La Romania raddoppierà la propria capacità nucleare

La nuova strategia energetica adottata ieri dal governo di Bucarest prevede il raddoppio della capacità nucleare del Paese, con la costruzione di due nuove unità CANDU e il retro-fit delle due unità esistenti. Lo ha annunciato il Ministro dell’Energia Virgil Popescu descrivendo i contenuti dell’Integrated National Plan for Energy and Climate Change, che analizza tutti gli aspetti interconnessi della sicurezza energetica, la decarbonizzazione, il mercato interno, la ricerca e la competitività tecnologica. La Romania ad oggi si avvale di due reattori CANDU presso la centrale di Cernavoda, entrati in funzione rispettivamente nel 1996 e nel 2007 e che producono circa il 20% dell’attuale fabbisogno elettrico. Il progetto di altre due unità è stato invece per lungo tempo bloccato. La recente ratifica di numerosi accordi internazionali e la nuova strategia energetica sbloccherebbero finalmente la situazione, con la costruzione delle unità 3 e 4 (675 MW ciascuna) di Cernavoda rispettivamente entro il 2030 e il 2031. Il piano prevede inoltre il retro-fit delle unità 1 (entro il 2028) e 2 (entro il 2037) al fine di estenderne le operazioni per un ulteriore trentennio. Infine il piano prevede anche il completamento del reattore sperimentale raffreddato al piombo ALFRED entro il 2030. ALFRED è un reattore di progettazione italiana della potenza di 300 MW, tra i capofila dei prototipi di IV generazione. Unitamente ad un incremento della capacità rinnovabile pari a 6 GW, il piano consentirebbe alla Romania di raggiungere i propri obiettivi energetici e ambientali fissati per il 2030.  

Stand Up for Nuclear Italia alla III edizione

Si è svolta in 8 città italiane sabato 25 settembre la III edizione di Stand Up for Nuclear Italia, nel contesto di una manifestazione internazionale dove volontari e divulgatori incontrano la popolazione per promuovere i benefici delle tecnologie nucleari, al contempo ascoltando i dubbi della gente. Le città coinvolte sono state Torino, Milano, Trento, Trieste, Bologna, Pisa, Perugia e Roma. L’ultima piazza sarà Pavia, il giorno 9 ottobre. Sempre agli inizi di ottobre sono inoltre previste le edizioni “Campus”, che coinvolgeranno diversi atenei italiani con seminari e altre attività a tema. Secondo il Comitato Nucleare e Ragione (CNeR), promotore dell’iniziativa in Italia, la risposta è stata ovunque molto positiva, con molta partecipazione e soprattutto molto interesse da parte delle giovani generazioni. “L’apertura e la risposta dei giovani non ci meravigliano – ha dichiarato Pierluigi Totaro, presidente del CNeR – in quanto è un dato già emerso da una serie di sondaggi svolti negli ultimi mesi, che testimoniano come quasi la metà degli italiani sia disposta a riconsiderare il ricorso all’energia nucleare con le tecnologie future”. “Incontrare le persone in piazza con i nostri volontari e poter discutere a tu per tu di nucleare – ha continuato Totaro – è un’enorme soddisfazione, specie dopo questo periodo di pandemia e di isolamento”. La manifestazione è stata salutata positivamente anche dall’On. Erica Mazzetti, componente della Commissione Ambiente della Camera, che in una nota diffusa alla stampa ha lodato l’impegno delle associazioni e degli attivisti che con un approccio pragmatico riportano il nucleare nel dibattito pubblico italiano. All’evento svoltosi a Roma in Piazza San Silvestro, ha partecipato anche il presidente di Associazione Italiana Nucleare, Umberto Minopoli.  

Seminari SUFN presso l’Università di Pisa

Nell’ambito dell’iniziativa Stand Up For Nuclear il Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Nucleare dell’Università di Pisa propone un pomeriggio di seminari il giorno venerdì 8 ottobre: ore 15.00      “Nucleare, sicurezza e transizione energetica”, prof. Walter Ambrosini ore 16.00     “Il ruolo del nucleare nel mondo”, prof. Nicola Forgione ore 17.00     “Nucleare e salute”, prof. Francesco d’Errico I seminari prevedono una decina di minuti finali dedicati ad eventuali domande. La partecipazione può avvenire tramite Microsoft Teams da remoto.

Brevi nucleari dal mondo

Francia – I rappresentanti istituzionali del dipartimento francese della Normandia hanno rinnovato il loro supporto al progetto che prevede la costruzione di due reattori EPR2 presso il sito della centrale nucleare di Penly. In particolare, hanno sottolineato le positive ricadute economiche derivanti dal progetto, che rappresenta un investimento pari a 15 miliardi di euro. La Normandia si contende questo progetto con altri due dipartimenti che vi hanno aderito volontariamente, Hauts de France (presso il sito di Gravelines) e Auvergne Rhône-Alpes (che conta già numerose centrali).  La decisione di costruire questi due reattori, insieme ad altri quattro, dovrebbe essere presa entro il 2023. L’EPR2 è un’evoluzione dell’EPR che dovrebbe avvalersi degli insegnamenti appresi dalla costruzione e utilizzo dei reattori EPR di prima generazione, introducendo numerose semplificazioni volte a ridurre temi e costi di costruzione. Ricordiamo che ad oggi due EPR sono in costruzione in Europa (Flamanville in Francia e Olkiluoto in Finlandia), due sono in costruzione nel Regno Unito (Hinkley Point C), mentre due sono già in funzione in Cina (Taishan). Russia – Il combustibile riciclato REMIX ha superato con successo un test operativo della durata di cinque anni volto a verificarne le performances nei reattori ad acqua leggera, i più diffusi nell’attuale parco nucleare. REMIX è studiato per ridurre l’uso di uranio e chiudere il ciclo del combustibile nucleare, allargando le possibilità di riutilizzo del combustibile esaurito. Secondo TVEL, la controllata di Rosatom, che ha condotto i test, le barre di combustibile REMIX non hanno un comportamento difforme da quelle del normale combustibile. In seguito ad ulteriori analisi, la fase sperimentale successiva sarà testare elementi di combustibile caricati esclusivamente con REMIX. Se tutte le fasi di sperimentazione avranno successo, questo tipo di combustibile potrebbe essere introdotto senza modifiche nella gran parte dei reattori ad oggi esistenti. Il riciclo può avvenire fino a cinque volte, con i prodotti della fissione di scarto rimossi ad ogni riprocessamento e vetrificati per essere accolti in un deposito geologico. In questo modo – stimano i tecnici di TVEL – un reattore potrebbe operare per il suo intero ciclo di vita (60 anni) con solo tre carichi di REMIX, ciascuno riutilizzabile fino a cinque volte. Polonia – La Polonia procede spedita nel vagliare le migliori opzioni disponibili sul mercato per l’avvio del programma nucleare che dovrebbe ridurne fortemente la dipendenza dal carbone entro il 2050. Un accordo è stato siglato tra Synthos Group, gruppo industriale polacco, e Cameco, GE Hitachi Nuclear Energy e GEH SMR Technologies Canada Ltd per vagliare la costruzione di una flotta di reattori modulari BWRX-300. Il BWRX-300 – 300 MW di potenza – è l’evoluzione del ESBWR di GE Hitachi, e vanta la combinazione di economicità, semplicità del design e sicurezza passiva. Un secondo accordo vede protagonista NuScale, che assieme ai partners polacchi GHM Polska Miedź SA (KGHM) e Piela Business Engineering (PBE) esplorerà la possibilità di convertire le centrali a carbone in centrali nucleari tramite l’installazione di reattori modulari, contribuendo in tal modo non solo alla decarbonizzazione ma anche al mantenimento di parte della forza lavoro oggi impiegata nel settore della produzione elettrica a carbone. Emirati Arabi Uniti – L’unità 2 della centrale nucleare di Barakah è stata connessa alla rete elettrica lo scorso 14 settembre, 5 mesi dopo la connessione della prima unità. Barakah (foto) è ora la più grande centrale elettrica del mondo arabo e dovrebbe contribuire a coprire circa un quarto del fabbisogno elettrico del Paese. Il Ministero dell’Energia di Abu Dhabi ha inoltre adottato un sistema di certificati di energia pulita basato su standard internazionali che dovrebbe ulteriormente catalizzare l’attenzione degli investitori facilitando la transizione verso l’uso di energia a basse emissioni.