Webinar: Deep Dive into better regulation for nuclear innovation

La European Nuclear Society organizza insieme al JRC un webinar in diretta il 20 maggio dalle 10.30 alle 12 CEST, un dibattito tra scienza, industria ed enti regolatori. Il JRC EU vuole offrire una panoramica globale sui progetti nucleari internazionali e gli attuali sviluppi nel settore nucleare. Il panel evidenzierà ed esplorerà il potenziale delle tecnologie che avranno un impatto sull’industria nucleare. Nell’incotro si parlerà anche della necessità di armonizzare l’impatto positivo e i nuovi potenziali rischi derivanti dall’innovazione. Il position paper How safe is safe enough, funge da colonna portante del dibattito, insieme al Horizon Scanning for Nuclear Safety and Security Yearly Report – 2021. Non riuscirai a seguirlo dal vivo? Qui il link per il livestream e la registrazione. Interverrano: Prof. Laurence Williams (ENS HSC Vice Chair) Frederick Pieter Bulk (Autoriteit Nucleaire Veiligheid en Stralingsbescherming (ANVS)) Anne Falchi (EDF) Tomi Routamo (STUK – Säteilyturvakeskus) Moderano: Kaisa Simola (EC JRC) Emilia Janisz (ENS)

UK e il nuovo fondo da 120 milioni £

Il governo del  Regno Unito ha annunciato il lancio di un fondo da 120 milioni di GBP per supportare lo sviluppo di nuovi progetti di reattori, stimolare la competizione e sbloccare investimenti in tutto il Paese. Si chiama Future Nuclear Enabling Fund (FNEF), ha scadenza il 27 maggio ed è pensato per “sbloccare e accelerare nuove tecnologie nucleari ed incoraggiare nuovi players nel mercato”, e vista l’estensione del fondo si prevede che pochi progetti potranno accedervi – in modo da non diluire le risorse. Queste azioni rientrano nella Energy Security Strategy che il governo UK ha pubblicato ad inizio Aprile, con un piano da otto nuovi reattori e small modular reactors per un totale da 24GWe entro il 2050.

La strada per l’idrogeno da nucleare

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) ha lanciato un’iniziativa per sviluppare una roadmap per l’impiego commerciale della produzione di idrogeno da energia nucleare. L’iniziativa culminerà in un documento guida che fornirà agli Stati uno strumento per valutare, pianificare e definire strategie per lo sviluppo di progetti di idrogeno da nucleare.   Ad oggi l’idrogeno viene utilizzato in processi industriali che vanno dalla produzione di combustibili sintetici e prodotti petrolchimici alla produzione di semiconduttori e all’alimentazione di veicoli elettrici a celle a combustibile. Quasi tutto viene prodotto utilizzando combustibili fossili. Per ridurre l’impatto ambientale della produzione annua di oltre 70 milioni di tonnellate di idrogeno, alcuni paesi puntano alle energie rinnovabili, come solare ed eolico, oltre al nucleare in sostituzione dei combustibili fossili. Circa 28 Paesi e quattro organizzazioni internazionali hanno aderito all’iniziativa della roadmap della IAEA al suo lancio a Vienna il mese scorso per discutere i loro piani o progetti per l’idrogeno nucleare. Questi includono dimostrazioni della produzione di idrogeno utilizzando reattori esistenti, nonché piani che utilizzano reattori avanzati, come piccoli reattori modulari (SMR), per aumentare l’efficienza e consentire l’aumento della produzione. L’iniziativa riunisce politici, progettisti, project manager e operatori per condividere gli ultimi progressi nelle strategie e tecnologie nazionali e per identificare la preparazione tecnica per diverse tecnologie di produzione di idrogeno utilizzando l’energia nucleare. “Oggi la stragrande maggioranza dell’idrogeno necessario in tutti i settori viene prodotta utilizzando tecnologie di combustibili fossili (principalmente gas naturale), ma l’energia nucleare ha il potenziale per fornire sia l’elettricità che il calore necessari per la produzione di idrogeno in modo sostenibile, a basse emissioni di carbonio e a costi modo efficace”, ha affermato Alina Constantin, ingegnere nucleare della IAEA e co-leader del progetto. “Tuttavia, nel prossimo decennio devono essere affrontate diverse sfide relative alla tecnologia, all’economia, alla sicurezza e alla concessione di licenze, nonché al supporto politico e al coinvolgimento delle parti interessate, dimostrando la fattibilità e consentendo il passaggio alla produzione su scala commerciale, se il nucleare deve svolgere un ruolo ruolo nella produzione di idrogeno per la transizione verso l’energia pulita”. Utilizzando il suo nuovo FRAmework for the Modeling of Energy Systems (FRAMES), la IAEA ha recentemente scoperto che con l’aumento dei prezzi del gas, il mix ottimale di tecnologie per la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio si sposta a favore dell’energia nucleare e rinnovabile e lontano dal gas naturale (con o senza Carbon Capture and Stotage). Quando i prezzi del gas naturale salgono oltre i 20 USD per milione di unità termiche britanniche (BTU), lo studio FRAMES ha mostrato che il metodo ottimale per la produzione di idrogeno diventa un mix di idrogeno prodotto dall’elettrolisi dall’elettricità fornita da una combinazione di energie rinnovabili e centrali nucleari convenzionali e processi termici che possono essere eventualmente forniti da reattori avanzati ad alta temperatura. “L’analisi ha anche rilevato che la produzione di idrogeno alimentata dal calore da tecnologie avanzate come i reattori raffreddati a gas ad alta temperatura (HTGR) era altamente competitiva in quegli scenari di prezzo”, ha affermato Francesco Ganda, responsabile tecnico della IAEA per le applicazioni non elettriche e autore principale di le analisi. “Gli HTGR sono in fase di sviluppo in diversi paesi e i prototipi sono già operativi in ​​Cina e Giappone”. La IAEA fornisce supporto ai Paesi interessati alla produzione di idrogeno attraverso iniziative che includono progetti di ricerca coordinata (CRP) e riunioni tecniche. Ha inoltre sviluppato il programma di valutazione economica dell’idrogeno, uno strumento per valutare l’economia della produzione di idrogeno su larga scala tramite l’energia nucleare. Ha anche guidato un CRP sull’esame della tecnoeconomia della produzione di idrogeno nucleare e sta concludendo un CRP di follow-up sulla valutazione degli aspetti tecnici ed economici della produzione di idrogeno nucleare per la distribuzione a breve termine.     da World Nuclear News

Fridays For Future e posizione sul nucleare

Oggi Fridays For Future Italia ha pubblicato la sua posizione sul nucleare (da fissione), frutto di un lungo lavoro interno di approfondimento e riflessione a cura del Gruppo Scienza nazionale. Infatti in questa loro posizione riportano un concetto chiave: La questione energetica è complessa. […] Siamo troppo spesso abituati a semplificazioni veloci e spiegazioni facili, un po’ per qualsiasi argomento, tuttavia il tema energetico non può essere trattato semplificando, ma pazientando, capendo, discutendo. […] perché non esiste un’unica soluzione alla crisi climatica ed ecologica Propongono dunque una narrativa diversa dal semplice pro/contro nucleare, riportano invece un insieme di fatti e spiegazioni e infine le loro conclusioni che valgono “in un determinato momento storico e in un determinato contesto territoriale”. L’obiettivo è anche rendere il dibattito sul nucleare meno polarizzato, ma anche meno aggressivo e violento. Nel loro approfondimento hanno approfittato del contenuto scritto da Valigia Blu, di un’attività di condivisione della conoscenza con il Comitato Nucleare e Ragione, di due live sul sistema energetico con Giulia Conforto – Dialogo sopra i massimi sistemi energetici e Fonti Rinnovabili: facciamo il punto.   Un cambio di paradigma è necessario Una delle prime riflessioni è la necessita di un cambiamento culturale e rinnovamento del sistema economico-produttivo. Anche l’IPCC nel suo rapporto ha esaminato l’impatto che avrebbero investimenti su infrastrutture e tecnologie che influiscano anche il cambiamento nei comportamenti dei cittadini. Complessivamente potrebbe portare a una riduzione delle emissioni di gas serra tra il 40 e il 70%. Lasciare le centrali accese FFF dice infatti: “Anche se ci sembra ovvio, è importante ribadire che le centrali nucleari già in funzione dovrebbero essere lasciate accese fino a quando è tecnicamente possibile e sicuro farlo, perché rappresentano una fonte che sta già producendo grandi quantità di energia a bassissime emissioni. Lo spegnimento anticipato di reattori aumenta le emissioni soprattutto quando essi vengono sostituiti con i combustibili fossili, ma anche quando sono sostituiti dalle rinnovabili.”   Siamo ancora in tempo? Secondo FFF no: la costruzione di uno o più reattori in Italia è praticamente impossibile possa contribuire agli obiettivi molto stringenti del 2030. La mancanza di una filiera pronta, la resistenza dell’opinione pubblica e gli iter legislativi, democratici e burocratici per rimettere in discussione i due referendum: questi i fattori che renderebbero una reintroduzione della fissione in Italia troppo lunga. Oltre ai possibili tempi lunghi di costruzione di nuove centrali. Inoltre, il fatto che le risorse economiche siano limitate rendono impossibile investire in diverse tecnologie e strategie contemporaneamente. Allora la conclusione è che per avere il più velocemente ed efficacemente agli obiettivi 2030 le risorse economiche dovrebbero essere impiegate per aumentare le fonti rinnovabili, consci dei limiti sulla rete elettriche che queste hanno.     Che ne pensate? Ha ragione Fridays For Future nel suo pragmatismo a breve termine? O abbiamo lo spazio per abbracciare una visione più ampia? È sicuramente vero che prima raggiungiamo i nostri obiettivi di decarbonizzazione meglio è. Ma è davvero lungimirante pensare all’obiettivo di breve/medio termine senza prendersi cura dell’obiettivo di lungo termine? Non potrebbe valere la pena lavoreare su tutte le scale temporali e pensare sia all’elettricità che ci arriva in casa oggi, sia a quella di cui disporremo nel 2030, sia al mix energetico del 2050? Il nucleare, inoltre, può essere utile anche per altri aspetti della nostra vita: teleriscaldamento, produzione di idrogeno, desalinizzazione delle acque. Non solo orizzonti temporali, anche geografici: il sistema Paese non vive soltanto di ciò che produce per il suo consumo interno. Potrebbe lo sviluppo del nucleare in Italia essere poi benefico per il supporto tecnologico che potremmo fornire ad altri Paesi? Il nostro equo contributo si riduce alla sola riduzione delle emissioni italiane? Possiamo contribuire alla sfida globale di mitigazione ed adattamento in altro modo?