Webinar: European Sustainable Taxonomy

Data la situazione geopolitica, la Tassonomia europea è un argomento passato un po’ in secondo piano. L’atto delegato è stato recentemente approvato dalla Commissione e continua adesso il suo iter presso il Parlamento e il Consiglio Europeo. Segnaliamo questo interessante webinar organizzato e moderato da 18for0, gruppo irlandese di volontari – professionisti del settore energetico – sostenitori dell’energia pulita. Il nome deriva dal loro studio: introdurre il 18% di energia nucleare in un sistema energetico dominato dalle fonti rinnovabili sarebbe un modo efficace di ridurre al minimo le emissioni. L’evento si terrà il prossimo martedì 15 marzo, per la registrazione è sufficiente seguire questo link. Interverranno Billy Kelleher, europarlamentare irlandese dal 2019, e Jessica Johnson, Communications & EU Stakeholders Director dell’European Atomic Forum (FORATOM).  

La Commissione ha votato: Nucleare in Tassonomia

Lo scorso 2 febbraio la Commissione Europea ha approvato l’atto delegato Taxonomy Complementary Climate che include, sotto specifiche condizioni, anche nucleare e gas. Dopo la traduzione in tutte le lingue ufficiali, verrà trasmesso al Parlamento e al Consiglio Europeo che avranno 4 mesi (con una possibile proroga di altri 2 mesi) per analizzarlo. Per bocciare il provvedimento, come per tutti gli altri atti, al Parlamento sarà necessaria la maggioranza semplice (353 parlamentari) e al Consiglio almeno 20 Stati membri (72%) che rappresentino almeno il 65% della popolazione. Se non sarà rifiutato, entrerà in vigore il 1 gennaio 2023.   Ma facciamo un passo indietro. La Tassonomia rientra nell’European Green Deal, la strategia di crescita che punta a migliorare il benessere e la salute dei cittadini, rendere l’Europa climaticamente neutrale entro il 2050 e proteggere, conservare e migliorare il patrimonio naturale e la biodiversità. Per raggiungere questi obiettivi saranno necessari molti investimenti privati: la tassonomia ha proprio l’obiettivo di guidarli, creare un linguaggio comune per identificare progetti e attività economiche che abbiano un sostanziale impatto positivo sul clima e l’ambiente. La classificazione definita nella Tassonomia non determina se una data tecnologia sarà parte o no del mix energetico degli Stati membri, ma ha l’obiettivo di guidare la transizione indicando tutte le possibili soluzioni che abbiano una dimostrata base scientifica.   Naturalmente la notizia è stata accolta da perplessità, per usare un eufemismo, da molti media ed esponenti politici. A rispondere indirettamente è la Commissaria UE alla finanza sostenibile, Mairead McGuinness: “Gli Stati membri restano pienamente responsabili delle proprie strategie energetiche”. La tassonomia “non rende obbligatori investimenti in alcuni settori” né “proibisce certi investimenti”. Resta perciò “Uno strumento volontario”. L’atto delegato “può essere imperfetto ma è una vera soluzione che ci spinge ulteriormente verso il nostro obiettivo finale di neutralità del carbonio, credo che abbiamo trovato un equilibrio tra opinioni molto differenti”, assicurando che “il Collegio dei Commissari lo ha approvato esprimendo un sostegno schiacciante”. “Oggi dobbiamo accettare delle soluzioni imperfette” per accelerare la decarbonizzazione perché “abbiamo solo 30 anni”. La Tassonomia sarà “forse imperfetta, ma è una soluzione reale”.   Per quanto riguarda l’energia nucleare, sono ammessi i progetti realizzati entro il 2045 per cui si dimostri di avere un piano operativo di smaltimento delle rifiuti ad alta attività operativo entro il 2050 -oltre a modalità attive di gestione e smaltimento dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Naturalmente a condizione che si rispettino i più alti standard di sicurezza, imposti dai trattati internazionali – come del resto è già previsto. Sulla questione dei rifiuti radioattivi “vogliamo sottolineare – ha spiegato Mairead McGuinness – che vi è una clausola di revisione, perché questo è un documento vivente: ogni tre anni dovremo esaminare i criteri quando parliamo della migliore tecnologia disponibile che è probabile che si evolva nel tempo quando si tratta di rifiuti”. In Tassonomia viene anche esplicitata la necessità per i nuovi progetti di utilizzare combustibile resistente agli icidenti (ATF Accident Tolerant Fuel) e che le emissioni di gas serra per l’intero ciclo di vita debbano essere inferiori a 100g CO2e/kWh – soglia che non desta grandi preoccupazioni.   In definitiva – finalmente – all’energia nucleare viene riconosciuto il merito: una fonte affidabile, sicura, pulita che nelle previsioni della Commissione rimarrà parte del nostro mix energetico ben oltre il 2050.   Che ne pensate? È un passo nella giusta direzione?

Fridays for Future verso il sostegno al nucleare?

Come è noto, l’energia nucleare spesso divide nettamente le anime ambientaliste della nostra società. Lo si vede chiaramente nelle forze politiche pan-europee ad esempio, o nei movimenti internazionali. In particolare il movimento Fridays For Future con la sua leader ha a più riprese mostrato una marcata diffidenza verso la fissione: a volte con parole nette, a volte con una vignetta scientificamente errata in cui fumo radioattivo fuoriesce da una torre evaporativa. A questo proposito ricordiamo che dalle torri, così iconiche per le centrali nucleari, fuoriesce soltanto comunissimo vapore -quindi acqua. In questo periodo di rinnovata riflessione sulle fonti energetiche e la transizione ecologica però siamo tutti chiamati ad una revisione delle posizioni e ad un certo pragmatismo. Così sono arrivate le prime esternazioni di Fridays For Future Finlandia, FFFSuomi, che indica il nucleare come parte necessaria per la transizione. Scrivono infatti che pur non essendo un’alternativa perfetta (ma quale fonte lo è?) la priorità è mantenere basse le emissioni per fermare il riscaldamento globale sotto i 1.5°C, e i rifiuti radioattivi sono una minaccia meno preoccupante a confronto. Ci permettiamo di aggiungere, o meglio di ricordare per i nostri lettori, che i rifiuti radioattivi ad alta attività – quelli più problematici da smaltire – rappresentano comunque volumi molto contenuti. Alla sezione finlandese si è poi da poco aggiunta quella polacca:“[…] vediamo la necessità di una trasformazione immediata ed efficace del settore energetico a livello nazionale [polacco], europeo e globale. Tale transizione deve essere basata su risorse rinnovabili a basse emissioni […] e in misura minore sull’energia nucleare, un elemento necessario alla soluzione. Siamo consci degli svantaggi di queste tecnologie, ma il loro sviluppo e applicazione su larga scala sono essenziali per raggiungere la neutralità climatica al minor costo sociale e ambientale possibile. […] non ci possiamo permettere il lusso di rifiutare arbitrariamente delle soluzioni.” Una frase, quest’ultima, che ci ricorda la posizione del Ministro Cingolani: non avere pregiudizi verso nessuna possibile soluzione tecnica.   Last but not least, lontano dall’ambito Fridays For Future ma un grande player in ambito energetico. Elon Musk pochi giorni fa nel podcast di Lex Friedman ha espresso il proprio sostegno per l’energia nucleare, la necessità di fare maggiore informazione presso la popolazione sulla radioattività e i suoi effetti. Come non essere d’accordo?  

L’Europa prende tempo ma la crisi energetica morde

Abbiamo atteso fino all’ultimo nella speranza di poter dare ai nostri lettori la bella notizia dell’inclusione dell’energia nucleare nella Tassonomia europea della finanza sostenibile. Eppure gli Atti Delegati, la cui presentazione al Parlamento di Strasburgo da parte della Commissione era attesa entro la fine dell’anno, sono stati, dopo una serie di anticipazione, di volta in volta rinviati. Le ultime indiscrezioni parlano di uno stallo creatosi a causa della mutata posizione del neo eletto governo tedesco, che avrebbe sconfessato accordi precedentemente presi tra Merkel e Macron. Serviranno dunque ancora settimane a raggiungere un accordo e poi passerebbero 4 o 5 mesi per l’entrata in vigore delle norme. Nel frattempo, la crisi energetica che attanaglia il vecchio continente sembra precipitare nell’indifferenza generale del governo dell’Unione, che ancora si illude trattarsi di una crisi temporanea, di pochi mesi, dovuta alla ripresa economica piuttosto che di una crisi strutturale. Ad ogni modo l’ormai certo inserimento dell’energia nucleare nella Tassonomia crea nervosismo negli ambienti antinucleari, con alcuni media italiani che fanno a gara con articoli quotidiani a screditare l’energia dell’atomo, avvalendosi delle motivazioni più strampalate, essendo il nucleare ormai non più attaccabile sotto il profilo tecnico-scientifico, come asseverato da numerosi organismi internazionali. E mentre il blocco anti-nucleare, composto da Danimarca, Germania, Austria e Irlanda mantiene salde le proprie posizioni minacciando azioni legali contro la decisione della Commissione, diversi segnali dimostrano come l’indispensabilità del nucleare sia tutt’altro che un mito. Primo fra tutti l’improvvisa chiusura per manutenzione straordinaria di 4 reattori francesi, che ha causato la perdita del 10% della capacita nucleare transalpina forzando la riattivazione di vecchie centrali ad olio combustibile e carbone, sulla scorta di quanto avvenuto già in precedenza in Italia causa la spinta al rialzo dei prezzi del gas naturale. Ma ci sono anche le notizie positive. Di pochi giorni fa la notizia che il governo olandese ha infatti deciso non solo di mantenere attiva la centrale nucleare di Borssele, ma ha anche stanziato 500 milioni di euro per la costruzione di due nuove centrali da qui al 2025. La Polonia, dove secondo i sondaggi il nucleare incontra il favore del 78% dei cittadini, ha nel frattempo individuato il primo sito dove sorgeranno i nuovi impianti nucleari. La Finlandia ha avviato l’unità 3 di Olkiluoto, il primo EPR del continente, che produrrà a regime circa il 14% del fabbisogno elettrico del Paese. Ma la vera notizia correlata all’avvio del reattore è la dichiarazione di apertura sul nucleare del movimento Fridays for Future finlandese, motivata dal fatto che la crisi climatica costituisce un rischio maggiore delle scorie nucleari. Per chiudere, la Bielorussia ha avviato il caricamento del combustibile nell’unità 2 di Ostrovets, che verrà connessa alla rete nei primi mesi del 2022, affiancando Ostrovets 1, che già produce il 22% dell’elettricità del Paese. La Bielorussia sta nel contempo elettrificando i consumi finali per ridurre sempre più il consumo di gas naturale, e dal 2024 integrerà la propria rete elettrica c on quella della vicina Russia. Anche fuori dall’Europa ci sono stati avvenimenti importanti: il primo reattore di quarta generazione (HTR-PM, un reattore modulare a gas ad alta temperatura) connesso alla rete in Cina (si avete capito bene, un reattore di IV generazione, quelli che secondo i giornali italiani non esistono); la decisione del fondo sovrano del Qatar di investire 85 milioni di sterline per aggiudicarsi una quota del 10% nella controllata di Rolls-Royce che costruirà gli Small Modular Reactors. Non resta che auspicare quindi che le feste portino consiglio e che facciano uscire la Tassonomia dalle sabbie dei contrapposti veti politici, ma soprattutto che insinuino, nel governo Europeo e in quelli dei Paesi membri, un barlume di visione strategica nel campo energetico che non è. più a nostro avviso procrastinabile.    

La battaglia di retroguardia dell’ambientalismo antinucleare

L’annuncio era nell’aria ed alla fine è arrivato: il Presidente francese Macron, parlando in diretta alla nazione, ha affermato la volontà del governo d’oltralpe di costruire nuovi reattori nucleari (che nei piani di EDF dovrebbero essere 6 per una capacità aggiuntiva di circa 10 GW). Macron ha motivato la decisione con la lenta ripresa dell’economia post-pandemica, ora gravata dalla crisi energetica che ha fatto impennare i prezzi del gas naturale e, per un effetto domino, anche quelli dell’elettricità. La decisione non riguarda solo la Francia, la quale è in procinto di assumere la Presidenza dell’Unione, infatti l’inquilino dell’Eliseo ha precisato che “questo nuovo modello di sviluppo [riduzione delle emissioni nel rispetto dell’economia e della sovranità tecnologica degli Stati] è quello in cui crede sia per la Francia che per l’Unione Europea. Chiaro il riferimento all’inserimento del nucleare nella Tassonomia della finanza sostenibile, caldeggiato da 10 Paesi membri visto da molti commentatori come ormai prossimo. Gli echi politici di questo rinato dibattito sul nucleare si sono avvertiti anche in Italia, dove alle prime timide voci possibiliste o apertamente favorevoli (il nucleare è sempre rimasto nel cuore di un terzo degli Italiani, anche nel 2011 nell’immediatezza dell’incidente di Fukushima) hanno fatto seguito, più rumorose, le pronte barricate ideologiche dei movimenti ambientalisti e di neonati comitati e partitini, che già evocano nuovi referendum già al solo pensare che qualcun’altra in Europa voglia giovarsi della fonte di energia che noi abbiamo, per due volte, rigettato. Sebbene non vi sia nulla di nuovo nella posizione anti nucleare di gran parte dei movimenti ambientalisti italiani, la novità è costituita dal fatto che tali posizioni oggi sono apertamente anti scientifiche e necessitano spesso per sostenersi e far presa nell’opinione pubblica di una buona dose di cherry picking quando non proprio di spudorate bugie. La battaglia antinucleare si è nutrita fin dagli anni ’70 di terrorismo comunicativo, avvallato anche dal contributo di romanzi e pellicole cinematografiche di successo, cui l’industria nucleare ha risposto prevalentemente trincerandosi dietro freddi comunicati stampa, quando non addirittura rinunciando alla replica. Ma oggi, mentre il mondo, impegnato nella lotta sul duplice fronte della risposta alla pandemia e della mitigazione del cambiamento climatico, guarda con sempre maggior apertura e fiducia alla scienza, certe posizioni appaiono decisamente fuori dalla realtà. E così che, alla litania del nucleare pericoloso e nocivo per l’ambiente, sconfessata non solo dai dati ma anche dai più autorevoli studi scientifici, si aggiungono le frottole. “Nucleare? Costi fuori mercato. La fusione e i piccoli reattori? Promesse, rimaste tali sulla carta” ripete Silvestrini, presidente del Kyoto Club, su tutti gli organi di informazione che gli concedono spazio. Parla di costi del nucleare che, unica tra le fonti a basse emissioni, non ha mai ricevuto supporti, mentre gli incentivi, per sua stessa ammissione “forse troppo generosi” erogati da oltre un decennio alle rinnovabili intermittenti, ne hanno visto fermarsi il contributo totale al 37% di energia prodotta (di cui però la parte preponderante la gioca ancora l’idroelettrico).  Inoltre si omette di dire che il nucleare costa perché sconta un capitale iniziale elevato che include anche il ripristino del sito a fine vita (decommissioning), mentre i costi di fotovoltaico ed eolico e dei loro rifiuti, hanno sì mostrato (anche per gli incentivi di cui sopra) un trend in forte calo, ma sono anche molto volatili e tutt’altro che certi qualora si andassero a considerare anche i costi di sistema connessi.  Una centrale nucleare inoltre dura tra i 60 e gli 80 anni (un impianto eolico non oltre 25) ed i costi fissi iniziali del nucleare si ammortizzano in un terzo della sua vita attiva.  Quanto a fusione e piccoli reattori, non sono affatto “promesse sulla carta”. Sui progetti di primi dimostratori (impianti in rete) di  “fusione nucleare” sono stati raccolti (in Europa) 2 miliardi di investimenti “privati”. Difficile che un privato investa su una “promessa sulla carta”. Quanto ai piccoli reattori, si calcolano oltre 70 modelli allo stato di progetto avanzato, oltre 12 in sviluppo (sul mercato tra due o tre anni), alcuni che entreranno sul mercato tra pochi mesi e altri già dispiegati. Altro che “promessa sulla carta”, il nuovo nucleare è già una poderosa realtà. E’ ecologico, sicuro e fornirà energia abbondante. Senza di esso possiamo scordarci la transizione e gli obiettivi climatici.