Nasce la Nuclear Hydrogen Initiative

Qualche giorno fa è stata lanciata la Nuclear Hydrogen Initiative, una coalizione globale per promuovere l’idrogeno prodotto da nucleare come una fondamentale soluzione climatica. Infatti i combustibili non carbonici come idrogeno e ammoniaca rappresentano una grossa opportunità di decarbonizzare il nostro sistema energetico. Le tecnologie nucleari hanno la potenzialità di produrre idrogeno in maniera pulita ed efficiente e ad una scala che potrebbe coprire il fabbisogno dei settori più difficili da decarbonizzare. Inoltre, naturalmente, il nucleare impiega un’area molto minore di altre fonti di energia in grado di produrre idrogeno. La coalizione conta già più di 40 aziende, istituzioni accademiche, agenzie governative e organizzazioni non-profit tra cui: IAEA, Ontario Tech University, Framatome, Core Power, Ultra Safe Nuclear Corp, X-Energy, Terrestrial Energy, Canadian Nuclear Labs, Idaho National Lab, National Nuclear Lab, Nuclear Energy Institute, World Nuclear Association, utilizzatori di idrogeno, Gli scopi? Informare i cittadini sull’idrogeno da nucleare, coinvolgere la comunità di investitori e essere un catalizzatore di partnerships commerciali, ma anche individuare e risolvere le sfide tecniche e normative e sviluppare politiche condivise.   Consigliamo l’interessante report preparato e pubblicato sul loro sito a questo link.

Bohunice conclude lo smantellamento

Il decommissioning dei due reattori di Bohunice V1, in Slovacchia, era iniziato nel 2012 ed è la prima volta per reattori di questo tipo. I due reattori VVER-440 V-230 risalgono agli anni 70 ed erano i primi di questo tipo ad essere costruiti fuori dall’Uniome Sovietica. E quando la Slovacchia nel 2004 si unì all’Unione Europea si decise di spegnerli il prima possibile (nel 2006 e 2008), a seguito di preoccupazioni sulla sicurezza da parte di esperti della Western European Nuclear Regulatory Association. La Slovacchia conta su quattro reattori nucleari – che producono circa metà dell’elettricità del Paese – e altri due in costruzione. L’impianto è stato smantellato anche grazie alla solidarietà europea: infatti il Bohunice International Decommissioning Support Fund, gestito dalla banca europea di ricostruzione e sviluppo, conta più di 650 milioni di euro da Commissione Europea, Austria, Danimarca, Francia, Irlanda, Olanda, Spagnia, Svizzera e Regno Unito. La massa totale dell’impianto smantellato si stima sia 800’000 tonnellate e naturalmente fino ad ora i componenti più critici sono stati i più attivati e i più grandi: pressure vessel, i componenti interni e il generatore di vapore. Consigliamo questo video sul sito della European Bank for Reconstruction and Development.

Cogenerazione nucleare: report NEA

La Nuclear Energy Agency (NEA) ha pubblicato un report sulle sfide e le opportunità della cogenerazione da nucleare. Infatti l’energia nucleare è un’importante fonte di elettricità, ma può dare il suo contributo anche per altre attività: teleriscaldamento, desalinizzazione o altre forme di calore per applicazioni industriali sono già in atto in circa 67 reattori nel mondo. I reattori attuali possono fornire energia termica sotto i 300°C, ma i reattori avanzati possono avere temperature in uscita molto più alte. Vi consigliamo dunque questo studio qui linkato che prende in considerazione gli aspetti economici e tecnici di un possibile sviluppo della cogenerazione, legato anche alla capacità di competere con le soluzioni tecniche che andrebbero a sostituire (una su tutte: gas)

EDF e la nazionalizzazione

Con l’intenzione di assicurare sicurezza energetica per il Paese, il governo francese ha annunciato l’intenzione di nazionalizzare completamente EDF – al momento già all’84% statale. L’OPA da 9.7 miliardi di euro vuole mettere al sicuro la Francia, cercando di tenere a bada i prezzi dell’energia schizzati a causa della situazione geopolitica. Lo scorso febbraio infatti Macron aveva già annunciato un rilancio del programma nucleare con la costruzione di sei nuovi reattori, e la possibilità si ulteriori 8, costruiti ed operati da EDF, con decine di miliardi di euro di fondi pubblici da mobilitare per finanziare i progetti e mettere al sicuro le finanze aziendali.       pic EDF

L’Occidente ha dimenticato come costruire impianti nucleari?

Questa la visione di Matthew Dalton del Wall Street Journal nell’ultimo pezzo sull’energia nucleare.   La costruzione di nuovi reattori venne molto rallentata dagli incidenti del 1979 di Three Mile Island (Pennsylvania), da Chernobyl del 1986 e da una generica avversione allo smaltimento dei rifiuti radioattivi da impianti. La situazione peggiorò ancora nel 2011 con Fukushima: esempi sono la Germania con la decisione del phase-out o l’inasprimento della regolamentazione da parte degli USA. Oggi vediamo finalmente una rinascita del nucleare, la consapevolezza della sua importanza nel fornire energia pulita, sicura ed affidabile. Alcune nazioni come UK, Polonia, Repubblica Ceca e Olanda hanno intenzione di costruire nuove centrali. Ma siamo pronti a far ripartire la nostra capacità costruttiva? Le nazioni che sono state pioniere dell’era atomica soffrono ora di una mancanza di manager ed operai qualificati con esperienza nella costruzione, portando a ritardi e aumenti di costo. Dalton cita come esempi i problemi di saldature a Flamanville, o i reattori in costruzione di Georgia Power, tra le prime nuove unità dopo trent’anni di fermo. Will Salters, un sindacalista impiegato presso l’impianto di Vogtle ha dichiarato: “Abbiamo dovuto addestrare i saldatori e molte altre mansioni affinché diventassero lavoratori nucleari, quasi non ce ne sono più nel Paese. Tutti quelli che avevamo sono in pensione o deceduti.”   Sarà davvero necessario uno sforzo del mondo occidentale per riportare a pieno regime le catene di approvvigionamento di materiali e personale di alta qualità per le applicazioni nucleari?     Immagine di copertina: Sarah Meyssonnier / Reuters