Spento il reattore belga Tihange-2

Oggi alle 10:45 dopo quarant’anni di operazione, il reattore belga Tihange-2 è stato definitivamente spento a seguito della legge sul phaseout del 2003. Si conta che questo reattore PWR da 1008 MW abbia prodotto più di 270 TWh di elettricità in totale.Segue di poco il reattore Doel-3 spento qualche mese fa: in totale perdiamo quasi un terzo della potenza nucleare installata nel Paese. Si assottiglia così il numero di reattori commerciali operativi: da sette di pochi mesi fa, oggi 5, probabilmente a 3 nel 2025. Infatti si prevede che anche le unità 1 e 2 di Doel veranno spente tra pochi anni. A poco sono valsi gli appelli della politica e delle associazioni, vi mostriamo qui qualche nostra immagine della manifestazione.  

Nucleare nel mondo: il Belgio

Per la serie “Nucleare nel Mondo” pubblichiamo questo contributo del nostro socio Fabio Nouchy sull’industria nucleare del Belgio. Il Belgio è uno dei pionieri nello sviluppo dell’energia nucleare. Anche se è entrato quasi casualmente nella storia atomica, per via del radio e dell’uranio trovati nelle miniere dell’allora “Congo Belga”, questo piccolo Stato ha poi partecipato nello straordinario sviluppo degli usi pacifici dell’atomo già a partire dagli Anni ’50.  Il Belgio è infatti il terzo paese dell’Europa occidentale, dopo il Regno Unito e la Francia, ad aver ottenuto una reazione nucleare a catena controllata in un reattore. L’11 maggio 1956, la prima reazione a catena controllata è stata ottenuta con il reattore di ricerca BR 1 (Belgian Reactor 1) al Centro degli Studi dell’Energia Nucleare, oggigiorno conosciuto come SCK CEN, che è ancora un fulcro vitale di esperimenti legati alle applicazioni nucleari vicino al villaggio di Mol, nella provincia di Anversa.  Molto presto dopo questo primo successo, il Belgio ha deciso di costruire un reattore di ricerca dedicato ai test sui materiali (il BR 2) e un terzo reattore sperimentale con l’obiettivo di produrre elettricità (BR 3).  Per quest’ultimo l’intenzione originale era di installarlo sul sito dell’Expo 58 a Bruxelles, sito dell’emblematico Atomium, ma il sito del SCK CEN fu poi scelto per ovvie considerazioni pratiche. Con una capacità di 11,2 MWe, il BR3 è stato collegato alla rete già nell’ottobre 1962. Questo primo reattore ad acqua pressurizzata (PWR) in Europa  doveva servire, tra l’altro, a formare il personale delle future centrali di Doel e Tihange. Dal 1963 in poi, fu anche usato per testare il combustibile MOX (Miscela di Ossidi di Uranio e Plutonio) in condizioni reali. Nel 1987 è stato definitivamente spento dopo 11 cicli di funzionamento e fu allora designato come impianto pilota per la ricerca sullo smantellamento dei reattori da parte della Commissione Europea, operazione che è stata completata recentemente. La prima centrale nucleare commerciale costruita dai Belgi in collaborazione con i Francesi si trova nella zona di Givet, a Chooz, sulle rive della Mosa. Questo impianto PWR, con il reattore più potente del mondo all’epoca (242 MWe), ha iniziato a fornire elettricità alla rete nel 1967 ed è stato chiuso definitivamente nel 1991. La centrale di Chooz A ha permesso ai Belgi e ai Francesi di acquisire know-how ed esperienza sia nella fabbricazione di attrezzature per i futuri impianti nucleari che nella gestione di una centrale.  Dopo la messa in funzione di Chooz A, i Belgi hanno deciso di lanciare il loro programma di energia nucleare. Sono stati scelti due siti: Doel sulla riva sinistra della Schelda, a valle di Anversa, e la zona industriale di Tihange sulla riva destra della Mosa, a monte di Liegi.  I primi reattori sono stati messi in funzione a livello industriale nel 1975 (Doel 1, Doel 2 e Tihange 1). Tra il 1982 e il 1985, a queste tre unità si sono aggiunte Doel 3, Tihange 2, Doel 4 e Tihange 3. All’epoca della messa in funzione dei primi reattori, tre quarti della produzione di elettricità del Belgio erano generati dal carbone, mentre negli anni ’80 la quota nucleare è passata in media intorno al 66%.  Ora, nel 2021, l’elettricità prodotta da fissione atomica rimane attorno al 50% del fabbisogno di elettricità, ponendo il Belgio tra i paesi europei con le più basse emissioni di gas a effetto serra, accompagnato dall’aumento dell’eolico offshore. Un cambiamento importante è però incombente, siccome la legge del 31/01/2003 prevede una chiusura di tutte le centrali alla fine del loro limite legale, fissando di fatto una data di chiusura a 40 anni dalle prime operazioni. A causa di mancanza di alternative di approvvigionamento elettrico, si è già derogato ben due volte a questa legge (nel 2013 e 2015), portando la vita legale dei reattori di Tihange 1 e di Doel 1 e Doel 2 a 50 anni di operazioni.  L’attuale accordo di governo prevede però di prendere in considerazione ciecamente la chiusura prevista dalla legge del 2003. Tale applicazione comporterebbe una chiusura di tutti e 7 i reattori belgi tra il 1° ottobre 2022 e il 1° dicembre 2025 e il dibattito su come rimpiazzare la loro capacità di 6 GW è molto acceso. Oltre a una dose massiccia di importazioni, la speranza di poter garantire la stabilità energetica riposa su nuove costruzioni di centrali a gas, l’opzione più flessibile sul mercato per poter compensare le fluttuazioni delle energie rinnovabili a intermittenza (eolico e solare). Ma la storia del nucleare in Belgio è ben più estesa della produzione di elettricità, e quando si parla di medicina nucleare, raggiunge una dimensione di eccellenza. Tornando al BR2, il reattore ad alto flusso neutronico che è stato commissionato nel 1961, oltre alla ricerca sul comportamento dei materiali e dei combustibili sotto irradiazione, è anche usato per produrre radioisotopi a fini medici e industriali, rifornendone tra il 20 e il 25% del fabbisogno mondiale. Un’ultima applicazione per la quale il BR2 sarà presto utilizzato è la produzione di Plutonio-238 per alimentare i generatori termoelettrici a radioisotopi per le missioni di esplorazione spaziale. Gran parte dei radioisotopi per scopi medici prodotti al BR2 sono poi ripresi dall’l’Istituto nazionale dei RadioElementi (IRE), sul sito di Fleurus, che dagli anni ‘70 ha cominciato la produzione di Molibdeno-99 per fini diagnostici e Iodio-131 a fini terapeutici. Oggi l’IRE gode di una reputazione di leader internazionale nel campo, mentre sviluppa nuove tecniche e radioisotopi, come il Gallio-68 e il Lutezio-177.  Un’altra azienda belga, la Ion-Beam Applications (IBA) situata a Louvain-La-Neuve, è diventata la leader mondiale nella produzione di ciclotroni, ossia acceleratori di ioni più compatti e precisi per poter creare dei fasci ben controllati. L’applicazione maggiormente degna di nota è quella del trattamento dei tumori, dove i ciclotroni possono portare benefici rispetto ad altre tecniche grazie alla loro maggiore precisione, che comporta un minore danno alle cellule sane circostanti al tumore. Guardando ancora oltre verso il futuro, il progetto MYRRHA del SCK CEN, ossia il “reattore di ricerca versatile per applicazioni ad alta…

I Belgi non vogliono più rinunciare al nucleare

Appena tre anni fa la maggioranza dei Belgi intervistati condivideva la strategia del governo di chiudere le centrali nucleari. Invece, secondo un recentissimo sondaggio RTL Info – Ipsos – Le Soir, ora il 47% degli intervistati è contrario alla chiusura, mentre solo il 27% è favorevole. La contrarietà alla chiusura è maggiore nel nord e sud del Paese (nelle Fiandre supera il 50%) mentre è inferiore nella capitale (31%). Da notare che oltre un quarto degli intervistati non ha un’opinione in proposito, lasciando quindi ampio margine ad ulteriori evoluzioni nell’opinione pubblica. Sempre dal sondaggio si evince che la contrarietà alla chiusura è ben motivata da molteplici ragioni, quali il timore di un aumento dei prezzi dell’elettricità, delle emissioni, della dipendenza energetica dall’estero e, non ultima, la perdita di molti posti di lavoro qualificati. Nei mesi scorsi si sono susseguite le proteste dei sindacati e dei lavoratori delle centrali di Doel e Tihange, la cui chiusura porterebbe alla perdita di 7000 posti di lavoro. Inoltre, se il piano di chiusura al 2025 fosse confermato, l’emorragia preventiva di tecnici qualificati potrebbe mettere in discussione l’operatività della centrale nel prossimo biennio, nonché la disponibilità del personale qualificato necessario alla fase di controllo e manutenzione successiva allo spegnimento. La strategia è ovviamente osteggiata da Electrabel, la sussidiaria di Engie che opera le centrali elettriche in Belgio, alla quale il Parlamento, appena nel 2015, aveva dato il via libera all’estensione dell’operatività di due reattori del Paese oltre il 2025. Ma l’uscita dal nucleare è un’opzione criticata anche dalle maggiori associazioni economiche e persino da un rapporto di PwC Enterprise Advisory, che sottolineano come il phase-out dall’atomo sarebbe per l’economia belga un salto nel buio. A livello internazionale, la battaglia sul nucleare belga sta diventando una battaglia di bandiera, con crescenti iniziative di sensibilizzazione e proteste già programmate per la prossima primavera. La percezione è, infatti, che la strategia del governo sia un favore alla Germania e alla sua volontà di imporre all’Europa la propria visione di transizione energetica, basata esclusivamente (si fa per dire, dato il consumo di carbone e gas naturale) sulle rinnovabili. Berlino d’altronde non ha mai fatto mistero di vedere di buon occhio la rinuncia all’atomo del piccolo vicino, ricorrendo anche a mezzi a dir poco eterodossi, come il tentativo di interferire con il riavvio dei reattori Tihange 2 e Doel 3, soggetti dal 2012 a ripetuti e prolungati periodi di fermo per verifiche strutturali poi risultate non compromissive della sicura operatività degli stessi. Ad oggi il Belgio ha 7 reattori operativi, che coprono circa metà della produzione elettrica. Il primo a spegnersi potrebbe essere Doel 3, nell’ottobre del 2022, seguito, salvo ripensamenti, da tutti gli altri entro il 2025.

Belgio: importante passo avanti per il nuovo reattore di ricerca

Nuova pietra miliare nella realizzazione di Myrrha (Multipurpose Hybrid Research Reactor for High-tech Applications), il nuovo reattore di ricerca belga: il fascio di protoni destinato ad alimentarlo è stato accelerato per la prima volta attraverso il quadrupolo a radiofrequenza (RFQ). Myrrha è un reattore di ricerca subcritico, ovvero che non sfrutta una reazione a catena bensì si avvale di un fascio accelerato di protoni che colpiscono un bersaglio per produrre neutroni (spallation), ottenendo periodi di criticità in un nocciolo di uranio debolmente arricchito. Questo tipo di reattore sarà utilizzato per molteplici applicativi di ricerca, come lo studio della trasmutazione dei radionuclidi a lunga vita che compongono i rifiuti nucleari, la produzione di radioisotopi ad uso medico, ma anche lo studio di quesiti fondamentali in fisica atomica, fisica nucleare, fisica della materia e medicina nucleare. Il primo test di accelerazione è stato condotto a 1.5 MeV, rispetto ai 600 MeV del fascio protonico una volta che il reattore sarà operativo, nel 2034. La realizzazione di Myrrha, che sostituirà il vetusto reattore BR2, fa parte del progetto European Strategy Forum on Research Infrastructures. Oltre a Myrrha, altri due reattori di ricerca sono in fase di realizzazione in Europa: il Jules Horowitz Reactor a Cadarache (Francia) e il Pallas Reactor a Petten (Paesi Bassi).

Il Belgio compie i primi passi verso il deposito geologico

L’Agenzia Federale per il Controllo Nucleare belga (FANC) ha espresso parere favorevole alla proposta avanzata da Ondraf/Niras, l’Agenzia belga per la gestione dei rifiuti radioattivi, riguardo allo stoccaggio definitivo in deposito geologico dei rifiuti ad alta emittività e lunga emivita. La proposta è stata sottoposta a consultazione pubblica e all’esame degli enti interessati negli scorsi mesi, da cui il parere positivo della FANC. Si tratta solo del primo passo, a livello prettamente concettuale, del lungo iter che potrebbe portare alla costruzione di un deposito geologico nel Paese. Il parere della FANC riconosce infatti nel deposito geologico la soluzione migliore allo stato attuale delle conoscenze tecniche, rimarcando che la decisione di costruire tale deposito e l’individuazione dei siti idonei non è stata ancora presa in considerazione. L’approvazione da parte del Governo di questa bozza di principio potrebbe dunque costituire la base di partenza del progetto vero e proprio. Ricordiamo che ad oggi esiste un solo deposito geologico operativo al mondo, il Waste Isolation Pilot Plant (WIPP) negli USA, dove sono stoccati i rifiuti derivati dall’uso militare della tecnologia nucleare. Progetti di costruzione di un deposito geologico sono in fase matura in Svezia e Finlandia, mentre Canada e Regno Unito sono impegnati nella selezione del sito idoneo. Per maggiori informazioni: https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Belgian-regulator-supports-geological-disposal-for https://www.ondraf.be/la-consultation-publique-donne-lieu-des-reactions-utiles