L’impianto di Zaporizhzhya è fermo

L’ha comunicato oggi l’operatore nazionale, Energoatom, dopo che l’unità 6 è stata spenta e sono in corso le operazioni di raffreddamento e messa in cold state – saranno necessarie circa trenta ore. Questo è stato possibile grazie al ripristino di una linea elettrica di backup, fornendo l’energia necessaria per tutte le operazioni accessorie, come il raffreddamento appunto e altre funzioni di sicurezza.L’impianto ha anche 20 generatori diesel di emergenza che possono durare fino a 10 giorni, in caso di necessità. Quando si è in cold state, è sufficiente un solo generatore per mantenere il reattore in sicurezza

Zaporizhzhia: missione IAEA

Pochi giorni fa è partita la missione IAEA di supporto ed assistenza all’impianto nucleare di Zaporizhzhzya. La centrale è sotto il controllo russo da Marzo, è operata da personale ucraino e nelle ultime settimane è stata oggetto di ripetuti attacchi. La missione ha lo scopo di verificare ed assicurare la sicurezza e le salvaguardie nucleari. A questo proposito, il commento del nostro Presidente: Un italiano, l’ingegnere nucleare Massimo Aparo, tra gli ispettori di Zaporizhzhya. E in Italia si scatena lo stupore mediatico! Come se gli esperti di nucleare in Italia fossero degli strani marziani. La cancel culture sul nucleare ha lavorato nel profondo. Si dimentica che siamo il paese di Enrico Fermi, della sua grande scuola di fisica nucleare. E di Enrico Mattei che realizzò la prima centrale nucleare italiana anticipando altri Paesi europei e del mondo. E che, con Felice Ippolito, e una valorosa equipe di managers pubblici e privati, di accademici e ingegneri, fisici, chimici, fece dell’Italia, nel primo quindicennio del dopoguerra, la terza potenza nucleare del mondo. Siamo il paese che, dopo il 1987, resistendo all’offensiva della cancel culture antinucleare, ha mantenuto uno straordinario presidio di attività e progettazione nucleare: con imprese come Ansaldo Nucleare e decine di altre, con enti come l’Enel, l’Enea o l’Infn, con le principali università italiane-Torino, Milano, Bologna, Padova, Pisa, Roma, Napoli, Palermo- che mantengono attività didattica, corsi di laurea e partecipazione, da protagonisti, ai principali progetti nucleari in corso nel mondo: dalle centrali di terza generazione a quelle di quarta e alla fusione nucleare. Per questo è ridicolo stupirsi di un italiano, l’ing. Aparo, che oggi presiede il più delicato organismo dell’IAEA, l’agenzia di sorveglianza delle attività atomiche del mondo e ne è vicedirettore. È l’ennesima dimostrazione che la propaganda antinucleare in Italia è un disco rotto: non siamo un Paese denuclearizzato (cosa fisicamente impossibile); non è vero che non avremmo le basi, la scuola e le competenze per rientrare nell’energia nucleare. Anzi, abbiamo le risorse umane e di competenza per farlo, rientrando dalla porta principale. E questa, vedrete, è una verità che non appartiene ormai solo alla comunità nucleare italiana, di cui l’ing. Aparo è espressione. Aprite gli occhi, voi attempati denigratori della scuola nucleare italiana e giù il cappello al prestigio dell’Italia Nucleare, erede di Enrico Fermi.

IAEA al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Zaporizhzya

Oggi presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è tenuta una sessione dedicata alla centrale nucleare di Zaporizhzya (Ucraina), occupato dalle forze russe sin da marzo e oggetto di bombardamenti il 5 e 6 agosto. Il Direttore Generale Rafael Mariano Grossi ha ribadito il suo appello affinché tutte le azioni militari si fermino sul sito. Ha inoltre dichiarato che la presenza IAEA presso l’impianto consentirebbe all’organizzazione di svolgere importanti attività tecniche in materia di sicurezza nucleare, protezione e salvaguardie e allo stesso tempo fornirebbe un’influenza stabilizzatrice. “In base alle informazioni più recenti fornite dall’Ucraina, gli esperti dell’IAEA hanno preliminarmente valutato che non vi è alcuna minaccia immediata alla sicurezza nucleare a seguito dei bombardamenti o di altre recenti azioni militari. Tuttavia, questo potrebbe cambiare in qualsiasi momento” ha dichiarato Grossi. Ma la IAEA ha ricevuto informazioni contraddittorie da Ucraina e Russia sullo stato dell’impianto, sul suo funzionamento e sui danni subiti e, senza una presenza fisica in loco, gli esperti dell’IAEA non sono in grado di corroborare queste valutazioni. “Sono quei fatti, raccolti durante una visita in loco, che sono necessari affinché IAEA sia in grado di sviluppare e fornire una valutazione del rischio indipendente della sicurezza nucleare e dei rischi per la sicurezza”, ha affermato. In tale missione, che Grossi guiderebbe, gli esperti IAEA valuterebbero i danni fisici alle strutture, determinerebbero se i sistemi di sicurezza e di protezione principali e di riserva sono funzionali e valuterebbero le condizioni di lavoro del personale della sala di controllo. Allo stesso tempo, IAEA intraprenderebbe anche attività urgenti di salvaguardia per verificare che il materiale nucleare sia utilizzato solo per scopi pacifici. Gli esperti devono verificare lo stato dei reattori e gli inventari di materiale nucleare per garantire la non deviazione dall’uso pacifico. L’IAEA effettuerà anche la manutenzione delle apparecchiature di salvaguardia al fine di garantire la trasmissione a distanza dei dati e mantenere la continuità delle conoscenze dopo aver lasciato la struttura. “Non solo una missione a Zaporizhzya sarebbe vantaggiosa per il lavoro indipendente IAEA, ma credo che sarebbe anche vantaggiosa per gli operatori e le autorità di regolamentazione della centrale nucleare”, ha affermato Grossi.   Foto e fonte: IAEA

Germania: Scholz apre al nucleare

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, durante una visita alla Siemens Energy di Mülheim an der Ruhr dove al momento si trova proprio una turbina al centro di una disputa con la Russia, riapre per la prima volta al nucleare. Ha dichiarato infatti che se l’Europa chiedesse alla Germania di mantenere in funzione le tre centrali – che apportano un “piccolo contributo” (6%) – “potrebbe aver senso” lasciare che operino anche oltre lo shutdown previsto per fine anno. L’Unione Europea ha varato un piano di emergenza che prevede tagli ai consumi del 7% entro marzo, ma la Germania è più esposta della media europea – e finalmente il nucleare si riprende il posto che gli spetta. La più piccola componente della coalizione di governo, i liberali, è portavoce di questo ripensamento dello shutdown e nonostante i Verdi abbiano sempre opposto resistenza, forse si intravede uno spiraglio di apertura. In ogni caso, Scholz ha confermato che le autorità prenderano una decisione tra qualche settimana, quando arriveranno i risultati di uno stress test sul sistema elettrico tedesco al momento in corso.  

Aggiornamenti dall’Ucraina

– aggiornato al 1 aprile – Il 31 marzo l’Ucraina ha informato la IAEA che le forze russe, che avevano preso il controllo di Chernobyl il 24 febbraio, hanno lasciato il sito ed è tornato nelle mani del personale ucraino. Ricordiamo che al personale era stata impedita la turnazione fino al 20 Marzo. Inoltre la IAEA ha dichiarato che non è stata in grado di confermare la notizia che forze russe abbiano ricevuto alte dosi di radiazioni all’interno della zona di esclusione di Chernobyl, come riportato da alcuni media. La IAEA sta cercando di raccogliere le informazioni necessarie per una valutazione indipendente della situazione. Il direttore Grossi nella sua missione nel Paese ha visitato uno dei reattori, ribadito la necessità di azioni urgenti che possano ridurre i rischi di incidenti nucleari e al contempo garantire il funzionamento delle centrali e dei siti nucleari. Non si tratta quindi solo di riunioni con esponenti del governo ma la IAEA sta fornendo anche supporto tecnico. Grossi durante la visita alla centrale South Ukraine ha incontrato il Ministro per l’Energia Galushchenko, il direttore dell’ente regolatore Korikov, il direttore Kotin dell’azienda Energoatom che opera i reattori e il direttore della centrale Polovych. Il 1 aprile poi il direttore generale Grossi ha incontrato il direttore generale di Rosatom, Likhachev e altri ufficiali russi in Kaliningrad, ed ha poi fatto ritorno al quartier generale IAEA in Vienna. Al momento 8 dei 15 reattori erano in funzione, di cui due nell’impianto di Zaporizhzhya controllato dalle forze russe.