ICOND 2022: nuclear decommissioning conference

Torna quest’anno la Internationa Conference on Nuclear Decommissioning, dal 15 al 17 Novembre in Aachen, Germania. Nei prossimi anni diverse centrali nucleari arriveranno a fine vita, per raggiunti limiti di età o per scelte politiche, in Europa e nel mondo: la disattivazione e smantellamento diventano quindi temi centrali Questa conferenza avrà un punto di vista privilegiato sulla Germania ma punta anche ad un confronto e un’armonizzazione con le strategie di decommissioning degli altri Paesi. Procedure autorizzative, pianificazione finanziaria, change management, stoccaggio temporaneo e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi alcuni degli argomenti.   Tutte le informazioni sul sito ufficiale.  

Bohunice conclude lo smantellamento

Il decommissioning dei due reattori di Bohunice V1, in Slovacchia, era iniziato nel 2012 ed è la prima volta per reattori di questo tipo. I due reattori VVER-440 V-230 risalgono agli anni 70 ed erano i primi di questo tipo ad essere costruiti fuori dall’Uniome Sovietica. E quando la Slovacchia nel 2004 si unì all’Unione Europea si decise di spegnerli il prima possibile (nel 2006 e 2008), a seguito di preoccupazioni sulla sicurezza da parte di esperti della Western European Nuclear Regulatory Association. La Slovacchia conta su quattro reattori nucleari – che producono circa metà dell’elettricità del Paese – e altri due in costruzione. L’impianto è stato smantellato anche grazie alla solidarietà europea: infatti il Bohunice International Decommissioning Support Fund, gestito dalla banca europea di ricostruzione e sviluppo, conta più di 650 milioni di euro da Commissione Europea, Austria, Danimarca, Francia, Irlanda, Olanda, Spagnia, Svizzera e Regno Unito. La massa totale dell’impianto smantellato si stima sia 800’000 tonnellate e naturalmente fino ad ora i componenti più critici sono stati i più attivati e i più grandi: pressure vessel, i componenti interni e il generatore di vapore. Consigliamo questo video sul sito della European Bank for Reconstruction and Development.

Sogin: commissariamento e conclusione smantellamento Bosco Marengo

L’impianto di Bosco Marengo denominato Fabbricazioni Nucleari era dedicato alla produzione di elementi di combustibile per le centrali italiane ed estere. Era entrato in funzione nel 1973 e dopo lo stop del programma nucleare italiano dopo il referendum del 1987 ha gradualmente diversificato le attività, specializzandosi in settori ceramici avanzati ed altri prodotti. Sogin entra in gioco nel 2005: diventa proprietaria dell’impianto e oggi ne dichiara la fine del decommissioning – il pirmo sito in italia a raggiungere lo stato di brown field. Il Presidente e l’Amministratore Delegato di Sogin, Perri e Fontani, hanno accompagnato le autorità locali in una visita al sito ormai disattivato: sono stati sollevati i vincoli radiologici e declassificati le aree e gli edifici dove si fabbricavano gli elementi di combustibile. Ora questi ultimi tornano ad essere ambienti convenzionali. Il 2021 è stato un anno cardine in quanto ha visto una significativa accelerazione delle attività di decommissioning. Naturalmente la decontaminazione e lo smantellamento del ciclo di produzione sono stati di particolare importanza, ma anche lo smantellamento dei sistemi ausiliari (impianto di ventilazione, vasca di decontaminazione dei materiali e impianto di trattamento e drenaggio degli effluenti liquidi). Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi presenti (solidi e liquidi), questi sono stati trattati e ridotti di volume. Risultano al momento circa 500 metri cubi stoccati in sicurezza in un deposito temporaneo (B106) in attesa del trasferimento definitivo nel Deposito Nazionale. Le prossime attività riguarderanno il mantenimento in sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e la conclusione dei lunghi lavori di caratterizzazione e bonifica di una parte dell’”area di rispetto” del sito. Una durata dovuta alla particolare cura che viene adottata nelle misure di caratterizzazione radiologica. Tranne un piccolo quantitativo di rifiuti radioattivi, a debole contaminazione di poche decine di chili, si tratta di materiali inerti quali plastica, ferro, cemento, legno, fusti petroliferi eccetera, interrati in passato durante l’esercizio dell’impianto. Tale materiale dopo gli opportuni controlli verrà rimosso e conferito in discarica. Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il deposito temporaneo smantellato. Il sito sarà così riportato a green field, ossia una condizione priva di vincoli radiologici che consentirà il suo riutilizzo per altre attività.   Commissariamento in vista Lo stesso giorno sulla stampa si legge della notizia del commissariamento di Sogin, prevedendo la nomina dell’organo commissariale entro 30 giorni. Il nostro Presidente, Umberto Minopoli, ha accolto così la notizia: “Commissariata la Sogin. Per due obiettivi dichiarati nel Decreto governativo: accelerare lo smantellamento degli impianti dismessi (nel 1987 sic); realizzare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi (che latita da 40 anni). Questi ritardi, come si vede, non sono recenti. La Sogin, istituita nel 1999, avrebbe dovuto realizzare i due obiettivi, o almeno in gran parte, da vent’anni. Ma questo, va dato atto, è il primo governo che se ne accorge e corre ai ripari. Altra motivazione, che la comunità nucleare italiana ha sempre sostenuto, è che i ritardi del decommissioning dipendono anche dal fatto che esso non è un’opera ordinaria, gestibile con le regole ordinarie delle opere pubbliche. Serve competenza nel trattare materie radiologiche. Il Commissario potrà agire adattando, finalmente, il quadro normativo alle specificità del decommissioning e della costruzione del Deposito. Si tratta di opere che porteranno lavoro, sviluppo, qualificazione tecnologica. Finalmente una presa di coscienza.”     immagini per gentile concessione di SOGIN

Ansaldo nucleare ed SMR – da MediTelegraph

In una recente intervista di Gilda Ferrari per The MediTelegraph l’uscente Luca Manuelli ha parlato delle attività e della vision di Ansaldo Nucleare. Sono in totale tre le macroaree in cui l’azienda è attiva. C’è la fusione nucleare che pesa per il 50% sulle attività. Il progetto Iter a Cadarache il più rilevante: degli 8 miliardi investiti complessivamente per la costruzione del reattore, 1.6 miliardi sono andati alle aziende italiane e di questi 600 milioni ai consorzi di Ansaldo Nucleare. Inoltre l’azienda è da poco coinvolta anche nel progetto DTT (Divertor Tokamak Test) da realizzare in Italia. Per il 15% poi c’è il decommissioning e la gestione dei rifiuti radioattivi, di cui dall’Italia il 3% arriva da Sogin e la restante parte da UK. Infine per un 5% c’è la fissione, e Ansaldo Nucleare scommette vede un forte movimento nell’ambito dei cosiddetti mini-reattori, gli SMR, più piccoli e sicuri e soprattutto che possono essere prodotti in serie in fabbrica. Sono in atto collaborazioni con ENEA per la costruzione di ALFRED in Romania, e con Westinghouse per un minireattore in Inghilterra. La prospettiva temporale per i prototipi di questi reattori è il 2025-2030 secondo Manuelli.   Consigliamo la lettura dell’intervista completa qui.

Master in Decommissioning

Attivato presso il Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi del Piemonte Orientale, il master di primo livello in Manager ambientale per la gestione del decommissioning e dei rifiuti radioattivi in ambito sanitario, industriale e di ricerca. Il corso è realizzato in collaborazione con la Società Gestione Impianti Nucleari per Azioni (SOGIN) ed è patrocinato dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Maggiore della Carità” di Novara e dall’Azienda Ospedaliera “SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo” di Alessandria. Il corso, di durata annuale con inizio gennaio 2022, è articolato in moduli che possono essere fruiti anche singolarmente. Presentazione della domanda di ammissione: entro il 22 novembre 2021, ore 12:00 Per ulteriori informazioni visitare la pagina ufficiale. Scarica la Brochure in formato PDF