L’Occidente ha dimenticato come costruire impianti nucleari?

Questa la visione di Matthew Dalton del Wall Street Journal nell’ultimo pezzo sull’energia nucleare.   La costruzione di nuovi reattori venne molto rallentata dagli incidenti del 1979 di Three Mile Island (Pennsylvania), da Chernobyl del 1986 e da una generica avversione allo smaltimento dei rifiuti radioattivi da impianti. La situazione peggiorò ancora nel 2011 con Fukushima: esempi sono la Germania con la decisione del phase-out o l’inasprimento della regolamentazione da parte degli USA. Oggi vediamo finalmente una rinascita del nucleare, la consapevolezza della sua importanza nel fornire energia pulita, sicura ed affidabile. Alcune nazioni come UK, Polonia, Repubblica Ceca e Olanda hanno intenzione di costruire nuove centrali. Ma siamo pronti a far ripartire la nostra capacità costruttiva? Le nazioni che sono state pioniere dell’era atomica soffrono ora di una mancanza di manager ed operai qualificati con esperienza nella costruzione, portando a ritardi e aumenti di costo. Dalton cita come esempi i problemi di saldature a Flamanville, o i reattori in costruzione di Georgia Power, tra le prime nuove unità dopo trent’anni di fermo. Will Salters, un sindacalista impiegato presso l’impianto di Vogtle ha dichiarato: “Abbiamo dovuto addestrare i saldatori e molte altre mansioni affinché diventassero lavoratori nucleari, quasi non ce ne sono più nel Paese. Tutti quelli che avevamo sono in pensione o deceduti.”   Sarà davvero necessario uno sforzo del mondo occidentale per riportare a pieno regime le catene di approvvigionamento di materiali e personale di alta qualità per le applicazioni nucleari?     Immagine di copertina: Sarah Meyssonnier / Reuters

La nascita della centrale nucleare di Latina

Tra il 1958 e il 1962, in soli quattro anni, l’Italia realizzò l’impianto nucleotermoelettrico di Latina, prima centrale nucleare dell’Europa continentale. Questo eccezionale documento dell’Istituto Luce ne svela il funzionamento, guidandoci attraverso tutte le fasi costruttive, dalla posa della prima pietra nel novembre del 1958, rievocata dalle parole di Enrico Mattei, all’”Extra Omnes“, il “fuori tutti” intimato per invitare tutto il personale a lasciare la zona nucleare a criticità raggiunta, nella tarda estate del 1962. Alcuni mesi fa le vestigia di questa cattedrale dell’ingegneria sono state definitivamente divelte, con l’avanzare inesorabile del processo di decommissioning. Restano intatte  – anzi per alcuni aspetti, come gli obiettivi di decarbonizzazione, risultano rafforzate – le necessità di politica energetica che portarono ad intraprendere il programma nucleare italiano, così come la conoscenza e le competenze professionali che, seppur sopite, potrebbero di nuovo in futuro, qualora vi fosse la stessa determinazione e volontà politica, ripetere una simile impresa. Ringraziamo il nostro socio Claudio Pedrazzi per aver portato alla nostra attenzione questo documento.