Webinar: Africa Nuclear Business Platform

Il prossimo 19 Aprile inizierà l’evento di Africa Nuclear Business Platform: 4 giornate tematiche sulle priorità del mercato nucleare sub-sahariano. Nell’edizione 2021 il Direttore Generale IAEA, Rafael Grossi, aveva fatto notare che dei quasi 30 Paesi che stanno considerando o iniziando la produzione di energia da nucleare, quasi un terzo sono in Africa. Come mai? Semplice, le ragioni sono tante ma afferiscono tutte ad un concetto chiave: affidabilità. L’energia nucleare è una soluzione per il presente e per il futuro e per molte nazioni africane è un’opzione da considerare attentamente. Le 4 giornate sono dedicate a: SMRs: vantaggi e sfide dell’adozione di SMR, possibile standardizzazione legislativa (licensing and regulation), i reattori di grossa taglia possono ancora trovare il loro spazio? infrastructure development: come coinvolgere industria, portatori di interesse, cittadini e professioni tecniche public communications: collaborazione con i media locali e nazionali economic transformation of Africa through nuclear: sviluppo grazie ad una fonte di elettricità pulita, sicura, affidabile e disponibile per tutti, esempi di nazioni che hanno già avviato il loro programma nucleare   Tutti i dettagli e il link per la registrazione si trovano sul sito ufficiale.

UK: una nuova era nucleare

“L’energia nucleare fornisce il 15% dell’elettricità del Regno Unito: una fonte stabile complementare alle rinnovabili intermittenti. Il nucleare è l’unica fonte di elettricità affidabile e a basse emissioni che è stata dimostrata su larga scala ed eroga 100 volte l’energia di un impianto solare a parità di area impegnata. Possiamo assicurare un carico di base sufficientemente grande ed affidabile per la nostra isola solo ricorrendo all’energia nucleare. Il nostro obiettivo è diventare nuovamente leader globali in una tecnologia di cui siamo stati pionieri, fino ad arrivare nel 2050 ad avere un quarto della potenza consumata in Gran Bretagna proveniente dal nucleare.” Queste le prime frasi del capitolo dedicato al nucleare della nuova Energy Security Strategy del governo inglese. Una nuova spinta importante, data anche dalle ormai vicine chiusure: quasi metà della potenza installata entro il 2025 e tutti tranne un reattore entro il 2030, e un solo reattore in costruzione. Così il Governo ha deciso per l’installazione di nuovo nucleare fino ad arrivare a 24GW entro il 2050 (oggi sono 6.8GW), appunto il 25% della domanda di elettricità prevista, con 8 possibili nuovi reattori su siti già esistenti: Hinkley, Sizewell, Heysham, Hartlepool, Bradwell, Wylfa, Oldbury e Moorside. L’obiettivo ambizioso è di un nuovo reattore all’anno e per questo è stato creato un nuovo organo governativo, il Great British Nuclear, che si occuperà di aiutare i progetti in ogni loro fase. Inoltre il governo lavorerà con l’ente regolatore per snellire il procedimento di autorizzazione dove possibile ed armonizzare la legislazione con gli standard internazionali, naturalmente senza intaccare la sicurezza per l’uomo e l’ambiente. Forte anche l’impegno per lo sviluppo di nuove tecnologie, anche con altri Paesi, come gli Small Modular Reactors (SMRs) e gli Advanced Modular Reactors (AMRs). I fondi previsti sono: 1.7 miliardi di £ di fondi governativi diretti 100 milioni di £ per il nuovo reattore Sizewell C 210 milioni di £ per sviluppare Small Modular Reactors con Rolls Royce 120 milioni di £ per il Future Nuclear Enabling Fund   Abbiamo detto che solo un reattore rimarrà in funzione per la fine di questo decennio. Si tratta di Sizewell B, 1198 MW elettrici, entrato in funzione nel febbraio 1995 e destinato alla chiusura nel 2035. Ma EDF sta lavorando per estendere la vita dell’ultimo reattore di almeno vent’anni, rimandando la chiusura almeno nel 2055.   La Energy Security Strategy include incentivi e strategie su molte altre fonti a basse emissioni, come ad esempio l’eolico offshore. Per tutti i dettagli vi rimandiamo al sito ufficiale.

Webinar: UniPI, Lucia Sargentini

Segnaliamo il prossimo appuntamento del ciclo di conferenze Past-student and expert webinars in Nuclear Egineering organizzato dal Corso di Studi Magistrale in Nuclear Engineering dell’Università di Pisa. Il prossimo venerdì 16 Aprile alle 16 (ora italiana) Lucia Sargentini del CEA-Saclay terrà l’intervento dal titolo: On the inverse uncertainties quantification in the best-estimate plus uncertainty methodology. Il link per il collegamento si trova qui.   Consigliamo l’intero ciclo ricco di appuntamenti, il cui calendario completo è disponibile su questa pagina.

Francia: rinascita nucleare

Il Presidente Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia costruirà sei nuovi reattori nucleari di potenza, che considera la costruzione di altri otto e che continuerà a sostenere lo sviluppo degli small modular reactors (SMR). Secondo Macron, nei prossimi decenni la Francia dovrà produrre più elettricità a basse emissioni, perché anche se riduce del 40% il suo consumo di energia, l’uscita da petrolio e gas entro 30 anni significa sostituire parte del consumo di combustibili fossili con l’elettricità. Il Paese deve quindi essere in grado di produrre fino al 60% di elettricità in più rispetto ad oggi. “La chiave per produrre questa elettricità nel modo più esente da emissioni di carbonio, più sicuro e più autonomo è proprio avere una strategia plurale … per sviluppare sia le energie rinnovabili che quelle nucleari. […] Non abbiamo altra scelta che scommettere su questi due pilastri contemporaneamente. È la scelta più rilevante dal punto di vista ecologico e la più opportuna dal punto di vista economico e infine la meno onerosa dal punto di vista finanziario.” La rinascita nucleare secondo Macron consta di due decisioni. La prima prevede che l’attività di tutti i reattori esistenti dovrebbe essere estesa (se sussistono i requisiti di sicurezza);  le licenze di alcuni reattori sono già state estese con successo oltre ai 40 anni, chiede che EDF e l’ente regolatore “studino le condizioni per l’estensione oltre i 50 anni”. La seconda, come dicevamo, riguarda la costruzione di nuovi reattori. “Abbiamo imparato dalla costruzione dell’EPR in Finlandia (ora completato) e in Francia a Flamanville. EDF ha intrapreso con il settore nucleare la progettazione di un nuovo reattore per il mercato francese, l’EPR2, che ha già impiegato più di un milione di ore di ingegneria e presenta notevoli progressi rispetto all’EPR di Flamanville. Vorrei che fossero costruiti sei EPR2 e che lanciassimo studi sulla costruzione di otto EPR2 aggiuntivi. Andremo così passo dopo passo”. Nella seconda metà del 2022 si terrà un’ampia consultazione pubblica sull’energia, e nel 2023 si terranno discussioni parlamentari per rivedere il programma energetico pluriennale. Il nuovo programma pensato dal presidente potrebbe portare alla messa in servizio di 25 gigawatt di nuova capacità nucleare entro il 2050. Si punta ad un inizio dei lavori entro il 2028 e il primo reattore messo in servizio entro il 2035. Inoltre, Macron ha affermato che un miliardo di euro saranno messi a disposizione attraverso il piano di reindustrializzazione Francia 2030 per il progetto francese di small modular reactor Nuward e “reattori innovativi per chiudere il ciclo del carburante e produrre meno rifiuti”. Ha detto di aver fissato “un obiettivo ambizioso” per costruire un primo prototipo in Francia entro il 2030.

Fusione: novità da JET

Realizzare una centrale a fusione che possa produrre energia, come molti sapranno, non è impresa facile. Nei giorni scorsi abbiamo visto anche sui telegiornali che sono stati raggiunti importanti risultati presso JET, vuol dire che ormai ci siamo quasi? No, ma qualche passo in avanti lo abbiamo fatto. Partiamo dal principio base: atomi leggeri che si fondono a formarne di più pesanti generano energia; questo è lo stesso processo che alimenta il nostro Sole. Per ottenere questa reazione è necessario riscaldare pochi grammi di idrogeno (deuterio e trizio) a temperature estreme e quindi formare un plasma, nel quale poi avvengono le reazioni di fusione. Naturalmente, come per la fissione, è una fonte energetica a basse emissioni di carbonio e a parità di quantità produce milioni di volte più energia rispetto ai combustibili fossili. Il combustibile necessario, inoltre, è reperibile ovunque sulla Terra e da materie prime dal basso costo. L’impianto europeo JET (Joint European Torus) di Culham, Regno Unito, è l’esperimento leader a livello mondiale in questo ed è una parte importante per il successo di ITER. ITER mira a dimostrare la fattibilità tecnica e scientifica dell’energia da fusione; è in costruzione a Cadarache, Francia, ed è sostenuto da UE, India, Giappone, USA, Russia, Corea del Nord, Cina. Veniamo quindi alle novità. Gli ingegneri e fisici di EUROfusion – consorzio cofinanziato dalla Commissione Europea – hanno ottenuto un risultato record. JET ha prodotto complessivamente 59 megajoules di energia termica in 5 secondi, ovvero la durata dell’esperimento, raggiungendo una potenza media di circa 11 megawatt (megajoule per secondo). Il record precedente in un esperimento del 1997 è stato pari a 22 megajoule di energia termica. Il picco di potenza pari a 16 MW raggiunto brevemente nel 1997 non è stato sorpassato nei recenti esperimenti perché l’obiettivo era finalizzato a ottenere energia da fusione in un arco di tempo di alcuni secondi. Grande soddisfazione arriva da molte voci, ne riportiamo alcune: B. Bigot, Direttore Generale di ITER: “Un processo di reazione di fusione in deuterio e trizio, sostenuto a questo livello di potenza – prossima alla scala industriale -, rappresenta una clamorosa conferma per tutti coloro che sono impegnati nella ricerca sulla fusione a livello globale. Per il progetto ITER, i risultati ottenuti su JET sono un forte elemento di fiducia nel fatto che siamo sulla strada giusta nel percorso verso la dimostrazione della piena potenza di fusione”. T. Donné, EUROfusion Programme Manager (CEO): “Il record ottenuto, e soprattutto quello che abbiamo appreso sulla fusione in queste condizioni operative e il fatto che i risultati confermino pienamente le predizioni […] Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, potremo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore, se scaliamo al funzionamento delle future macchine a fusione. […] L’esperienza sperimentale che abbiamo acquisito in condizioni reali ci dà grande fiducia per la successiva fase di esperimenti previsti su ITER e su DEMO, il reattore dimostrativo europeo, progettato per immettere elettricità da fusione in rete”. G. Dialuce, Presidente dell’ENEA: “Siamo particolarmente orgogliosi dei nostri ricercatori che hanno lavorato alla preparazione e all’esecuzione degli esperimenti e all’analisi dei dati coordinando anche il team europeo che ha studiato gli aspetti tecnologici delle operazioni in deuterio-trizio, fondamentali in vista del progetto ITER. Questo contributo si colloca nel solco di una lunga tradizione che ha visto ENEA tra i maggiori e più qualificati contributori di JET sin dall’inizio, con propri scienziati che hanno ricoperto ruoli di leadership scientifica e di direzione dell’intero progetto”. M.C. Carrozza, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “Il record di 59 megajoule di energia da fusione ottenuto su JET è un successo tutto europeo, un risultato chiave che dà forza a ITER e alla Roadmap europea sulla fusione. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche svolge ricerche sulla fusione fin dagli anni ’60, pienamente inserito nel Programma Europeo, e ha contribuito a questo successo principalmente con l’attività dell’Istituto per la Scienza e Tecnologia dei Plasmi – CNR-ISTP – e con la partecipazione al Consorzio RFX, conducendo esperimenti su temi chiave dei plasmi igniti e implementando essenziali sistemi diagnostici”. F. Gnesotto, Presidente del Consorzio RFX: “La macchina europea JET, dopo quasi 40 anni in cui ha prodotto essenziali conoscenze sulla fisica e la tecnologia dei plasmi termonucleari, ha polverizzato il precedente record di energia prodotta da fusione dell’idrogeno. È un enorme successo di tutta la comunità scientifica europea, cui i ricercatori padovani del Consorzio RFX hanno dato un importante contributo, in termini sia di realizzazione di sistemi di controllo e di diagnostica, che di progettazione di campagne sperimentali e di analisi dei dati in esse raccolti”. F. Romanelli, Direttore del JET dal 2006 al 2013, attualmente Presidente del Consorzio DTT: “Il risultato della campagna DT di JET è il coronamento di una esperienza pluridecennale e dimostra come l’Europa, lavorando assieme, sia in grado di raggiungere obiettivi alla frontiera della conoscenza scientifica e tecnologica. […] JET è stato l’esperimento che più si è avvicinato alle condizioni fisiche che studieremo su ITER ed ha contribuito in maniera fondamentale a formare una nuova generazione di giovani ricercatori”. D. Farina, Direttrice dell’Istituto per la Scienza e Tecnologia dei Plasmi (ISTP) del CNR: “È con grande piacere e orgoglio che partecipiamo a questo successo europeo che corona un lungo lavoro di preparazione di tanti ricercatori europei, che hanno contribuito ai risultati della campagna sperimentale Deuterio-Trizio (DT) di JET. Nel periodo recente e nel passato, i ricercatori CNR hanno svolto ruoli importanti al JET con le loro competenze di fisica dei plasmi – teoriche, simulative, sperimentali, diagnostiche, tecnologiche. La campagna DT ha visto un forte impegno di ISTP-CNR insieme a UNIMIB in diversi ruoli e attività: il coordinamento scientifico di alcuni esperimenti in plasmi deuterio-trizio, le misure di diagnostiche neutroniche e gamma, di particolare importanza in plasmi DT, al supporto interpretativo in presenza di instabilità. Infine, notevole è stato il contributo dei nostri più giovani ricercatori a questa impresa scientifica”.   Sebbene questa fonte energetica sia ancora ben lontana dal poter essere utilizzata su scala industriale, questo è senza dubbio un passo in…