Visita Italian Nuclear Young Generation in ANSALDO ENERGIA a Genova

Il Gruppo Giovani dell’AIN (la Italian Nuclear Young Generation) è lieto di comunicare l’apertura delle iscrizioni per la visita tecnica presso Ansaldo Energia a Genova il prossimo 23 Ottobre, un’occasione unica per conoscere attività, progetti e opportunità nel settore, incontrare professionisti del settore e visitare una realtà di eccellenza.  🗓️ Data: 23 ottobre 📍 Luogo: Ansaldo, Genova ⏰ Orario: 10:00/16:00 Programma della giornata 10:00 – 10:30 | Saluti e introduzioneBenvenuto con i team di AEN e ANN10:30 – 12:30 | Cosa significa progettare un impianto nucleareUna serie di presentazioni (20′ ciascuna) basate su esempi concreti delle principali fasi di progettazione:-Processo di sviluppo prodotto-Conceptual design: il progetto ALFRED-Analisi di sicurezza: ALFRED Decay Heat Removal-Detailed design e metodologia BIM: caso KRSKO BB2-Component design: AP1000 Containment Vessel 13:30 – 14:30 | Realizzare componenti nucleari e ad alta tecnologiaPresentazioni:-Project Management e pianificazione: il progetto Cernavoda 2-Qualifica dei processi produttivi (saldatura laser, PAUT per Vacuum Vessel)-Prodotti avanzati e soluzioni meccatroniche 14:30 – 15:30 | visita in fabbrica AEN centrata su meccanica alta precisione 15:30 – 16:00 | Sessione di feedbackSpazio dedicato ai commenti e alle domande dei partecipantiLa partecipazione è gratuita e estesa a soci senior finché vi saranno posti disponibili. La registrazione è obbligatoria per motivi organizzativi👉 Registrati qui:https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScK1Mx4zzHfQ5Yj95oWgy9VI5l4zbmVLp6MvARDAsEUYwjkfA/viewform?usp=dialog Attenzione i posti sono limitati !Ti aspettiamo! 🚀🔬 Core Group INYG

Si vince con il mix: perché il nucleare torna in campo

Interessante approfondimento, edito da Bussola Quotidiana, a cura di: Emanuela Colombo, Professore Ordinario, Dipartimento di Energia, Politecnico di Milano; Marco Enrico Ricotti, Coordinatore Scientifico JRP Nucleare – Politecnico di Milano; Stefano Monti, Presidente AIN (Associazione Italiana Nucleare). La scelta sul nucleare va fatta alla luce della lettura di un mix. Il nucleare entra come tecnologia programmabile, capace di affiancare solare ed eolico e contribuire alla continuità del servizio, alla riduzione del fabbisogno di accumulo e alla stabilità dei costi di sistema. L’analisi dei docenti impegnati sul campo. L’energia è tornata al centro della sicurezza nazionale. Le tensioni geopolitiche degli ultimi anni, la volatilità dei mercati, la ridefinizione delle catene di fornitura e la crescita attesa della domanda elettrica hanno mostrato che la pianificazione energetica è una scelta strategica di lungo periodo. Il futuro energetico italiano va quindi letto dentro il trilemma richiamato dal World Energy Council e dal Rapporto Draghi: conciliare sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e competitività.Ridurre le emissioni in linea con i target nazionali ed europei deve andare insieme alla disponibilità di energia nei momenti critici, alla stabilità della rete e alla sostenibilità dei costi di sistema.Un mix vincente. Questa impostazione è particolarmente importante per l’Italia, che nei prossimi decenni avrà un mix elettrico a forte penetrazione di fonti rinnovabili. Solare ed eolico hanno già oggi e avranno sempre più un ruolo centrale nel sistema elettrico del Paese. È importante analizzare quali tecnologie possono affiancarle per rendere il sistema più sicuro, resiliente, economico e competitivo, restando coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione. Le analisi della Joint Research Joint Research Joint Research Joint Research Partnership Partnership Partnership Partnership (JRP-Nucleare) del Politecnico di Milano mostrano con chiarezza il trade-off tra accumulo e continuità del servizio. In uno scenario interamente basato su fonti rinnovabili, in un anno critico caratterizzato da bassa disponibilità contemporanea di sole e vento, come quelli considerati nelle analisi meteorologiche, garantire continuità del servizio e zero blackout richiederebbe capacità di accumulo enormi. Questo cambia il modo in cui si leggono i costi. Per un Paese avanzato, membro dell’OCSE e del G7, la qualità del sistema energetico si misura anche nella capacità di garantire continuità del servizio nei momenti critici. Una scelta energetica è competitiva quando è anche affidabile e il costo del sistema va quindi letto insieme al livello di affidabilità che si intende garantire. È in questo quadro che il nucleare torna a essere una componente del mix. Il nucleare, in particolare nella prospettiva degli Small Modular Reactors, entra come tecnologia low-carbon programmabile, capace di affiancare solare ed eolico e contribuire alla continuità del servizio, alla riduzione del fabbisogno di accumulo e alla stabilità dei costi di sistema negli anni meteorologicamente più critici. Questa complementarità riguarda anche gli usi finali: le rinnovabili esprimono il loro contributo principale nella produzione elettrica, mentre il nucleare, soprattutto in configurazione cogenerativa, può contribuire anche alla produzione di calore a media ed alta temperatura, dove l’elettrificazione risulta più complessa. Le analisi indicano che configurazioni con una quota nucleare attorno al 20% della domanda elettrica possono contribuire a rendere il sistema energetico italiano più sicuro, più sostenibile, più competitivo. La presenza di capacità programmabile riduce drasticamente il fabbisogno di batterie e rende il costo complessivo meno esposto alla variabilità meteorologica, mantenendo al contempo obiettivi climatici anche ambiziosi. Gli SMR in cogenerazione possono inoltre contribuire in modo rilevante alla decarbonizzazione del calore, soprattutto alle medie temperature. Ma l’Italia è pronta? L’Italia parte da una base di competenze consolidata: ricerca e formazione nucleare sono presenti nel Paese dagli anni Cinquanta. L’ENEA mantiene da sempre rilevanti competenze e infrastrutture sperimentali nel campo della fissione e della fusione e il CIRTEN coordina dal 1994 una rete interuniversitaria oggi composta da sette università attive nelle scienze e tecnologie nucleari. I percorsi di Laurea Magistrale e Dottorato in Ingegneria Nucleare continuano a formare capitale umano qualificato, con iscritti quadruplicati negli ultimi 6 anni. Il nucleare è anche una scelta strategica di filiera. L’Italia dispone già di competenze, imprese e capacità manifatturiere attive sui mercati internazionali: Ansaldo Nucleare, Walter Tosto, Tectubi Raccordi, Atb Riva Calzoni, Siet, Simic e Ibf Group sono alcuni esempi di una filiera che può estendersi alla meccanica, all’oil & gas, alla strumentazione, ai servizi di ingegneria, alle opere civili, ai controlli e alla gestione degli impianti. Le imprese già attive nel settore sono circa cento e, secondo le valutazioni richiamate dall’Associazione Italiana Nucleare, potrebbero arrivare a coinvolgere 400-500 realtà industriali e 117 mila persone qualificate. E le dipendenze dall’estero? Ogni sistema energetico genera relazioni industriali, tecnologiche e commerciali internazionali. La qualità della strategia energetica si misura nella capacità di orientarle, costruendo partenariati solidi e riducendo il rischio di interruzione lungo le catene di fornitura. In questo contesto, il nucleare attiva una filiera domestica ampia e qualificata, con un valore aggiunto per elettricità prodotta superiore di circa il 30% rispetto al mix energetico italiano di riferimento; eolico, fotovoltaico e gas naturale si assestano invece su un valore aggiunto inferiore di circa il 16%. La dipendenza dall’estero del nucleare resta associata al combustibile (peraltro disponibili da Paesi della nostra area geopolitica quali Australia e Canada), con un’intensità inferiore rispetto al gas anche grazie all’elevata densità energetica del combustibile, mentre pesa assai meno sui componenti manifatturieri rispetto a eolico e fotovoltaico. La dimensione industriale diventa così parte dellapolitica energetica: rafforzare filiere nazionali, sviluppare competenze, costruire capacità di realizzazione e partecipare alle catene del valore europee e internazionali. E i tempi? La transizione energetica prosegue oltre il 2050 e va pianificata fin da oggi. Molte tecnologie, come eolico, fotovoltaico e batterie, hanno vite utili relativamente brevi e richiedono cicli continui di installazione, sostituzione, manutenzione e riciclo. Dopo alcuni decenni, una quota crescente delle nuove installazioni serve a sostituire impianti arrivati a fine vita, oltre che ad aumentare la capacità complessiva. Questo aspetto è decisivo se la domanda elettrica continuerà a crescere, come indicano diversi scenari, anche considerando il possibile contributo dei data center. Un sistema basato solo su tecnologie a vita breve può trovarsi esposto a colli di bottiglia industriali,…

RITORNO AL NUCLEARE | Monti (Ain): come costruire in 12 mesi un quadro di regole completo (e condiviso)

L’approvazione del ddl nucleare rappresenta la prima pietra del ritorno dell’Italia all’atomo. Molto resta da fare e senza errori, così spiega il Presidente Stefano Monti in una intervista al Sussidiario.net. Con l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, l’Italia compie un passo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato difficile da immaginare. Il provvedimento non segna ancora il ritorno delle centrali nel Paese, ma costruisce la cornice entro cui questo ritorno potrà essere valutato, pianificato e, eventualmente, realizzato. Si tratta di un passaggio “strategico” per il futuro energetico nazionale: rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di definizione della strategia energetica a medio-lungo termine e nella costruzione di un quadro normativo moderno per le tecnologie nucleari avanzate. Un dossier rimasto chiuso per decenni Per comprendere la portata della decisione occorre ricordare la lunga parentesi che ha tenuto l’Italia lontana dall’atomo. Dopo il referendum del 1987, celebrato all’indomani dell’incidente di Chernobyl, il Paese ha progressivamente fermato i propri impianti. Un tentativo di rilancio si era affacciato nella prima decade di questo millennio, ma si era arrestato con il referendum del 2011, svoltosi a pochi mesi dall’incidente di Fukushima-Daiichi. Da allora il tema è rimasto a lungo ai margini del dibattito politico, confinato soprattutto alla gestione dell’eredità del passato: lo smantellamento delle vecchie centrali e la sistemazione dei rifiuti radioattivi. Nel frattempo, però, il contesto è profondamente cambiato. La crisi energetica degli ultimi anni ha mostrato quanto l’Italia sia esposta alla volatilità dei prezzi e alla dipendenza delle impostazioni di combustibili fossili. Gli impegni europei di decarbonizzazione impongono di ridurre drasticamente le emissioni all’orizzonte del 2050. E sul piano tecnologico il nucleare si presenta oggi con soluzioni diverse da quelle di quarant’anni fa, dai piccoli reattori modulari raffreddati ad acqua già disponibili sul mercato ai sistemi di quarta generazione che lo diverranno verso il 2040, fino ai progressi della ricerca sulla fusione. È in questo scenario che si inserisce la legge delega. Cosa prevede il provvedimento Il cuore del testo è l’affidamento al Governo del compito di elaborare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi destinati a disciplinare in modo organico l’intero settore. L’ambito di intervento è ampio e abbraccia tutte le fasi della filiera: la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, la gestione del combustibile, il decommissioning degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e, infine, lo sviluppo delle tecnologie innovative quali gli Advanced Modular Reactors e la fusione nucleare. Si tratta di un approccio che punta a superare la frammentazione normativa accumulata negli anni, quando le regole sul nucleare si sono stratificate in una serie di interventi parziali, spesso pensati più per chiudere un’esperienza che per aprirne una nuova. L’obiettivo dichiarato è invece quello di dotare il Paese di un quadro coerente e completo, capace di accompagnare ogni fase del ciclo di vita di un impianto, dalla progettazione alla dismissione. Gli obiettivi: clima, sicurezza, indipendenza e costi Il testo approvato individua con chiarezza le finalità della riforma. In primo luogo, contribuire al raggiungimento della neutralità climatica, affiancando alle fonti rinnovabili, una fonte a basse emissioni in grado di produrre energia in modo continuo e programmabile. In secondo luogo, rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, riducendo l’esposizione alle forniture estere e alle tensioni geopolitiche che negli ultimi anni hanno pesato sui mercati. A questi obiettivi si aggiungono l’aumento della resilienza del sistema energetico nazionale, cioè la sua capacità di reggere shock e picchi di domanda, e il contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese. Quest’ultimo punto è particolarmente sentito in un Paese in cui il prezzo dell’elettricità rappresenta da tempo un fattore critico per la competitività del sistema produttivo e un peso rilevante per i bilanci delle famiglie. Lo spazio per le tecnologie innovative Tra gli elementi più significativi c’è il riferimento esplicito alle tecnologie nucleari innovative, comprese quelle modulari e avanzate. Si tratta di soluzioni che negli ultimi anni hanno attirato un interesse crescente a livello internazionale: reattori di taglia più contenuta rispetto ai grandi impianti tradizionali, progettati per essere costruiti in modo più standardizzato, con tempi potenzialmente più brevi e sistemi di sicurezza di nuova concezione. La legge prevede che queste tecnologie possano essere valutate nell’ambito di procedure autorizzative e regolatorie coerenti con i più elevati standard europei e internazionali di sicurezza. È un aspetto cruciale: senza un sistema di regole chiaro, stabile e allineato alle migliori pratiche mondiali, nessun investitore e nessun operatore industriale potrebbe pianificare progetti di lungo periodo come quelli nucleari. Tra gli ambiti della delega si riconosce, inoltre, il ruolo della ricerca sui sistemi di nuova generazione, un settore nel quale l’Italia vanta competenze scientifiche di rilievo e una partecipazione attiva ai principali programmi europei. Sicurezza, rifiuti e trasparenza al centro Un capitolo importante del provvedimento è dedicato ai temi che più di ogni altro hanno segnato, nel passato, la diffidenza dell’opinione pubblica verso il nucleare. La delega pone grande attenzione alla sicurezza nucleare e alla radioprotezione, alla gestione responsabile dei rifiuti radioattivi e alle garanzie finanziarie per l’intero ciclo di vita degli impianti, in modo che i costi dello smantellamento e della gestione delle scorie siano previsti e coperti fin dall’inizio. Altrettanto rilevante è l’accento posto sulla trasparenza nei confronti dei cittadini e delle comunità interessate. Il testo prevede attività di informazione e consultazione pubblica, riconoscendo implicitamente che nessun programma nucleare può reggere nel tempo senza un consenso informato dei territori. È una lezione che l’esperienza italiana, e non solo, ha reso evidente: le scelte calate dall’alto, senza un dialogo reale con le comunità locali, rischiano di generare opposizioni difficili da superare. Ricerca, università e filiera industriale Il provvedimento prevede inoltre il coinvolgimento del sistema della ricerca, delle università e dell’industria nazionale, riconoscendo il ruolo strategico delle competenze scientifiche e tecnologiche nel processo di rilancio del settore. Nonostante l’assenza di centrali operative sul territorio, l’Italia ha infatti conservato negli anni un patrimonio di conoscenze di alto livello: centri di ricerca, dipartimenti universitari di ingegneria nucleare e imprese che…

Il Senato approva la legge delega sul nucleare sostenibile: un passo strategico per il futuro energetico dell’Italia

L’Associazione Italiana Nucleare accoglie con favore l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, un provvedimento che segna un passaggio fondamentale nel percorso di definizione della strategia energetica nazionale e nella costruzione di un quadro normativo moderno per le tecnologie nucleari avanzate. La legge delega affida al Governo il compito di elaborare, entro dodici mesi, uno o più decreti legislativi finalizzati a disciplinare in modo organico l’intero settore nucleare, dalla produzione di energia alla gestione del combustibile, dal decommissioning degli impianti esistenti alla gestione dei rifiuti radioattivi, fino allo sviluppo delle tecnologie di fusione. Il testo approvato individua obiettivi chiari: contribuire al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, aumentare la resilienza del sistema energetico nazionale e contenere i costi dell’energia per cittadini e imprese. Particolarmente significativo è il riferimento alle tecnologie nucleari innovative, comprese quelle modulari e avanzate, che potranno essere valutate nell’ambito di procedure autorizzative e regolatorie coerenti con i più elevati standard europei e internazionali di sicurezza. Il provvedimento prevede inoltre il coinvolgimento del sistema della ricerca, delle università e dell’industria nazionale, riconoscendo il ruolo strategico delle competenze scientifiche e tecnologiche nel processo di rilancio del settore. La delega dedica inoltre grande attenzione alla sicurezza nucleare, alla radioprotezione, alla gestione responsabile dei rifiuti radioattivi, alle garanzie finanziarie per l’intero ciclo di vita degli impianti e alla trasparenza nei confronti dei cittadini e delle comunità interessate. Sono previste attività di informazione e consultazione pubblica, nonché misure per la formazione di nuove professionalità e per il rafforzamento della filiera industriale nazionale. Per l’Associazione Italiana Nucleare, l’approvazione del provvedimento rappresenta soprattutto l’avvio di una fase di confronto tecnico e scientifico che dovrà accompagnare la definizione dei decreti attuativi. Sarà fondamentale garantire che il dibattito pubblico e le future scelte normative siano basati su evidenze scientifiche, valutazioni oggettive e confronto trasparente tra tutti gli attori coinvolti. L’AIN conferma la propria disponibilità a contribuire a questo percorso mettendo a disposizione le competenze della comunità tecnico-scientifica italiana e favorendo una corretta informazione sul ruolo che le tecnologie nucleari possono svolgere nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e sviluppo industriale del Paese. L’approvazione della legge delega non conclude il percorso, ma ne apre una nuova fase: quella della costruzione di un quadro regolatorio completo, capace di consentire all’Italia di valutare concretamente il contributo che il nucleare sostenibile e l’innovazione tecnologica potranno offrire alla transizione energetica nazionale.