La Polonia sceglie Westinghouse

Nel settembre dello scorso anno la Polonia annunciava il suo piano per ridurre la dipendenza dal carbone, il nucleare? 6-9 GW da installare entro il 2040 per un totale di 6 Pressurized Water Reactors di grossa taglia. Un programma aggressivo che prevede l’inizio della costruzione del primo impianto nel 2026, con un totale stimato intorno ai 40B$. Dopo un’attenta valutazione delle alternative – tra cui EDF con gli EPR, e Korea Hydro & Nuclear Power con gli APR-1400-, l’annuncio del governo: la Polonia sceglie il governo USA e Westinghouse con i suoi AP1000. Naturalmente grande soddisfazione è stata espressa dalla US Energy Secretary Jennifer Granholm e dalla Vice-Presidente Kamala Harris, anche per le importanti implicazioni geopolitiche. I siti ipotizzati al momento sono le città costiere Lubiatowo e Kopalino, nel nord del Paese.

La Polonia procede sulla strada del nucleare

Varsavia procede a ritmo sostenuto nella definizione del proprio programma nucleare, che secondo le intenzioni del governo dovrebbe portare alla creazione di 6-9 GW di capacità da fissione entro il 2042, con la prima centrale in linea entro il 2033. A questo scopo, si intensificano i colloqui internazionale alla ricerca di partner industriali: sebbene gli Stati Uniti siano in una posizione privilegiata, grazie alla firma recente di un accordo tra i governi dei due Paesi, e con il recente impegno di Westinghouse, la Polonia guarda anche alla Francia e alla Corea del Sud. Quel che è certo è che si tratterà di reattori di grossa taglia di generazione III+. Anche la selezione dei siti, secondo una fonte anonima del Ministero per il Clima e l’Ambiente, dovrebbe concludersi entro l’anno. Tra i quattro siti in lizza, spiccano le località di Lubiatowo-Kopalino e Żarnowiec, sulla costa, in zone molto energivore e adatte al trasporto via mare, e Bełchatów, sede della centrale a carbone più inquinante d’Europa, che il piano nucleare punterebbe a sostituire, anche per compensare la perdita di posti di lavoro. La Polonia infatti si avvale del carbone per generare oltre il 70% della propria elettricità, e la comunità dei lavoratori del settore è storicamente molto forte. Un primo piano per il ricorso al nucleare, ipotizzato nel lontano 1989, fu osteggiato strenuamente proprio dai sindacati del settore minerario carbonifero. Alcuni dei personaggi che difendevano il carbone allora, come Radosław Gawlik, oggi sono attivisti che spingono per il 100% rinnovabili. Tuttavia, al coro pro nucleare si è aggiunto recentemente il climatologo di punta del Paese, il prof. Szymon Malinowski dell’Università di Varsavia, molto seguito dagli ambientalisti. Egli ha spiegato come il nucleare sia l’unica fonte a basse emissioni con elevato fattore di capacità, in grado dunque di fornire energia elettrica in modo continuo e programmabile. Anche secondo Adam Błażowski, attivista ambientale per conto di FOTA4Climate, i sostenitori del 100% rinnovabili sottostimano grandemente le capacità da installare e la necessità di una cospicua riserva di impianti di generazione a gas naturale. Persino tra i più entusiasti sostenitori del nucleare aleggia però lo spettro dell’indecisione politica: se il programma nucleare non gode di un ampio supporto politico a lungo termine, futuri cambi di governo potrebbero vanificare ogni sforzo.

Nuovo nucleare: le notizie scelte del mese

Il primo microreattore canadese potrebbe parlare anche italiano Ultra Safe Nuclear Canada (USNC), Global First Power (GFP) e Ontario Power Generation (OPG) hanno siglato un’intesa dando vita ad una partnership per la costruzione e la conduzione di un microreattore dimostrativo presso i laboratori di Chalk River. USNC, alla cui guida si trova l’italiano Francesco Venneri, potrebbe essere la compagnia più vicina alla costruzione di un microreattore, anche perché il Canada, attraverso il convinto sostegno della Canadian Nuclear Safety Commission, l’ente regolatore del nucleare, sta creando un ambiente molto favorevole al nuovo nucleare. Il microreattore targato USNC sarà un reattore a gas ad alta temperatura di 15MW di potenza termica e 5MW elettrici, a sicurezza totalmente passiva, con nocciolo sigillato e trasportabile e combustibile nucleare appositamente brevettato (FCM™), di tipo TRISO, ma caratterizzato da un innovativo rivestimento in ceramica capace di resistere ad altissime temperature e di contenere tutti i prodotti di fissione. Il design Aurora di Oklo Power LLC al vaglio del regolatore USA La Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha iniziato il vaglio della richiesta di licenza combinata di costruzione e conduzione del microreattore Aurora di Oklo. Il prototipo di Aurora, un reattore a neutroni veloci, avrà una potenza elettrica di 1.5 MW, capacità di cogenerazione e userà combustibile HALEU (Uranio ad arricchimento Intermedio) messo a disposizione dagli Idaho National Laboratories. La licenza combinata (Construction and Operation License, COL) è la prima di questo tipo ad essere vagliata negli Stati Uniti per un reattore avanzato, prova della determinazione della NRC nell’aprire la strada ai reattori modulari, in particolare dopo l’entrata in vigore, nel 2019, del Nuclear Energy Innovation and Modernization Act. La Polonia fa sul serio sul nucleare: Michał Kurtyka, Ministro per il Clima, ci spiega perché In una web-chat con il Direttore Generale della Nuclear Energy Agency, il Ministro per il Clima polacco, Kurtyka, ha spiegato come il programma nucleare appena avviato consentirà alla Polonia di ridurre la quota di carbone nel suo mix elettrico dall’80% al 32% nel 2040, al contempo assicurando la sicurezza energetica e mantenendo la competitività del sistema industrial del Paese, fortemente energivoro. Kurtyka ha spiegato come la Polonia fosse interessata al nucleare dagli anni ’80, unica ad esserne priva nel blocco sovietico, e come l’opinione pubblica esprima un forte sostegno a questa tecnologia. Il ministro si è detto inoltre ottimista sulla sostenibilità dell’impegno finanziario, grazie alla forte economia polacca e alla presenza di una filiera domestica, benché abbia lasciato intendere come un approccio più favorevole al nucleare nelle politiche climatiche ed energetiche dell’Unione Europea sarebbe auspicabile. IEA: sostegno finanziario al settore nucleare può rilanciare l’economia dopo il COVID19 L’International Energy Agency ha rilasciato un rapporto in cui si analizzano alcune misure di stimolo economico per il recupero post-pandemico focalizzate sul settore energetico. Il rapporto sottolinea l’importanza del nucleare sia nella transizione ad un’economia a basse emissioni sia nella creazione di posti di lavoro qualificati. A tal fine invita i governi a prevedere misure di stimolo volte non soltanto all’estensione dell’operatività della flotta nucleare esistente, ma anche al dispiego di nuova capacità nucleare. In particolare, il rapporto individua nei reattori modulari di piccola taglia la possibilità di contribuire significativamente alla riduzione delle emissioni con costi capitali contenuti e elevata scalabilità. Positivo il commento di Agneta Rising, Direttore Generale della World Nuclear Association, che ha rimarcato come un piano di stimoli potrebbe incentivare gli investimenti sulle nuove tecnologie nucleari portando un ulteriore contributo alla crescita della capacità nucleare, che si aggiungerebbe agli oltre 100 reattori già previsti entrare in operatività da qui al 2030.