Exelon annuncia la chiusura anticipata di 4 reattori in Illinois

La compagnia Exelon Generation ha annunciato ieri la chiusura anticipata delle centrali nucleari Byron e Dresden (ciascuna composta da due unità) da essa operate in Illinois, USA. La chiusura averrà a novembre 2021, benché ambe le centrali abbiano una licenza per ulteriori 20 anni, privando lo stato dell?illinois e gli USA di complessivi 4 GW di potenza a basse emissioni. La compagnia ha motivato la decisione le perdite economiche dovute all’assetto del mercato elettrico e alle politiche energetiche che favoriscono le fonti fossili a discapito dell’energia nucleare. Exelon ha inoltre anitipato che anche le due unità della centrale La Salle sono a rischio chiusura per le medesime ragioni. Le centrali Byron e Dresden producono il 30% dell’elettricità a basse emissioni dello Stato dell’Illinois, che attualmente produce l’85% della propria energia da fonti a basse emissioni, con l’obiettivo di arrivare al 100% nel 2025. Se tutte le 4 centrali in difficoltà economiche dovessero chiudere – ammonisce Exelon – la percentuale di elettricità pulita cadrebbe al 20% e le emissioni nel settore elettrico aumenterebbero del 70%. Fonte: https://www.world-nuclear-news.org/Articles/Exelon-announces-early-shutdown-of-four-Illinois-r

Il 22 febbraio lo shut-down di Fassenheim, la prima centrale nucleare francese

Decisione presa da Hollande e a lungo ritardata, ma ora monta la protesta   La data è decisa: il prossimo 22 Febbraio i reattori della centrale di Fassenheim saranno spenti per sempre. La chiusura delle due unità da 880 MW ciascuna causerà un aumento delle emissioni pari a 6-12 Mt di CO2 all’anno (per confronto, tutti i voli commerciali interni francesi nel 2018 hanno prodotto 5 Mt di CO2. La centrale non viene chiusa né perché troppo vecchia (opera dal 1977) né perché troppo pericolosa, ma semplicemente per dare seguito alla decisione politica dell’allora presidente Hollande di ridurre la quota di produzione nucleare francese al 50%. Linea politica confermata, se pur con alcuni distinguo, dal Presidente Macron. La chiusura della centrale francese andrà a sommarsi a quelle recenti di Mühleberg (Svizzera), Ringhals 2 (Svezia) e Philippsburg 2 (Germania), confermando il cattivo frangente del nucleare in Europa malgrado gli appelli ad agire in fretta per decarbonizzare il settore elettrico. Per questo motivo monta la proposta contro questa decisione politica, e numerose organizzazioni ecologiste ed espressione della società civile protesteranno presso il sito della centrale il 22 febbraio contro ciò che definiscono un atto di vandalismo climatico, uno spreco di profittevole produzione di elettricità e un danno all’indipendenza energetica e sicurezza degli approvvigionamenti del Paese. Ciò che è certo è che la decisione ha presentato già il conto: 400 milioni di euro su 4 anni come compensazione governativa a EDF per la chiusura anticipata, ma ulteriori compensazioni per il danno economico da mancata produzione, proiettato fino al 2041, potrebbero aggiungersi.   La centrale impiega circa 1200 addetti incluso l’indotto. La fase di decommissioning è prevista durare 20 anni, con una fase preliminare di 5 anni al termine della quale tutto il combustibile esausto dovrebbe lasciare il sito per La Hague. Come ulteriore beffa, tra i possibili riutilizzi del sito figura l’ipotesi di un parco fotovoltaico, che difficilmente potrà competere con i livelli di produttività della centrale.