Fukushima: inizia il rilascio dell’acqua trattata

A seguito dell’incidente di Fukushima Daiichi che, nonostante un terremoto della scala Richter 9 e uno tsunami di proporzioni enormi, non ha provocato alcuna vittima molte azioni sono state intraprese per mettere in sicurezza l’impianto e le zone circostanti. Arriva oggi l’annuncio del governo giapponese: sta iniziando il processo di rilascio controllato delle acque trattate dell’impianto di Fukushima. Il piano prevede che l’acqua rilasciata contenga meno di 1500 Becquerels (Bq) per litro, concentrazione ben al di sotto dei limiti di sicurezza: infatti la norma giapponese prevede un massimo di 60’000 Bq/l per il rilascio in ambiente, e l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un limite di 10’000 Bq/l per l’acqua potabile.   IAEA supporta Tepco nella divulgazione dei dati del sistema di monitoraggio, che è possibile consultare al seguente link.   Ma facciamo un passo indietro: cos’è successo a Fukushima dal 2011 ad oggi? L’acqua di mare è stata utilizzata per raffreddare i reattori: veniva desalata e pompata, poi filtrata all’uscita per essere riutilizzata – quello che si definisce un ciclo chiuso. Le acque piovane e sotterranee entravano nei reattori, contaminandosi. È stato dunque realizzato un muro impermeabile tra la centrale e l’oceano e un «muro di ghiaccio» tra la centrale e la collina per evitare l’ingresso delle acque sotterranee. L’acqua in eccesso (piovana, sotterranea, di servizio) veniva filtrata e stoccata in serbatoi installati sull’area. Si contano ad oggi più di 1000 serbatoi da circa 1000 m3 l’uno. Sono stati installati sistemi pre-trattamento per la rimozione di radionuclidi (Stronzio, Cesio) e il sistema ALPS (Advanced Liquid Processing System) un sistema di filtraggio di 62 radionuclidi (tranne Trizio). Nel 2021 il Giappone chiede supporto IAEA per valutare la migliore soluzione, e IAEA istituisce task force con esperti internazionali: Argentina, Australia, Canada, Cina, Francia, Isole Marshall, Corea del Sud, Russia, UK, USA e Vietnam. Il risultato di 2 anni di lavori e sintesi dei vari report è disponibile sul Report 2023 dal titolo «IAEA COMPREHENSIVE REPORT ON THE SAFETY REVIEW OF THE ALPS-TREATED WATER AT THE FUKUSHIMA DAIICHI NUCLEAR POWER STATION».   Cosa succede da oggi e nei prossimi anni? Come dicevamo, l’acqua triziata dai serbatoi è pre-diluita con acqua di mare, in rapporto 1:7, ben al di sotto dei limiti di concentrazione indicati dall’OMS. È anche possibile monitorare in tempo reale la concentrazione di scarico attuale sul portale IAEA dedicato, che mentre scriviamo è di 200 Bq/l. L’acqua diluita è inviata in un tunnel sottomarino che sfocia a 1 km dalla costa, dove la pesca è interdetta sin dal 2011, con un monitoraggio costante da esperti internazionali.   È stata inoltre svolta anche una Valutazione di Impatto Ambientale Radiologico: le dosi annuali di radiazione alla popolazione e alla fauna-flora sono tra 1000 e 1’000’000 volte inferiori al limite imposto dalle normative.   Il trizio inoltre è naturalmente già presente negli oceani in concentrazioni di 0.006-0.12 Bq/l, limite raggiunto nell’area di 10 km x 10 km dal punto di scarico. Per approfondire consigliamo di consultare il sito IAEA, troverete anche un database con le misure di radioattività di tutti i mari del Mondo – il Marine Radioactivity Information System (MARIS).  

Fukushima e il rilascio dell’acqua

Oggi è stato pubblicato il primo rapporto della task force della IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, il cui obiettivo è validare la politica giapponese per il rilascio dell’acqua bonificata dalla centrale nucleare di Fukushima Daiichi. Questo rapporto raccoglie i risultati iniziali della prima missione di revisione della Task Force presso la Tokyo Electric Power Company (TEPCO) giapponese, l’operatore della centrale nucleare di Fukushima Daiichi e il Ministero dell’economia, del commercio e dell’industria (METI) nel febbraio 2022. Il direttore generale Rafael Mariano Grossi ha accolto con favore questo report preliminare. “Il Giappone ha compiuto progressi significativi nei suoi preparativi e la Task Force è soddisfatta che TEPCO e METI abbiano identificato le fasi successive appropriate per lo scarico dell’acqua previsto per il 2023“, ha affermato. “Il lavoro proseguirà in modo che la Task Force possa fornire le sue conclusioni prima del rilascio”. Il Giappone aveva infatti annunciato l’anno scorso di voler rilasciare in mare l’acqua (trattata) immagazzinata presso l’impianto di Fukushima Daiichi per un periodo di circa 30 anni e ha chiesto all’IAEA di revisionare il piano rispetto ai suoi standard di sicurezza che “riflettono un consenso internazionale e fungono da riferimento per la protezione delle persone e dell’ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti”. In parte utilizzata per raffreddare il combustibile nucleare fuso a Fukushima, l’acqua viene trattata e purificata attraverso il sistema ALPS (Advanced Liquid Processing System) ed è stata quindi immagazzinata in circa 1000 serbatoi nel sito. ALPS rimuove la maggior parte della contaminazione radioattiva, ad eccezione del trizio. La capacità totale di stoccaggio dei serbatoi in loco ammonta a circa 1,37 milioni di metri cubi e tutti i serbatoi dovrebbero essere pieni intorno alla metà del 2022. I Paesi vicini hanno mostrato preoccupazione per il pianogiapponese, ma la IAEA ha affermato che il livello di trizio nell’acqua sarà “ben al di sotto dei limiti normativi nazionali e degli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l’acqua potabile”.   Il rapporto include una sintesi delle attività di revisione e valutazione della Task Force su una serie di argomenti quali le caratteristiche dell’acqua trattata tramite ALPS, gli aspetti relativi alla sicurezza del sistema costruito per scaricare l’acqua, l’impatto radiologico sull’ambiente valutazione, il controllo normativo, i programmi di monitoraggio della sorgente e dell’ambiente, la radioprotezione per gli operatori e il coinvolgimento delle parti interessate. Le fasi successive della revisione prevedono alcuni chiarimenti e discussioni necessari per alcune aree chiave e saranno svolte in contemporanea ai preparativi giapponesi. Inoltre, TEPCO e METI hanno compiuto sforzi significativi nella consultazione e nella comunicazione con le parti interessate e con il pubblico su questa attività di rilascio delle acque trattate. “La Task Force ha evidenziato l’efficace cooperazione con le controparti giapponesi, che ha permesso di trasmettere in modo chiaro e tempestivo i risultati della missione di revisione alla comunità internazionale” ha affermato Gustavo Caruso, Direttore presso il Dipartimento di nuclear safety and security e Presidente della Task Force. Il rapporto della Task Force è il primo di una serie: infatti si prevedono altre missioni in Giappone nei prossimi mesi e anni.     da IAEA