La nascita della centrale nucleare di Latina

Tra il 1958 e il 1962, in soli quattro anni, l’Italia realizzò l’impianto nucleotermoelettrico di Latina, prima centrale nucleare dell’Europa continentale. Questo eccezionale documento dell’Istituto Luce ne svela il funzionamento, guidandoci attraverso tutte le fasi costruttive, dalla posa della prima pietra nel novembre del 1958, rievocata dalle parole di Enrico Mattei, all’”Extra Omnes“, il “fuori tutti” intimato per invitare tutto il personale a lasciare la zona nucleare a criticità raggiunta, nella tarda estate del 1962. Alcuni mesi fa le vestigia di questa cattedrale dell’ingegneria sono state definitivamente divelte, con l’avanzare inesorabile del processo di decommissioning. Restano intatte  – anzi per alcuni aspetti, come gli obiettivi di decarbonizzazione, risultano rafforzate – le necessità di politica energetica che portarono ad intraprendere il programma nucleare italiano, così come la conoscenza e le competenze professionali che, seppur sopite, potrebbero di nuovo in futuro, qualora vi fosse la stessa determinazione e volontà politica, ripetere una simile impresa. Ringraziamo il nostro socio Claudio Pedrazzi per aver portato alla nostra attenzione questo documento.

Sogin: prosegue a Latina lo smantellamento dell’edificio reattore

Sogin ha terminato lo scorso 20 ottobre i lavori di demolizione degli schermi dei boilers dell’edificio reattore della centrale nucleare di Latina. Si tratta di sei strutture in calcestruzzo armato la cui funzione era di isolare dall’esterno le condotte superiori di collegamento fra i boilers e l’edificio reattore. Per la loro rimozione, Sogin ha adottato la tecnica della demolizione controllata con taglio in quota, a circa 50 metri d’altezza, mediante disco diamantato. Una volta sezionato, ciascun blocco, di circa 2 tonnellate, è stato movimentato a terra, con gru a torre appositamente installata. I blocchi sono stati quindi trasferiti in un’area attrezzata per separare il ferro dal calcestruzzo. Ne sono risultate circa 1.200 tonnellate di materiale che, dopo gli opportuni controlli radiometrici, verranno allontanate dal sito e inviate a recupero, nell’ambito della strategia di economia circolare perseguita da Sogin. Lo smantellamento della centrale di Latina produrrà complessivamente circa 319 mila tonnellate di materiali, di cui circa 297 mila tonnellate (il 93%) – per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo – potranno essere recuperate. Fonte: https://www.sogin.it/it/media/news/latina_termina_lo_smantellamento_schermi_boiler_20102020.html

Al via il decommissioning della centrale di Latina

Con l’approvazione del decreto di disattivazione da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico entra nel vivo lo smantellamento della centrale nucleare di Latina. La fase 1 vedrà lo smantellamento dei sei boiler e l’abbassamento dell’altezza dell’edificio reattore da 53 a 38 metri, nonché la demolizione di molti edifici ausiliari. I rifiuti radioattivi già prodotti e quelli che verranno prodotti in questa fase saranno stoccati in sicurezza in un deposito temporaneo presso il sito e nell’esistente edificio reattore. Non è dunque prevista la realizzazione di ulteriori strutture di stoccaggio. Questa fase di attività durerà fino al 2027 per una spesa complessiva di 270 milioni di euro. Solo successivamente alla realizzazione del Deposito Unico Nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi sarà possibile procedere alla fase successiva, con lo smantellamento del reattore e la restituzione senza vincoli del sito alla collettività. La centrale di Latina è l’ultima, dopo quelle di Trino, Garigliano e Caorso, ad entrare nella fase di decommissioning. Fonte: https://www.sogin.it/it/media/news/approvato_decreto_disattivazione_centrale_latina.html