva capacità di penetrazione delle rinnovabili in un mercato che mostra già segni di saturazione, gli imprescindibili lavori di ammodernamento della rete di distribuzione, che secondo le stime comporterebbero una spesa di 79 miliardi di euro da qui al 2030 (1.5 miliardi solo nel 2020) e che trovano inoltre molta resistenza da parte delle comunità interessate dai progetti. L’imminente uscita definitiva dal nucleare e la possibilità che un nuovo governo a guida Verdi possa anticipare l’uscita dal carbone a prima del 2038, mettono il futuro del sistema energetico tedesco ancora più sotto pressione. Da qui la proposta dei rappresentanti delle industrie energivore tedesche di fare leva sulle istituzioni comunitarie per un prezzo unico europeo dell’energia per il comparto industriale. Una simile mossa avrebbe l’effetto di scaricare i costi di scelte politiche interne alla Germania, quale l’uscita dal nucleare, sugli altri Paesi membri dell’Unione, ed è facile immaginare che sarebbe difficilmente digeribile da Francia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, tanto per citare alcuni tra i maggiori interessati. Alle ambizioni delle grandi industrie tedesche fa in qualche modo eco la proposta di Matthias Miersch, esperto di energia per il partito SPD, il quale ha recentemente proposto che la Germania si faccia promotrice a Bruxelles dell’istituzione di un aggravio del prezzo dell’energia da fonte nucleare, simile, almeno nello schema, a quello istituito per la CO2, al fine di includere nel prezzo “gli immensi costi e i rischi di futuri dell’energia nucleare”. Poco importa che questa azione sarebbe in palese contrasto con il pronunciamento del Joint Research Center, secondo il quale l’energia nucleare è sostenibile al pari delle fonti rinnovabili. Anche questa proposta sarebbe indirizzata a creare una distorsione del prezzo da fonte nucleare a diretto vantaggio delle rinnovabili, dunque del sistema tedesco. Come osservato da diversi commentatori – tra i quali citiamo Rauli Partanen, analista energetico e scrittore finlandese – la Germania ha scelto consapevolmente la sua strada verso la decarbonizzazione e, assieme ad altri Paesi, ha alimentato a livello europeo politiche antinucleari. Tuttavia sarebbe inaccettabile imporre ad altri Paesi di pagare il prezzo di queste scelte, mentre potrebbe essere molto più efficace, in termini di equilibri di prezzo a livello europeo, lasciare liberi i Paesi che intendono perseguire la strada del nucleare, in quanto l’abbondanza di fonti a basse emissioni abbasserebbe nel contempo il prezzo della CO2, agevolando in questo modo indirettamente anche la transizione tedesca.

Passi avanti dell’Ucraina verso l’integrazione nella rete elettrica europea

Energoatom, operatore di quattro impianti nucleari in Ucraina, e l’operatore di rete Ukrenergo, hanno effettuato e concluso con successo presso la centrale nucleare di Zaporozhe una prima serie di test volti a qualificare gli impianti ucraini come fornitori di servizi ancillari per la rete d trasmissione elettrica europea (ENTSO-E). I servizi ancillari sono quelle funzioni che garantiscono il mantenimento della stabilità in una rete di trasmissione elettrica, ad esempio regolando la direzione dei flussi di corrente, bilanciando domanda e offerta e fornendo potenza per il riavvio della rete dopo un evento straordinario quale un black-out. I servizi ancillari stanno assumendo una crescente importanza di pari passo alla crescente penetrazione di impianti di produzione intermittente (solare ed eolico) che tendono a destabilizzare la rete. Si tratta di un primo importante passo verso la completa integrazione dell’Ucraina nella rete ENTSO-E e dunque nel mercato elettrico europeo. L’Ucraina produce circa 150 TWh annui (2019, dati IEA) di elettricità, di cui il 55% da fonte nucleare.