Stupore per il parere negativo italiano alla centrale di Krsko

Esprime il nostro stupore nell’apprendere del parere negativo dato dalla commissione tecnica del ministero della Transizione Ecologica al prolungamento dell’attività della centrale nucleare di Krsko in Slovenia. Tale parere non sembra tenere debito conto dell’opinione favorevole espressa dalle organizzazioni e degli enti pubblici che in Italia sono competenti ad esprimere un giudizio tecnico e che sono più direttamente in contatto con gli organi regolatori sloveni ed europei che sovrintendono alla sicurezza degli impianti nucleari. Non possiamo non ricordare, al riguardo, che l’impianto in questione, così come tutti gli impianti in esercizio in Europa, è stato sottoposto, a valle dell’incidente di Fukushima, ad una severa analisi (“stress test”) condotta in modo coordinato tra le varie autorità di sicurezza nazionali secondo le indicazioni dell’Unione Europea. In particolare per l’impianto di Krsko è stato condotto uno studio sismico probabilistico, secondo le più recenti metodologie disponibili, che ha riaggiornato il massimo sisma ipotizzabile sul sito ad un valore di 0,6g di accelerazione al suolo. Su questa base, l’esercente dell’impianto ha avviato un vasto programma di ammodernamento e rafforzamento dei sistemi di sicurezza della centrale. Tra tali interventi, in particolare, vogliamo citare la realizzazione di due sistemi addizionali per il raffreddamento dell’impianto dopo incidente, e del relativo edificio che li ospita, progettati cautelativamente ad un valore di sismicità del 20% superiore. Non può quindi non destare stupore la posizione assunta dall’Italia, che ignora, o peggio smentisce, l’intero approccio seguito dall’Europa per assicurare la massima sicurezza degli impianti nucleari ed il giudizio in più sedi ribadito da esperti indipendenti, sia a livello nazionale che internazionale. Restiamo in attesa di conoscere le motivazioni che verrano fornite, speriamo in tempi rapidi, e che ci vogliamo augurare siano basate su elementi tecnici ulteriori non a nostra conoscenza, unico approccio che ci sembra doveroso seguire in materia di argomenti tanto delicati quali la sicurezza.

Energia e clima: ipocrisia tedesca

La Germania chiuderà nel 2022 le sue sei centrali nucleari operative e, invece, solo nel 2030 le sue centrali a carbone lignite, il più inquinante. E’ il drammatico e costoso paradosso della politica tedesca e del nuovo governo rosso-giallo-verde, che getta un’ombra su tutta la politica “climatica” tedesca fatta di declamazioni fideistiche sulla decarbonizzazione, ma di fatti che vanno in direzione opposta. Merkel, almeno con meno ipocrisia, aveva promesso la chiusura del carbone nel 2040. L’ansia della coalizione “semaforo” di presentarsi con un obiettivo “climatico” fa anticipare l’abbandono (a parole) al 2030. Una pura promessa (intanto si protesta,  in Germania, per l’ennesima demolizione di cittadine sacrificate alle miniere di lignite a cielo aperto). Chiudere il nucleare prima del carbone è un “paradosso” carico di conseguenze negative per la Germania (ma le ombre riguarderanno la credibilità dell’intero Green Deal europeo). La Germania proclama più rinnovabili ma (anche per sostituire il nucleare) è costretta a continuare col carbone e puntare sull’importazione di gas russo. In ogni caso gas, carbone (fino al 2030 ) e rinnovabili non bastano, nei conti del fabbisogno elettrico tedesco, a rendere la Germania autosufficiente. I tedeschi stanno per piombare nel tunnel del “modello” italiano: alto prezzo dell’energia, dipendenza dai fossili, importazione crescente di energia elettrica dai paesi confinanti. Con la beffa: la Germania, come l’Italia, chiuderà le sue centrali per importare energia nucleare dai vicini (che hanno tutti centrali attive o programmi di nuove centrali). Insomma,  la Germania, che chiude le sue centrali,  per ossequio ai Verdi (e a decisioni sul nucleare prese in tempi astrali diversi) parla in pubblico contro il nucleare (si veda l’opposizione al suo inserimento nella Tassonomia), ma poi dipende del tutto dal successo dei programmi nucleari dei propri vicini (a partire dalla Francia), che le servono per stabilizzare il proprio bilancio energetico. Ipocrisia e paradosso. Ventuno noti ambientalisti e accademici tedeschi hanno chiesto al governo tedesco di ricredersi e di prolungare la vita delle proprie 8 centrali nucleari. I politici sono in imbarazzo. Da ogni punto di vista, sarebbe la scelta più logica. Ma, per ragioni politiche e non climatiche, energetiche o economiche, la Germania è bloccata sulla scelta più illogica.

Un comitato tecnico scientifico per la Transizione Ecologica

Segnaliamo questo articolo pubblicato su Rivista Energia a firma Alberto Clò e Romano Prodi che a nostro avviso tocca un tema molto importante, ovvero l’aderenza di decisioni politiche complesse ai fondamentali tecnologici di base. Come abbiamo visto nel caso della gestione della pandemia, benché la politica abbia sempre l’ultima parola, è necessario che il legislatore sia correttamente informato dei presupposti scientifici alla base delle problematiche che deve affrontare. In questo senso, la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico per la gestione della Transizione Ecologica darebbe perlomeno la garanzia che il dibattito e le decisioni da esso conseguenti siano, se non aderenti negli esiti, almeno improntate a principi scientifici oggettivi e di neutralità tecnologica. In questo senso, non possiamo che vedere favorevolmente la proposta avanzata nell’articolo. Per un Comitato Tecnico Scientifico sulla Transizione Ecologica