Seminario: conversione di armi nucleari in energia

Domani 19 settembre dalle 15 alle 18 a Roma ed online si terrà il seminario ‘La conversione delle armi nucleari in energia e sviluppo’ Dopo i saluti iniziali di AIN, ENS e Flaei-CISL reti, il programma prevede gli interventi di M. Sepielli, S. Bartalucci, A. Mathis e A.A. PapaSegue infine una tavola rotonda delle formazioni politiche italiane con esponenti di DC, FI, Lega, PD, UDC e AZIONE Tutti i dettagli al link: www.nuclearforpeace.org/conferenze.html#190922

Sogin: commissariamento e conclusione smantellamento Bosco Marengo

L’impianto di Bosco Marengo denominato Fabbricazioni Nucleari era dedicato alla produzione di elementi di combustibile per le centrali italiane ed estere. Era entrato in funzione nel 1973 e dopo lo stop del programma nucleare italiano dopo il referendum del 1987 ha gradualmente diversificato le attività, specializzandosi in settori ceramici avanzati ed altri prodotti. Sogin entra in gioco nel 2005: diventa proprietaria dell’impianto e oggi ne dichiara la fine del decommissioning – il pirmo sito in italia a raggiungere lo stato di brown field. Il Presidente e l’Amministratore Delegato di Sogin, Perri e Fontani, hanno accompagnato le autorità locali in una visita al sito ormai disattivato: sono stati sollevati i vincoli radiologici e declassificati le aree e gli edifici dove si fabbricavano gli elementi di combustibile. Ora questi ultimi tornano ad essere ambienti convenzionali. Il 2021 è stato un anno cardine in quanto ha visto una significativa accelerazione delle attività di decommissioning. Naturalmente la decontaminazione e lo smantellamento del ciclo di produzione sono stati di particolare importanza, ma anche lo smantellamento dei sistemi ausiliari (impianto di ventilazione, vasca di decontaminazione dei materiali e impianto di trattamento e drenaggio degli effluenti liquidi). Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi presenti (solidi e liquidi), questi sono stati trattati e ridotti di volume. Risultano al momento circa 500 metri cubi stoccati in sicurezza in un deposito temporaneo (B106) in attesa del trasferimento definitivo nel Deposito Nazionale. Le prossime attività riguarderanno il mantenimento in sicurezza, la gestione dei rifiuti radioattivi e la conclusione dei lunghi lavori di caratterizzazione e bonifica di una parte dell’”area di rispetto” del sito. Una durata dovuta alla particolare cura che viene adottata nelle misure di caratterizzazione radiologica. Tranne un piccolo quantitativo di rifiuti radioattivi, a debole contaminazione di poche decine di chili, si tratta di materiali inerti quali plastica, ferro, cemento, legno, fusti petroliferi eccetera, interrati in passato durante l’esercizio dell’impianto. Tale materiale dopo gli opportuni controlli verrà rimosso e conferito in discarica. Con la disponibilità del Deposito Nazionale i rifiuti radioattivi saranno allontanati e il deposito temporaneo smantellato. Il sito sarà così riportato a green field, ossia una condizione priva di vincoli radiologici che consentirà il suo riutilizzo per altre attività.   Commissariamento in vista Lo stesso giorno sulla stampa si legge della notizia del commissariamento di Sogin, prevedendo la nomina dell’organo commissariale entro 30 giorni. Il nostro Presidente, Umberto Minopoli, ha accolto così la notizia: “Commissariata la Sogin. Per due obiettivi dichiarati nel Decreto governativo: accelerare lo smantellamento degli impianti dismessi (nel 1987 sic); realizzare il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi (che latita da 40 anni). Questi ritardi, come si vede, non sono recenti. La Sogin, istituita nel 1999, avrebbe dovuto realizzare i due obiettivi, o almeno in gran parte, da vent’anni. Ma questo, va dato atto, è il primo governo che se ne accorge e corre ai ripari. Altra motivazione, che la comunità nucleare italiana ha sempre sostenuto, è che i ritardi del decommissioning dipendono anche dal fatto che esso non è un’opera ordinaria, gestibile con le regole ordinarie delle opere pubbliche. Serve competenza nel trattare materie radiologiche. Il Commissario potrà agire adattando, finalmente, il quadro normativo alle specificità del decommissioning e della costruzione del Deposito. Si tratta di opere che porteranno lavoro, sviluppo, qualificazione tecnologica. Finalmente una presa di coscienza.”     immagini per gentile concessione di SOGIN

ERMSAR 2022 – European Review Meeting on Sever Accidents Research

A Karlsruhe (Germania) dal 16 al 19 Maggio 2022 si terrà il decimo European Review Meeting on Severe Accidents Research. Sono previsti sconti per studenti magistrali e di dottorato, tutti i dettagli su questa pagina, ed è possibile seguire in remoto. Il programma completo della conferenza sarà disponibile a breve, ed è prevista una visita tecnica al KIT.   Per maggiori dettagli, visitare il sito ermsar2022.com  

Cosa mai il nucleare ha fatto per me?

Lanciamo oggi una serie di approfondimenti sugli usi della scienza e tecnologia nucleare. Mentre nell’immaginario comune la parola nucleare richiama quasi esclusivamente l’uso energetico o, nei casi peggiori, bellico di questa tecnologia, essa trova in realtà impiego nei settori più disparati. Cominciamo forse da quello meno noto al grande pubblico, ovvero la conservazione del patrimonio culturale. Tutti sappiamo quanto sia importante per ogni Nazione preservare il proprio patrimonio culturale. Tuttavia, gran parte di questo patrimonio è spesso esposto a processi di degradazione, siano essi di natura interna o esterna, che tendono col tempo a ridurne la fruibilità e, senza adeguati e periodici interventi, ne possono causare la perdita totale ed irrimediabile. Tradizionalmente i metodi più utilizzati a tale scopo prevedono interventi tramite agenti chimici o fisici. Entrambi questi approcci hanno però dei lati negativi: gli agenti chimici possono lasciare tracce indesiderate sul manufatto e alterarne la natura, mentre gli agenti fisici possono danneggiarlo. Recentemente vanno sempre più diffondendosi tecniche d’intervento che utilizzano le radiazioni nella disinfestazione e il restauro di oggetti ed elementi artistici e culturali. Sebbene questa tecnologia non sia nuova in quanto disponibile da decenni, spesso è tuttora poco conosciuta e snobbata dai professionisti del restauro, anche per la paura immotivata riguardo al suo utilizzo. Uno dei metodi più utilizzati è l’irraggiamento gamma dei manufatti al fine di eliminare aggressori biologici quali funghi, batteri o insetti infestanti. La radiazione gamma è radiazione ionizzante nello spettro a più alta frequenza della radiazione elettromagnetica. Essa consiste in fotoni ad altissima energia, particelle con comportamento ondulatorio emesse da una sorgente appropriata, come il cobalto-60. Alle dosi utilizzate nel campo della conservazione e del restauro, i raggi gamma interagiscono senza alcun contatto fisico tra lo strumento e il manufatto inibendo la riproduzione degli agenti microbici e infestanti. Moltissimi manufatti, dai libri e gli strumenti musicali, fino ai dipinti e agli elementi architettonici, possono essere trattati con successo tramite l’irraggiamento. La Mummia di Ramses II in Egitto, alcuni manufatti di bronzo in Croazia e l’iconostasi di una chiesa del villaggio di Izvoarele, in Romania, sono alcuni esempi di interventi. Quest’ultima era fortemente deteriorata dalla presenza di tarli. I tarli vengono comunemente eliminati iniettando un veleno nei fori e, una volta accertata la loro eliminazione, viene applica della cera per sigillare i fori stessi. Tuttavia questo intervento è dispendioso, espone il pubblico ad esalazioni nocive e spesso non è neppure risolutivo. In questo caso invece l’iconostasi è stata trasportata presso il centro IRASM di Bucarest, dove è stata sottoposta al trattamento tramite una sorgente di cobalto-60 situata in una piscina sotto sei metri d’acqua. La sorgente gamma, una volta attivata, elimina gli insetti definitivamente in tempi brevissimi e con costi limitati rispetto ad altri interventi. La diffusione di questo metodo ha avuto molto impulso da parte della IAEA negli ultimi anni. Secondo Sunil Sabharwal, specialista della IAEA e curatore della prima pubblicazione omnicomprensiva sull’argomento, il problema principale è vincere la diffidenza dei professionisti del restauro verso le radiazioni. Diffidenza immotivata dal momento che l’irraggiamento non danneggia i manufatti, non li rende radioattivi ed è molto efficace. Nel prossimo articolo della serie parleremo degli usi della tecnologia nucleare applicati alla sicurezza alimentare.   Fonti per approfondire: https://www.iaea.org/newscenter/news/learn-about-our-past-new-publication-on-preserving-cultural-artefacts-using-ionizing-radiation https://www.iaea.org/newscenter/news/iaea-impact-protecting-romanias-cultural-heritage-using-nuclear-technology