Buone Feste da AIN!

Cari Soci, lettori ed amici  nel formulare gli auguri a Voi e alle Vostra famiglie, a nome dell’Ufficio di Presidenza dell’AIN esprimo un grazie, innanziutto, ai curatori dei nostri strumenti social, che tengono viva la nostra Associazione nel dibattito pubblico. Quest’anno sono aumentati utenti e visite: al sito, lettori della Newsletter. Sono aumentati i nuovi soci individuali. Anzitutto, grazie al grande successo della Young Nuclear Generation. E’ la prova di un rinnovato interesse, specie tra i giovani, delle tematiche delle tecnologie nucleari. Il 2021 sarà l’anno del lancio ufficiale, in Europa, dei progetti della Next Generation EU. Insieme ai fondi del Green New Deal si tratta di un immenso sforzo per la transizione del continente verso sistemi energetici a minore impatto carbonifero. I primi mesi del 2021 saranno decisivi per la decisione europea sulla tecnologia nucleare come meritevole di essere sostenuta come indispensabile al raggiungimento degli obiettivi climatici. Il nucleare è tra le tecnologie della transizione energetica con gli impianti della terza generazione. Ma, soprattutto, con l’ingresso sul mercato degli small reactors. Per la seconda metà del secolo si avvicina l’ingresso in campo della fusione nucleare. Il progetto Iter è oggi l’esperimento più promettente di nucleare del futuro. Ma già oggi esso tiene viva la produzione del sistema industriale e degli enti di ricerca ed università italiane in tempi così difficili. Il 2021 dovrà essere anche l’anno di un’accelerazione del programma del decommissioning e dell’avvio delle procedure di costruzione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi. Infine, nella prospettiva del sostegno europeo alle tecnologie sanitarie del post Covid c’è da augurarsi un deciso impegno italiano nella ricerca e costruzione delle macchine e degli acceleratori per la medicina nucleare e per la produzione dei nuovi farmaci. Quindi si apre un anno importante per il nucleare, anche in Italia. Pur con i nostri mezzi ristretti e limitati,  intendiamo come Associazione dare il nostro contributo.   Buon Anno Nuovo! Umberto Minopoli  Presidente 

Minopoli: anche l’Italia deve scommettere sui reattori del futuro

Pubblichiamo di seguito la lettera indirizzata dal Presidente di Associazione Italiana Nucleare, Umberto Minopoli, ai direttori de Il Corriere della Sera e La Repubblica. Caro Direttore, La Francia, nei suoi progetti per il Recovery Fund, ha dedicato 470 milioni di euro per attività di ricerca e sviluppo nei i reattori modulari di piccola taglia, gli SMR (small modular reactors). Si tratta della nuova generazione di reattori nucleari caratterizzati da alcune rivoluzionarie novità: la taglia (da pochi MW fino ai 300 o 400 MW di potenza); la modularità, flessibilità e compattezza (che abbatte i tempi di costruzione e le rigidità localizzative dei tradizionali impianti nucleari); la “sicurezza intrinseca” che elimina “fisicamente” le fonti di rischio dei reattori correnti; il trattamento delle scorie (la quantità e qualità del rifiuto finale si abbatte drasticamente). L’SMR, in caso di anomalia, si arresta per “cause naturali”, cancellando la necessità dell’intervento umano o dell’alimentazione esterna  (i due fattori critici negli incidenti nucleari). Negli SMR, infine, si realizza il principio del perfetto ciclo “circolare” del rifiuto: il combustibile è riutilizzato fino quasi al suo completo esaurimento. Per la taglia, la facile localizzabilità e trasportabilità, gli SMR sono l’ideale per funzionare come sistema di back up delle reti rinnovabili, per correggerne l’intermittenza che oggi pregiudica il pieno utilizzo degli impianti eolici, solari termici e fotovoltaici. Nel mondo sono in fase di sviluppo e industrializzazione una ventina di modelli. Su questi nuovi reattori del futuro scommette il governo francese. Inutile dire che Usa, Cina e Russia corrono a passo veloce, ma emergono nuovi protagonisti: dall’Argentina al Sud Africa o imprese innovative con visione del futuro: uno dei progetti in corso è il Terrapower di Bill Gates. L’Europa si smuove ora attraverso la Francia. Il paradosso è che l’Italia non sarebbe una new-entry nel settore. Non solo eravamo, negli anni 60 e 70, pionieri nei primi progetti di reattori di limitata potenza e dimensione, ma lo siamo attualmente nei progetti europei di SMR. L’Europa ha selezionato 6 progetti strategici nei reattori nucleari del futuro. In competizione tra loro. Di uno dei più promettenti dei 6, il progetto Alfred di reattore a piombo, è protagonista l’Italia (con Enea, Ansaldo Nucleare, Università e pmi tecnologiche) che guida il team internazionale di progetto. La Francia si appresta a sostenere con il Recovery Fund il suo progetto di reattore del futuro. Cosa impedisce al governo italiano di seguire l’esempio francese? E collocare il Paese su una frontiera innovativa del futuro, finanziando il progetto italiano di SMR? Credo manchi solo un po’ di coraggio e apertura mentale.

Minopoli: basta ipocrisie sul nucleare

Riportiamo integralmente l’intervento del Presidente di Associazione Italiana Nucleare, Umberto Minopoli, su Formiche.net Sessantaquattro membri del Parlamento Europeo hanno sottoscritto un appello alla Commissione Europea perché si consideri, ufficialmente, il contributo del nucleare civile nella strategia del green new. E perché l’energia nucleare entri a far parte delle politiche di incentivi agli investimenti, di sostegno alla ricerca, e di stimolo alla produzione al pari delle altre fonti energetiche low carbon. La stessa richiesta è stata avanzata, al Presidente von der Leyen, ai vice-commissari e al Presidente del Parlamento Europeo, da un Forum di utilities elettriche e dai rappresentanti dell’industria nucleare europea (1 milione e 100.000 addetti). È ora di rimuovere l’ipocrisia diffusa sul contributo dell’energia nucleare in Europa: considerata indispensabile ma penalizzata nelle scelte di sostegno. Con 108 centrali esistenti ed operative (in tutti i paesi europei tranne l’Italia), il nucleare contribuisce al 26% dell’elettricità prodotta nell’Ue: un terzo dell’intero fabbisogno elettrico. Senza i 119 GWe prodotti dal nucleare, la stessa contabilità delle emissioni di CO2 del continente cambierebbe radicalmente. Come pure la fattibilità e il realismo della transizione energetica in Europa. Già oggi l’Europa è un importatore netto di energia primaria: pur in arretramento (per la debolezza del ciclo economico) i consumi energetici eccedono (per oltre la metà) la produzione. Per coprire questo gap l’Europa spende 400 miliardi l’anno. È del tutto evidente che nessuna politica realistica di riduzione della dipendenza da fonti esterne, di abbattimento delle emissioni di CO2, di riduzione del contributo delle fonti fossili è ipotizzabile senza, almeno, il mantenimento della quota di produzione elettrica da nucleare nel portafoglio energetico europeo. Semmai, in previsione di una crescita dei consumi sarebbe saggio prevederne l’espansione. Tranne la Germania, che prevede la chiusura dei suoi 8 impianti entro il 2022 ( lo farà?), nessuno dei paesi nucleari europei (GB, Spagna, Svezia, Finlandia, Belgio Olanda) e dei paesi dell’est (Cekia, Bulgaria, Ungheria, Slovacchia, Romania, Slovenia) prevede di cancellare la sua produzione nucleare. Anzi, cresce l’importazione di elettricità da nucleare (17% del fabbisogno europeo) da paesi terzi confinanti ( Russia, Ucraina, Svizzera). Si finge di ignorarlo, ma in Europa risultano ben 15 impianti nucleari in costruzione per una capacità di circa 14 GWe. L’ipocrisia diffusa è quella di dare per scontato, in Europa, questo contributo indispensabile del nucleare, ma rimuovere o tacere sulle conseguenze che ne discendono in termini di politiche pubbliche di sostegno. Pur essendo impianti con ciclo operativo di vita (40 anni) utile doppio o triplo di ogni altro impianto energetico, fossile o rinnovabile, esistente il 90% delle centrali attive in Europa, in attività (media) ormai da oltre un trentennio, entro il 2035 raggiungerà la data del suo fine ciclo vita. La gran parte di questa flotta di impianti necessiterà, dunque, di essere rimpiazzata. Non sarà possibile farlo senza un cambiamento che riconosca l’eleggibilità degli impianti nucleari, in quanto fonte no carbon, ai sostegni e agli incentivi della transizione energetica. Non solo. Il nucleare va sostenuto, anche, nella prospettiva. Entro il 2030 la fusione nucleare passerà dalla fase di sperimentazione a quella di dimostrazione della fattibilità. E qui l’Europa ha un ruolo decisivo. Ma, prima di essa, è la frontiera del nuovo nucleare, quello dei piccoli reattori modulari tra i 300 e i 500 MW, intrinsecamente sicuri e “puliti”, a ciclo chiusa del combustibile (senza produzione di scorie), integratori e complementari delle reti di energie rinnovabili, che sta entrando nella fase della fattibilità. Quesito finale: è giusto che l’Italia, fuori dal “vecchio nucleare” (quello dei grandi impianti da oltre 1000 MW) per effetto del referendum del 2011, sia fuori anche dalle innovazioni del futuro e dal “nuovo nucleare”? Scarica l’articolo in formato PDF

Ridurre drasticamente le emissioni? Impossibile senza il nucleare

Di Umberto Minopoli, Presidente dell’AIN L’origine, per me, non antropica del riscaldamento, non significa non decarbonizzare (ci sono tanti motivi per farlo). Piuttosto agli ambientalisti va opposto il fallimento delle loro politiche no-carbon. Fatte di divieti, tasse, limiti e punizioni. Sostituire i fossili con le rinnovabili si è dimostrata una bufala: in 30 anni le rinnovabili sono state incentivate e sono cresciute moltissimo. E, tuttavia, le emissioni carbonifere non si sono mai abbassate. E l’uso di energia da fossili nemmeno. Le energie rinnovabili sono utili e da utilizzare, ma non sono sostitutive delle energie fossili. Per ragioni (fisiche, di intermittenza della fornitura, di necessità del back up, di esigenza delle reti elettriche, etc…) che si conoscono benissimo, ma che gli ambientalisti ignorano. O fanno finta di ignorare. Nell’impossibilità materiale di sostituire i fossili con le rinnovabili, l’ideologia ambientalista è giunta ad una posizione punitiva, reazionaria e medievale per ridurre le emissioni carbonifere: limitare i consumi di energia elettrica. Aberrante. L’alternativa ai fossili c’è. Solo una fonte energetica è veramente sostitutiva delle fonti carbonifere. Ed è una fonte di energia continua, sicura e a bassi costi di esercizio: l’energia nucleare. E molti cominciano a capirlo. Insomma, la tecnologia nucleare è la più universalmente e democraticamente distribuita. Ed è la più sicura (per numeri e conseguenze di incidenti) rispetto a ogni altra tecnologia: carbone, gas e anche rinnovabili. Nessun incidente nucleare – dei soli tre verificatesi in 70 anni – è dovuto alla tecnologia. Eccezion fatta, ma solo in parte minima, per Chernobyl (in quel caso però la tecnologia disponibile non era di certo quella, modernissima e ultrasicura, delle attuali centrali russe, ma quella antica e superata dell’Rbmk). Il nucleare costa per due motivi: investe moltissimo in sicurezza (in modo persino eccessivo) per le campagne di propaganda contraria che ha subito. E per il fatto che, a differenza di tutte le altre fonti di energia (gas e carbone compresi), non gode di incentivi e facilitazioni governative e di promozione. L’Italia è il Paese di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi e Felice Ippolito. E’ il Paese della fisica nucleare, del Cern e della cultura nucleare più radicata. L’Italia e’ stata il terzo Paese nucleare al mondo fino agli anni ’70. Abbiamo costruito e gestito 4 centrali nucleari e in tutte le filiere tecnologiche presenti all’epoca. Chi si nasconde dietro l’alibi della “incapacità italiana” a gestire il nucleare, non sa di cosa parla Per ridurre le emissioni entro il 2030, dovranno essere previsti 100 GW aggiuntivi di nuovo nucleare. Come calcola il FORATOM. Sarebbero 50 nuovi impianti da 2 GW ciascuno. Impossibile? No, se si pensa che i nuovi impianti in costruzione sono già 31. Solo in Italia si crede alla bufala che il nucleare sia stato cancellato. E’ vivo. Per fortuna.

Giornata AIN 2018, un’importante occasione di confronto sul tema del Deposito Nazionale

Si è tenuta mercoledì 10 ottobre, a Roma, la Giornata di Studio dell’Associazione Italiana Nucleare (AIN), dedicata quest’anno al tema del Deposito Nazionale per i rifiuti radioattivi, una grande sfida infrastrutturale che il nostro Paese dovrà affrontare avvalendosi delle migliori competenze industriali e scientifiche italiane. I lavori sono stati aperti dagli indirizzi di saluto del presidente dell’AIN, Umberto Minopoli, che ha espresso la volontà dell’associazione di contribuire a un dibattito aperto, in grado di supportare il percorso che porterà alla realizzazione del Deposito. Ha preso quindi la parola Fabio Chiaravalli (SOGIN) per illustrare ai presenti il “Progetto Nazionale per la Gestione dei Rifiuti Radioattivi” avviato da SOGIN: un programma ambizioso che prevede, per la realizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico, un investimento complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. A questa somma potrà poi aggiungersi fino a un ulteriore miliardo di euro per progetti di ricerca del Parco Tecnologico, attraverso finanziamenti pubblici e privati. Migliaia saranno inoltre i posti di lavoro creati per costruire e mantenere in esercizio le infrastrutture: cifre significative che aiutano a comprendere il valore strategico dell’opera per il Paese. La Giornata ha potuto beneficiare anche della presenza di Yves Desbazeille del FORATOM, che ha offerto una panoramica del mercato nucleare europeo e delle nuove sfide che attendono il settore nei prossimi anni. A seguire gli interventi di Andrea Bianchi (Confindustria), Alessandro Ortis (già Presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas) e di Lamberto Matteocci dell’ISIN. Quest’ultimo ha spiegato quali siano le principali funzioni e i compiti che il nuovo Ispettorato nazionale dovrà svolgere nelle fasi di localizzazione e approvazione del sito che ospiterà il Deposito. Ampio spazio è stato riservato, nel corso dell’evento, anche al settore medico, con le partecipazioni di Mauro Magnoni dell’AIRP e di Riccardo Schiavo dell’AIFA. Schiavo, in particolare, ha evidenziato l’importanza del Deposito Nazionale nell’ottica di una gestione dei rifiuti radioattivi di origine sanitaria che avvenga in assoluta sicurezza. Il panel degli interventi ha previsto poi i contributi di Piero Risoluti, già alla guida della Task Force per il Deposito dell’ENEA, che ha ripercorso le recenti fasi politiche legate al nucleare italiano e di Luigi Noviello (UNI) che ha efficacemente riassunto il quadro regolatorio e normativo del settore. Alberto Taglioni (Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma) ha infine parlato alla platea dell’impegno della Commissione Gestione Impianti Nucleari dell’Ordine, un esempio di eccellenza tra le rappresentanze professionali nazionali. Ha concluso i lavori Roberto Adinolfi (Ansaldo Nucleare), in qualità di componente dell’Ufficio di Presidenza dell’AIN. Nel ringraziare i partecipanti, Adinolfi ha inteso sottolineare il fondamentale ruolo della comunicazione verso il pubblico, che non può essere penalizzata da scelte politiche contingenti e da rinvii “tattici”. In tal senso è necessario che gli organismi tecnici,che nel corso della giornata hanno ampiamente convenuto sia sulla necessità che sulla possibilità tecnica di realizzare il Deposito Nazionale, si facciano parte attiva e promotrice del dibattito pubblico. L’AIN in tal senso dà la sua disponibilità quale polo di confronto per stimolare tutti gli interlocutori, anche a livello istituzionale, sui temi del Deposito Nazionale e del processo di comunicazione relativo. Di seguito le presentazioni tenute dai relatori Presentazione Dott. Fabio Chiaravalli (SOGIN) Presentazione Ing. Yves Desbazeille (FORATOM) Presentazione Ing. Matteocci (ISIN) Presentazione Ing. Luigi Noviello (UNI) Presentazione Dott. Riccardo Schiavo (AIFA) Presentazione Ing. Alberto Taglioni (Ord. Ing. Prov. Roma) Presentazione Dott. Magnoni (AIRP) Presentazione Ing. Piero Risoluti (già TF ENEA Deposito)