Il 22 febbraio lo shut-down di Fassenheim, la prima centrale nucleare francese

Decisione presa da Hollande e a lungo ritardata, ma ora monta la protesta   La data è decisa: il prossimo 22 Febbraio i reattori della centrale di Fassenheim saranno spenti per sempre. La chiusura delle due unità da 880 MW ciascuna causerà un aumento delle emissioni pari a 6-12 Mt di CO2 all’anno (per confronto, tutti i voli commerciali interni francesi nel 2018 hanno prodotto 5 Mt di CO2. La centrale non viene chiusa né perché troppo vecchia (opera dal 1977) né perché troppo pericolosa, ma semplicemente per dare seguito alla decisione politica dell’allora presidente Hollande di ridurre la quota di produzione nucleare francese al 50%. Linea politica confermata, se pur con alcuni distinguo, dal Presidente Macron. La chiusura della centrale francese andrà a sommarsi a quelle recenti di Mühleberg (Svizzera), Ringhals 2 (Svezia) e Philippsburg 2 (Germania), confermando il cattivo frangente del nucleare in Europa malgrado gli appelli ad agire in fretta per decarbonizzare il settore elettrico. Per questo motivo monta la proposta contro questa decisione politica, e numerose organizzazioni ecologiste ed espressione della società civile protesteranno presso il sito della centrale il 22 febbraio contro ciò che definiscono un atto di vandalismo climatico, uno spreco di profittevole produzione di elettricità e un danno all’indipendenza energetica e sicurezza degli approvvigionamenti del Paese. Ciò che è certo è che la decisione ha presentato già il conto: 400 milioni di euro su 4 anni come compensazione governativa a EDF per la chiusura anticipata, ma ulteriori compensazioni per il danno economico da mancata produzione, proiettato fino al 2041, potrebbero aggiungersi.   La centrale impiega circa 1200 addetti incluso l’indotto. La fase di decommissioning è prevista durare 20 anni, con una fase preliminare di 5 anni al termine della quale tutto il combustibile esausto dovrebbe lasciare il sito per La Hague. Come ulteriore beffa, tra i possibili riutilizzi del sito figura l’ipotesi di un parco fotovoltaico, che difficilmente potrà competere con i livelli di produttività della centrale.

Giornata di Studio AIN 2019 (Roma, 16 ottobre p.v.) – Il programma provvisorio

Clicca qui per scaricare il programma provvisorio della Giornata di Studio AIN 2019 che si terrà a Roma, il 16 ottobre p.v. a partire dalle 9:30, presso la Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale in Piazza Montecitorio, 131. Clicca qui per leggere una sintesi dei contenuti di “A Bright Future: How Some Countries Have Solved Climate Change and the Rest Can Follow”  che sarà presentato, nell’ambito della Giornata di Studio, dall’Ing. Staffan A. Qvist  (coautore del volume). Per partecipare all’evento, scrivere a ain.giornata2019@gmail.com

Un futuro luminoso per il pianeta? Possibile, partendo dal nucleare. Parola di Goldstein e Qvist

Di Antonio Soriero È molto animato, negli Stati Uniti, il dibattito culturale sul nuovo libro scritto da Joshua S. Goldstein e Staffan Qvist, dal titolo “A bright future. How some countries have solved climate change and the rest can follow”. Il volume è stato oggetto di un recente articolo del New York Times, realizzato dagli autori del libro insieme a Steven Pinker, tra i più brillanti intellettuali nordamericani del nostro tempo. Le parole spese da Pinker sull’opera hanno richiamato l’attenzione convinta di Bill Gates, da anni impegnato in prima linea per un rilancio del nucleare come fonte energetica in grado di combattere davvero il rischio di cambiamenti climatici. Il volume di Goldstein e Qvist offre un’analisi di scenario dei Paesi che hanno avuto il coraggio di puntare sul nucleare negli ultimi anni, su tutti Francia e Svezia (in cui Qvist è nato e cresciuto). Le due nazioni europee propongono al mondo un modello di decarbonizzazione efficace, fondato su un ampio contributo della fonte nucleare, conciliabile con le altre fonti e gestibile secondo i più elevati criteri di sicurezza. Non è un caso – sottolineano gli autori – che in questi due Paesi vi sia un’altissima percezione della qualità della vita. Goldstein e Qvist ricordano che oggi i 98 reattori attivi negli States producono circa il 20% della generazione elettrica nazionale. Si chiedono quindi perché gli Stati Uniti, come altri Paesi, non puntino ad ampliare ulteriormente il proprio parco nucleare. La risposta è rinvenibile in due termini spesso abusati da chi osteggia il nucleare: costi e paura. Due termini che però il presente sta insegnando a superare. Per quanto riguarda i costi, economie come la Cina dimostrano che possano essere ridotti senza rinunciare a cicli di produzione e gestione che offrano assolute garanzie; in tutto il mondo si lavora inoltre a ritmi sostenuti per lo sviluppo di nuovi reattori in grado di produrre energia a costi sempre più bassi. La paura è e può essere fugata solo dalla conoscenza. Tanto è stato fatto, anche e soprattutto nell’UE, per rispondere agli interrogativi posti da Fukushima; la Francia insegna come si possa convivere con una presenza significativa di centrali sul proprio territorio, valorizzandone bellezza e potenzialità economiche e occupazionali. Certo, appaiono oggi più che mai necessarie azioni di comunicazione efficaci e pervasive per un completo debunking di tutte le fake news copiosamente diffuse sul nucleare, soprattutto attraverso i nuovi media. Molto si è giocato sulle pulsioni irrazionali, sulle paure nutrite dalla disinformazione, ecco perché questo libro può rappresentare davvero un utile strumento di riflessione e l’AIN auspica possa essere presto tradotto in italiano. Diversi incidenti riguardanti le altre fonti energetiche hanno causato danni immani all’ambiente e consistenti perdite in termini di vite umane. Ma quanto se ne parla? Pochissimo rispetto allo “spauracchio nucleare”, comodamente sventolato per spaventare la popolazione e convincere i decisori a puntare su altre strade. “Flying is scary even though driving is more dangerous”. Con questo efficace parallelismo Pinker, nel suo articolo sul NY Times, mette in rapporto le paure suscitate dal nucleare con la paura di volare, che in molti avvertono pur viaggiando quotidianamente su un mezzo statisticamente più pericoloso: l’automobile. Sarà compito delle nuove generazioni rivedere le posizioni antinucleariste coltivate negli ultimi decenni; l’AIN, attraverso la sua Young Generation, punta moltissimo su un new deal che parta dalle giovani eccellenze italiane, i tantissimi connazionali under 40 impegnati in tutto il mondo per realizzare un nucleare sempre più pulito e sicuro. Abbiamo chiesto al Prof. Goldstein di prendere parte a un prossimo evento dell’associazione, ricevendo la sua disponibilità a presentare il libro, un vero e proprio break point nella discussione sul futuro dell’energia: se il mondo che ama Greta vuole davvero combattere i cambiamenti climatici, il nucleare deve essere parte della soluzione. È questa l’idea che anima anche la campagna “Nuclear4Climate”, alla quale l’AIN ha aderito sin da subito. No ai tabù, ai preconcetti, alle fake news. Sì a un nuovo e splendente futuro.