Tepco ha rimosso il combustibile dall’unità 3 di Daiichi

La compagnia Tepco ha comunicato di aver completato con successo la rimozione degli elementi di combustibile esausto dalla piscina di raffreddamento dell’unità 3 della centrale di Fukushima-Daiichi. La rimozione delle 566 barre di combustibile nucleare era iniziata il 15 aprile 2019 ed ha visto impiegate tecnologie automatizzate all’avanguardia, dato l’alto livello di radiazioni dell’ambiente oggetto dell’intervento. La sezione dell’edificio reattore dove si trovava la piscina di raffreddamento era stata investita da un’esplosione di idrogeno alcuni giorni dopo il terremoto del marzo 2011. L’intervento ha visto dunque la complessa rimozione e decontaminazione dei detriti presenti, con l’applicazione di particolari accorgimenti per prevenire la dispersione di polvere contaminata anche in condizioni meteorologiche avverse, come piogge e vento forte. Sucessivamente, un edificio temporaneo per la rimozione del combustibile è stato installato sopra l’edificio reattore, con al suo interno un robot per la movimentazione automatica del combustibile esausto. La movimentazione del materiale è stata completata con l’ausilio di una gru alta 54 metri, anch’essa operata da remoto. Ora tutte le barre di combustibile sono alloggiate nella nuova piscina di raffreddamento comune, dove già si trovavano quelle dell’unità 4, la cui rimozione era avvenuta nel 2014. Ora restano da affrontare le operazioni di rimozione del combustibile dalle unità 1 e 2. La conclusione della rimozione del combustibile dall’unità 3 rappresenta un avanzamento enorme nella direzione di garantire maggiore sicurezza e ridurre la pericolosità residua dell’area.

Sogin: prosegue a Latina lo smantellamento dell’edificio reattore

Sogin ha terminato lo scorso 20 ottobre i lavori di demolizione degli schermi dei boilers dell’edificio reattore della centrale nucleare di Latina. Si tratta di sei strutture in calcestruzzo armato la cui funzione era di isolare dall’esterno le condotte superiori di collegamento fra i boilers e l’edificio reattore. Per la loro rimozione, Sogin ha adottato la tecnica della demolizione controllata con taglio in quota, a circa 50 metri d’altezza, mediante disco diamantato. Una volta sezionato, ciascun blocco, di circa 2 tonnellate, è stato movimentato a terra, con gru a torre appositamente installata. I blocchi sono stati quindi trasferiti in un’area attrezzata per separare il ferro dal calcestruzzo. Ne sono risultate circa 1.200 tonnellate di materiale che, dopo gli opportuni controlli radiometrici, verranno allontanate dal sito e inviate a recupero, nell’ambito della strategia di economia circolare perseguita da Sogin. Lo smantellamento della centrale di Latina produrrà complessivamente circa 319 mila tonnellate di materiali, di cui circa 297 mila tonnellate (il 93%) – per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo – potranno essere recuperate. Fonte: https://www.sogin.it/it/media/news/latina_termina_lo_smantellamento_schermi_boiler_20102020.html

Al via il decommissioning della centrale di Latina

Con l’approvazione del decreto di disattivazione da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico entra nel vivo lo smantellamento della centrale nucleare di Latina. La fase 1 vedrà lo smantellamento dei sei boiler e l’abbassamento dell’altezza dell’edificio reattore da 53 a 38 metri, nonché la demolizione di molti edifici ausiliari. I rifiuti radioattivi già prodotti e quelli che verranno prodotti in questa fase saranno stoccati in sicurezza in un deposito temporaneo presso il sito e nell’esistente edificio reattore. Non è dunque prevista la realizzazione di ulteriori strutture di stoccaggio. Questa fase di attività durerà fino al 2027 per una spesa complessiva di 270 milioni di euro. Solo successivamente alla realizzazione del Deposito Unico Nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi sarà possibile procedere alla fase successiva, con lo smantellamento del reattore e la restituzione senza vincoli del sito alla collettività. La centrale di Latina è l’ultima, dopo quelle di Trino, Garigliano e Caorso, ad entrare nella fase di decommissioning. Fonte: https://www.sogin.it/it/media/news/approvato_decreto_disattivazione_centrale_latina.html

Un robot sviluppato da Ansaldo Nucleare per il decommissioning di Caorso

Le operazioni di decommissioning della centrale nucleare di Caorso sono entrate in una fase decisiva lo scorso Gennaio, con l’inizio del trasferimento di 5600 fusti di fanghi e resine radioattive verso l’impianto di trattamento di Jaslovské Bohunice, in Slovacchia, dove verranno ricondizionate per lo stoccaggio in sicurezza. Quel che è meno noto è che Ansaldo Nucleare, società affidataria dell’operazione, ha progettato e sviluppato un robot (Machine Retrival System, MRS, nel gergo tecnico) appositamente per la verifica e la rimozione dei fusti dalle nicchie difficilmente accessibili dove ora si trovano. Un robot molto compatto, capace di muoversi in luoghi angusti, e nel contempo capace di eseguire le misure sofisticate necessarie a verificare le condizioni dei fusti e il loro trasporto in sicurezza. Capace inoltre di rispondere a eventuali emergenze, come mettersi in salvo e ritrovare la via d’uscita in caso di terremoto o altro evento esterno. Secondo Francesco Orzelli, progettista e analista strutturale di Ansaldo Nucleare, è stata una sfida avvincente: si e trattato infatti non solo di sviluppare il robot partendo da un prototipo elaborato con stampante 3D, ma di sviluppare anche la soluzione ideale per portare a compimento il lavoro, che è stata affidata dal committente (SOGIN, ndr) completamente ad Ansaldo Nucleare. Ogni operazione di decommissioning infatti è resa speciale dal particolare contesto in cui si opera, il che rende necessario sviluppare sempre nuove strategie e non sufficiente affidarsi all’esperienza pregressa. Il trasferimento dei fusti è previsto concludersi nel 2022. Per approfondire: https://www.neimagazine.com/news/newsansaldo-nuclear-uses-robot-in-decommissioning-italys-caorso-nuclear-plant-7873099 https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Ansaldo-Nuclear-provides-robot-for-Caorso-decommis

Il Direttore Generale IAEA loda i progressi fatti a Fukushima

Il direttore generale della IAEA Rafael Mariano Grossi ha visitato la centrale di Fukushima Daiichi nell’ambito della sua prima visita in Giappone dall’insediamento, avvenuta lo scorso 26 febbraio. Grossi ha avuto modo di rilevare come gli sforzi di decomissioning in corso presso la centrale di Daiichi siano meticolosi e sistematici e la tendenza sia incoraggiante, malgrado vi siano ancora alcune sfide da risolvere. In particolare la decontaminazione dei liquidi con il metodo ALPS (Advanced Liquid Processing System) ha finora permesso di rimuovere gran parte dei radionuclidi da oltre 1 milione di metri cubi d’acqua. L’acqua trattata, che ora contiene solo trizio, è per ora immagazinata in loco in apposite ciserne la cui capacità massima sarà ragginta nel 2022. A tal riguardo, la IAEA ha sollecitato le autorità giapponesi a eliminare definitivamente l’acqua contaminata tramite una delle due opzioni tecniche sicure, ovvero la vaporizzazione o la diluizione nell’oceano. Il Governo Giapponese deve però ancora prendere una decisione finale in merito. Fonte World Nuclear News.