Passi avanti dell’Ucraina verso l’integrazione nella rete elettrica europea

Energoatom, operatore di quattro impianti nucleari in Ucraina, e l’operatore di rete Ukrenergo, hanno effettuato e concluso con successo presso la centrale nucleare di Zaporozhe una prima serie di test volti a qualificare gli impianti ucraini come fornitori di servizi ancillari per la rete d trasmissione elettrica europea (ENTSO-E). I servizi ancillari sono quelle funzioni che garantiscono il mantenimento della stabilità in una rete di trasmissione elettrica, ad esempio regolando la direzione dei flussi di corrente, bilanciando domanda e offerta e fornendo potenza per il riavvio della rete dopo un evento straordinario quale un black-out. I servizi ancillari stanno assumendo una crescente importanza di pari passo alla crescente penetrazione di impianti di produzione intermittente (solare ed eolico) che tendono a destabilizzare la rete. Si tratta di un primo importante passo verso la completa integrazione dell’Ucraina nella rete ENTSO-E e dunque nel mercato elettrico europeo. L’Ucraina produce circa 150 TWh annui (2019, dati IEA) di elettricità, di cui il 55% da fonte nucleare.

Webinar AIN: Il nucleare nel futuro prossimo della transizione energetica

Si terrà venerdì 7 maggio 2021 alle ore 10.30 il Webinar intitolato Il nucleare nel futuro prossimo della transizione energetica. L’evento sarà fruibile su invito tramite la piattaforma Zoom e potrà essere seguito anche in diretta su facebook. Programma Ore 10.30 – Indirizzo di saluto e apertura dei lavori Dr. Umberto Minopoli, Presidente Associazione Italiana Nucleare Ore 10.40 – La roadmap verso i nuovi reattori avanzati Dr. Stefano Monti, International Atomic Energy Agency Ore 11.00 – L’esperienza italiana nei piccoli reattori Prof. Marco Ricotti, Politecnico di Milano Ore 11.20 – Il nucleare nella tassonomia europea Prof. Emilio Minguez, Presidente European Nuclear Society NB: per ricevere il link di accesso al webinar tramite piattaforma Zoom è necessario confermare la propria partecipazione scrivendo a: info@associazioneitaliananucleare.it   Scarica la locandina in formato PDF

Webinars UNIPI 2021

Per la serie Past-students and Expert Webinars in Nuclear Engineering promossi dal Corso di laurea in Ingegneria Nucleare dell’Università di Pisa, segnaliamo i seguenti appuntamenti della prima metà di maggio: Venerdì 7 maggio ore 15: Fusion safety: the european journey of a Nuclear Safety Engineer from Pisa University, Dario Carloni, ITER, Francia. Venerdì 14 maggio ore 16: Gas-liquid flows in nuclear reactor systems, Stavros Tavoularis, Univ. Ottawa, Canada. Per maggiori informazioni visitare la pagina ufficiale.

Brevi nucleari dal mondo

IAEA e Ucraina collaborano per rafforzare il nucleare a 35 anni da Chernobyl Il direttore generale della International Atomic Energy Agency Rafael Mariano Grossi ha visitato l’Ucraina il 26 e 27 aprile scorsi. Oggetto degli incontri con il Presidente ucraino Zelenskyy la commemorazione delle vittime dell’incidente al reattore 4 di Chernobyl e il riconoscimento del lavoro fatto dai tre Paesi coinvolti, in collaborazione con le istituzioni internazionali, per mettere in sicurezza il reattore affetto dall’incidente e per il decommissioning delle rimanenti 3 unità.  Nella stessa occasione è stata approvata la licenza ad operare presso il sito della centrale un deposito di stoccaggio a secco del combustibile esausto dei reattori 1, 2 e 3, che sarà trasferito nella nuova infrastruttura nel corso del prossimo decennio. Il presidente Zelenskyy ha ribadito la centralità del nucleare (che oggi copre oltre la metà del fabbisogno elettrico) nella strategia energetica del Paese al 2035, nonché l’intenzione di sincronizzare la rete elettrica ucraina con quella dell’Unione Europea. Il New Jersey estende per un ulteriore triennio il supporto alle proprie centrali nucleari Sarà esteso per altri tre anni il supporto finanziario alle due centrali nucleari del New Jersey, sotto forma di Zero Emission Credits (ZEC), un meccanismo che remunera l’elettricità prodotta da fonti a basse emissioni di carbonio. Lo ha deciso il Board of Public Utilities dello Stato, che aveva già concesso lo steso beneficio per il 2020. Lo Stato ha infatti incluso il nucleare nella propria strategia di raggiungimento della neutralità emissiva al 2050. Le centrali nucleari di Salem (due unità) e Hope Creek, operative dagli anni 70-80, hanno una capacità complessiva di 3640 MWe e hanno ottenuto l’estensione della licenza ad operare rispettivamente fino al 2036 (Salem 1), al 2040 (Salem 2) e al 2046 (Hope Creek). Costi e tempi di costruzione di Hanhikivi rivisti al rialzo Fennovoima, la compagnia finlandese principale proprietaria della futura centrale nucleare di Hanhikivi, ha rivisto al rialzo le stime dei costi e dei tempi di costruzione del progetto. La data d’inizio dell’operatività commerciale è stata spostata al 2029 (dal 2028) ed il costo complessivo stimato in 7-7.5 miliardi di Euro (rispetto ai 6-5.5 miliardi stimati nel 2015, quando fu richiesta la licenza). Secondo l’azienda l’aumento dei costi è principalmente imputabile ai cinque anni di ritardo nel processo di concessione della licenza, e solo in parte minore a modifiche progettuali intervenute in corso d’opera. Il reattore progettato è di concezione russa (AES-2006 VVER) e costruito da Rusatom Overseas, controllata di Rosatom per l’export. Altri tre reattori riavviati in Giappone Il governatore della Prefettura di Fukui ha autorizzato il riavvio delle due unità operate dalla Kansai Electric Power Company (Takahama 1 e 2 e Mihama 3). I reattori di Takahama sono stati i primi reattori giapponesi ad ottenere l’estensione della licenza oltre i 40 anni, nel 2016, seguiti dal reattore Mihama 3. Da allora i reattori sono stati sottoposti a lavori di ammodernamento e di rinforzo delle strutture di contenimento in funzione antisismica. I reattori potranno così operare per altri 20 anni, a condizione di soddisfare periodici controlli di sicurezza.

Biden punta a decarbonizzare il settore elettrico nel 2035, ma la chiusura di centrali nucleari negli USA non si arresta.

In occasione della Giornata della Terra che ricorre il 22 aprile, il presidente americano Biden ha rilasciato una dichiarazione con la quale rilancia gli obiettivi climatici degli Stati Uniti, di recente rientrati nel consesso dei firmatari degli Accordi di Parigi. Il presidente americano promette un sostanziale taglio delle emissioni di carbonio entro la fine di questo decennio, pari al 50-52% rispetto al 2005. Gran parte di questa riduzione dovrà essere coperta dalla totale decarbonizzazione del settore elettrico, prevista a partire dal 2035. Nelle intenzioni della Casa Bianca gli USA faranno ricorso a tutte le tecnologie disponibili, dalle rinnovabili alla cattura e sequestro del carbonio (CCS), passando per il nucleare. Per il settore nucleare in particolare l’amministrazione USA promette di far leva sulla flotta esistente, assicurando il prolungamento della vita operativa in condizioni di sicurezza ambientale e dei lavoratori e di giustizia sociale. Il nucleare inoltre dovrebbe contribuire alle emissioni del settore industriale e dei trasporti, affermandosi come fonte di produzione di idrogeno. Le dichiarazioni di Biden sono state accolte con favore nel consesso internazionale, con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Guterres, tra i primi a complimentarsi per gli ambiziosi obiettivi che la nuova amministrazione USA si pone. Tuttavia non è tutto oro quel che luccica. Esattamente due giorni prima Joe Manchin, Presidente della Commissione per l’Energia e le Risorse Naturali presso il Senato americano, si è rivolto al presidente con una lettera contenente un accorato appello per salvare la flotta nucleare americana dalla chiusura prematura. Nell’ultimo decennio infatti il numero di reattori negli USA è sceso da 104 a 94, e un totale di 5.1 GW di capacità sarà disconnessa solo nell’anno 2021. Il nucleare produce negli USA circa il 55% dell’energia low-carbon, evitando l’emissione di circa 500 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Senza un cambio di passo nella politica energetica, metà della flotta sarà disconnessa dalla rete entro il 2030. Tale evenienza non solo comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, ma avrebbe anche serie implicazioni sulla sicurezza della rete elettrica, sulla sua resilienza agli eventi estremi e sulla continuità dell’approvvigionamento elettrico. Un caso emblematico, che sta sollevando in questi giorni resistenze nell’opinione pubblica a livello locale ed internazionale, è la chiusura della centrale di Indian Point, nello stato di New York. La chiusura del terzo (e ultimo) reattore è prevista per il prossimo 30 aprile, e segue di un anno la chiusura del reattore 2. Eppure, le due unità insieme generavano l’81% dell’energia pulita nella parte meridionale dello stato (che include New York City) e la loro uscita di scena equivale, in termini di elettricità prodotta, a 2.5 volte l’apporto combinato di solare e eolico nello stato, una differenza che sarà difficile da colmare se non con il ricorso ai combustibili fossili. Le centrali nucleari esistenti costituiscono un fondamentale contributo alla decarbonizzazione a costi irrisori (in quanto l’investimento è stato già ripagato). Ci auguriamo che l’amministrazione Biden se ne renda conto prima che sia troppo tardi, al di là dei proclami e delle dichiarazioni d’intento.