In servizio Arktika, il più potente rompighiaccio nucleare

Arktika, il più potente rompighiaccio di sempre, ha lasciato il cantiere navale di San Pietroburgo lo scorso 22 settembre per dirigersi verso Murmansk, porto di registrazione. Il vascello ha un dislocamento di 33540 tonnellate, può penetrare ghiacchio spesso quasi 3 metri e sarà in servizio per 40 anni grazie all’innovativo reattore RITM-200, sviluppato da Rosatom. RITM-200 è l’evoluzione del KLT-40, meno costoso e meno ingombrante del suo predecessore, dal momento che, grazie all’inglobamento dei generatori di vapore all’inerno dell’involucro del reattore, il suo design risulta semplificato. Arktika affronterà la sua prima sfida con il ghiaccio a 83° di latitudine, a nord della Terra di Francesco Giuseppe, ma ha già effettuato test in mae nel Golfo di Finlandia. Il suo compito strategico sarà tenere aperto per tutto l’anno il passaggio a Nord Est, ovvero la rotta marittima che circumnaviga la Siberia collegando Asia ed Europa in tempi molto brevi. Arktika potrà inoltre scortare vascelli anche nelle bocche fluviali, grazie al pescaggio variabile. Il reatore RITM-200 è stato recentemente presentato da Rosatom come protagonista delle future centrali nucleari galleggianti di piccola taglia che potrebbero essere adatte anche ai climi caldi e dunque al vasto mercato dei Paesi emergenti di Africa e Asia.

L’Austria perde il ricorso contro Hinkley Point C

La Corte di Giustizia Europea ha rigettato il ricorso intentato dall’Austria contro il governo del Regno Unito per il finanziamento del progetto di centrale nucleare Hinkley Point C, che a detta dell’Austria si configurava come aiuto di stato inammissibile secondo le norme europee. La Corte ha invece dato ragione al Regolatore per la Concorrenza della UE, che aveva stabilito che gli aiuti ad Hinkley Point C erano in linea con le norme comunitarie. L’Austria, uno dei Paesi europei che più ostinatamente si oppone all’energia nucleare, aveva intentato una causa simile contro l’ammodernamento della centrale nucleare ungherese di Paks, anche allora senza successo.

Il governo francese stanzia fondi per lo sviluppo di reattori modulari

Il governo francese, alle prese con la crisi economica post-pandemia, ha lanciato un corposo piano di rilancio del valore di 100 miliardi di euro. 30 miliardi saranno destinati alla transizione ecologica, in particolare a misure in grado di abbattere direttamente le emissioni e di rinnovare il parco automobilistico. Tra le misure spicca lo stanziamento di 470 milioni di euro per la formazione e la competitività nel campo nucleare, in particolare per attività di ricerca e sviluppo inerenti i reattori modulari di piccola taglia (SMR). La notizia è stata accolta con una certa soddisfazione dalla Società Francese per l’Energia Nucleare (SFEN), la quale non ha mancato però di sottolineare come siano urgenti decisioni ben più corpose al fine di svecchiare la flotta nucleare francese e garantire la competività della filiera nazionale, la sicurezza energetica e i poani di decarbonizzazione a lungo termine.

Il Partito Democratico USA favorevole al nucleare

In tempi pre-elettorali negli USA anche delle semplici parole fanno notizia. Il supporto al nucleare da parte del Partito Democratico americano, come recentemente riportato sulla piattaforma della compagine politica liberal, merita particolare attenzione perché pone fine a cinquant’anni di non troppo velata contrarietà dei blues all’energia nucleare. Risale infatti al 1972 l’ultima menzione positiva dell’energia nucleare in un testo programmatico ufficiale del partito. Allora il partito dell’asinello si diceva favorevole a ulteriore ricerca e sviluppo nel campo delle fonti di energia non convenzionali, ivi comprese la fusione e lo sviluppo di reattori a fissione autofertilizzanti. Poi anni di oblio alternato ad aperta contrarietà: il documento programmatico del 2016 citava 31 volte la parola nucleare in contesti come “armi nucleari” e “annichilazione nucleare” ma mai “energia nucleare”. Dunque è senza dubbio positivo che il documento di quest’anno menzioni un approccio tecnologicamente neutro alle fonti energetiche, che includa l’utilizzo del nucleare esistente e di futura generazione. Anche il piano energetico presentato recentemente dal candidato democratico alla presidenza Joe Biden menzionava esplicitamente il ricorso all’energia nucleare, in particolare ai reattori modulari di piccola taglia (SMR) che dovrebbero affacciarsi sul mercato nel corso di questo decennio. Quanto queste parole incideranno nei fatti della politica energetica e climatica americana è arduo dirlo. E’ importante, anzi imprescindibile, che il nucleare goda di supporto trasversale nella politica americana, e queste prese di posizione unite a recenti atti legislativi come il NEIMA, potrebbero significare un effettivo impulso alla tecnologia nucleare negli USA. Il condizionale è d’obbligo però, dato che gli interessi contrari restano molti: dalle lobbies degli idrocarburi che vedono nel nucleare un competitore diretto e preferiscono abbracciare le rinnovabili (in quanto queste ultime necessitano della “stampella” del gas naturale”), ai maggiori gruppi ambientalisti quali il Sierra Club che restano tenacemente contrari al nucleare, passando dalla diffidenza del pubblico, sottoposto a molta cattiva informazione, il percorso del nucleare è irto di ostacoli. Gli ingenti investimenti previsti dai democratici in fonti rinnovabili e l’incertezza dei repubblicani che devono fare i conti con i loro finanziatori del settore oil&gas potrebbero effettivamente far pensare che si tratti di un sostegno che rimarrà sulla carta. Tuttavia, se il cambio di pensiero del Partito Democratico è stato indotto da un salutare scontro con la realtà dei fatti e dei numeri, primo fra tutti il dato che gli obiettivi climatici non sono raggiungibili senza il massiccio ricorso alla fonte nucleare, ciò non potrà che tradursi in atti concreti. D’altronde i giovani, tra i quali tradizionalmente il Partito Democratico riscuote maggior consenso, sono in maggioranza favorevoli al nucleare, con punte del 73% tra gli uomini.

Borse di studio Marie Curie in discipline nucleari

E’ aperto il bando IAEA, riservato alle donne, per concorrere alla fruizione di 100 borse di studio del programma IAEA Marie Sklodowska-Curie Fellowship Programme (MSCFP)  dedicato a studentesse iscritte a Corsi di Laurea Specialistica o Master in discipline e tecnologie nucleari. Le beneficiarie fruiscono di una borsa che copre fino a 2 anni di studi presso università accreditate ed hanno inoltre l’opportunità di svolgere una internship di 12 mesi presso la IAEA. E’ possibile inviare la propria candidatura fino alle ore 24 dell’11 ottobre 2020. Per maggiori informazoni visitare la pagina ufficiale.