Lettera del prof. Ambrosini, membro del Direttivo AIN, in risposta al Prof. Rovelli su Enrico Fermi
Nell’epoca dei social è opportuno che coloro che conoscono in modo approfondito materie che sfuggono ai più ne parlino al grande pubblico evitando di proporre semplificazioni troppo ardite o tesi difficilmente condivisibili. Sfortunatamente, il video del Prof. Rovelli apparso recentemente in merito ad Enrico Fermi e alle vicende scientifiche e politiche legate alla bomba atomica sembra voler deliberatamente distruggere, in poco più di sei minuti, un vero mito della fisica, su cui sono stati scritti libri interi, anche in italiano e facilmente comprensibili da tutti, che invito a leggere attentamente (https://www.sif.it/libri/catalogo/conoscere_fermi, https://www.pubblicazioni.enea.it/le-pubblicazioni-enea/edizioni-enea/anni-fino-al-2005/enrico-fermi-significato-di-una-scoperta.html , https://en.wikipedia.org/wiki/The_Making_of_the_Atomic_Bomb ). In Italia, abbiamo una quantità di istituti scolastici superiori intitolati ad Enrico Fermi e sarebbe un peccato dover riconoscere che ci siamo tutti sbagliati per decenni nel giudizio positivo che abbiamo dato di lui come scienziato e come figura storica rilevante. Premetto di non essere uno storico di Fermi o della scienza, ma un docente universitario di Impianti Nucleari in servizio attivo che, per mestiere e per passione, è informato sulle vicende alla radice delle discipline che studia ed insegna. La mia non è una ricostruzione storica distillata per giungere ad un assunto specifico opposto a quello proposto da Rovelli, ma una modesta puntualizzazione che ha il solo scopo di tentare di proporre alcuni aspetti della questione in maniera un po’ più equilibrata. Procedo per punti. In sintesi, mi pare che le critiche ferragostane di Rovelli alla figura di Enrico Fermi siano alquanto ingenerose e un po’ tendenziose per il quadro complessivo che ci viene fornito. Le sue scoperte e le sue teorie, a fondamento sia della fisica nucleare (vogliamo ricordare solo la teoria del decadimento beta come esempio rilevante) che della fisica dei reattori nucleari, hanno cambiato la scienza e il mondo. In campo scientifico non ci sono idoli o supereroi, ma si è tutti impegnati a trarre il massimo beneficio dalle idee proposte nel passato per lo sviluppo pacifico della tecnologia a favore dell’umanità. Credo che in questo processo non si possano disconoscere l’unicità e l’importanza del contributo di Enrico Fermi che, non a caso, è stato salutato da Arthur Compton, un altro fisico illustre dell’epoca, come “il navigatore italiano sbarcato nel nuovo mondo”. Sta a noi e alle nostre scelte fare di questo nuovo mondo una casa accogliente per tutti, anche sulla base dei contributi alle conoscenze scientifiche prodotti da chi ci ha preceduto. Sono certo che le nostre considerazioni accaldate di oggi, stimolate da un revisionismo che non riesco a comprendere bene nelle sue motivazioni, debbano lasciare il posto ad un serio impegno per la soluzione dei problemi scientifici, tecnici e politici che stiamo attualmente fronteggiando. Nei miei interventi, faccio spesso riferimento all’Ode all’Atomo di Pablo Neruda (https://www.daneel59.altervista.org/neruda-atomo.htm ) per il suo messaggio relativo all’energia nucleare come speranza del futuro: è indubitabile che questo futuro sia stato reso possibile principalmente dagli studi di Enrico Fermi. Walter Ambrosini Ordinario di Impianti Nucleari presso l’Università di Pisa
