Un futuro luminoso per il pianeta? Possibile, partendo dal nucleare. Parola di Goldstein e Qvist

Di Antonio Soriero È molto animato, negli Stati Uniti, il dibattito culturale sul nuovo libro scritto da Joshua S. Goldstein e Staffan Qvist, dal titolo “A bright future. How some countries have solved climate change and the rest can follow”. Il volume è stato oggetto di un recente articolo del New York Times, realizzato dagli autori del libro insieme a Steven Pinker, tra i più brillanti intellettuali nordamericani del nostro tempo. Le parole spese da Pinker sull’opera hanno richiamato l’attenzione convinta di Bill Gates, da anni impegnato in prima linea per un rilancio del nucleare come fonte energetica in grado di combattere davvero il rischio di cambiamenti climatici. Il volume di Goldstein e Qvist offre un’analisi di scenario dei Paesi che hanno avuto il coraggio di puntare sul nucleare negli ultimi anni, su tutti Francia e Svezia (in cui Qvist è nato e cresciuto). Le due nazioni europee propongono al mondo un modello di decarbonizzazione efficace, fondato su un ampio contributo della fonte nucleare, conciliabile con le altre fonti e gestibile secondo i più elevati criteri di sicurezza. Non è un caso – sottolineano gli autori – che in questi due Paesi vi sia un’altissima percezione della qualità della vita. Goldstein e Qvist ricordano che oggi i 98 reattori attivi negli States producono circa il 20% della generazione elettrica nazionale. Si chiedono quindi perché gli Stati Uniti, come altri Paesi, non puntino ad ampliare ulteriormente il proprio parco nucleare. La risposta è rinvenibile in due termini spesso abusati da chi osteggia il nucleare: costi e paura. Due termini che però il presente sta insegnando a superare. Per quanto riguarda i costi, economie come la Cina dimostrano che possano essere ridotti senza rinunciare a cicli di produzione e gestione che offrano assolute garanzie; in tutto il mondo si lavora inoltre a ritmi sostenuti per lo sviluppo di nuovi reattori in grado di produrre energia a costi sempre più bassi. La paura è e può essere fugata solo dalla conoscenza. Tanto è stato fatto, anche e soprattutto nell’UE, per rispondere agli interrogativi posti da Fukushima; la Francia insegna come si possa convivere con una presenza significativa di centrali sul proprio territorio, valorizzandone bellezza e potenzialità economiche e occupazionali. Certo, appaiono oggi più che mai necessarie azioni di comunicazione efficaci e pervasive per un completo debunking di tutte le fake news copiosamente diffuse sul nucleare, soprattutto attraverso i nuovi media. Molto si è giocato sulle pulsioni irrazionali, sulle paure nutrite dalla disinformazione, ecco perché questo libro può rappresentare davvero un utile strumento di riflessione e l’AIN auspica possa essere presto tradotto in italiano. Diversi incidenti riguardanti le altre fonti energetiche hanno causato danni immani all’ambiente e consistenti perdite in termini di vite umane. Ma quanto se ne parla? Pochissimo rispetto allo “spauracchio nucleare”, comodamente sventolato per spaventare la popolazione e convincere i decisori a puntare su altre strade. “Flying is scary even though driving is more dangerous”. Con questo efficace parallelismo Pinker, nel suo articolo sul NY Times, mette in rapporto le paure suscitate dal nucleare con la paura di volare, che in molti avvertono pur viaggiando quotidianamente su un mezzo statisticamente più pericoloso: l’automobile. Sarà compito delle nuove generazioni rivedere le posizioni antinucleariste coltivate negli ultimi decenni; l’AIN, attraverso la sua Young Generation, punta moltissimo su un new deal che parta dalle giovani eccellenze italiane, i tantissimi connazionali under 40 impegnati in tutto il mondo per realizzare un nucleare sempre più pulito e sicuro. Abbiamo chiesto al Prof. Goldstein di prendere parte a un prossimo evento dell’associazione, ricevendo la sua disponibilità a presentare il libro, un vero e proprio break point nella discussione sul futuro dell’energia: se il mondo che ama Greta vuole davvero combattere i cambiamenti climatici, il nucleare deve essere parte della soluzione. È questa l’idea che anima anche la campagna “Nuclear4Climate”, alla quale l’AIN ha aderito sin da subito. No ai tabù, ai preconcetti, alle fake news. Sì a un nuovo e splendente futuro.

PIME 2019 – Il 12 e 13 giugno, a Parigi, la rassegna annuale dedicata alla comunicazione nel settore nucleare

Di seguito il testo di presentazione della manifestazione, per saperne di più CLICCA QUI PIME is THE annual gathering point for nuclear communication professionals & public affairs executives from around the world. ​Situation: Nuclear energy is clearly part of the solution to fight climate change. However, in some countries it still seems difficult to communicate that. Indeed, plans for carbon neutral cities of the future, frequently barely even mention the word “nuclear”. ​What can we do to change that? How can we not only put nuclear back on the map but also make it desirable and relevant? How can we showcase its innovative aspects making it clear that nuclear is part of a green future? How can nuclear be part of the green wellness and smart transformation movements? These are some of the questions that we will be asking the participants at this event to tackle. What’s different about PIME this year? The event will be far more participant-led than events in the previous years. We seek to help inspire them to make a paradigm shift and have hope for the future of nuclear and their ability to communicate that. Together, we will begin to design a bold vision for the future of nuclear, and a bold vision for communicating it both internally and externally.