Webinar: European Sustainable Taxonomy

Data la situazione geopolitica, la Tassonomia europea è un argomento passato un po’ in secondo piano. L’atto delegato è stato recentemente approvato dalla Commissione e continua adesso il suo iter presso il Parlamento e il Consiglio Europeo. Segnaliamo questo interessante webinar organizzato e moderato da 18for0, gruppo irlandese di volontari – professionisti del settore energetico – sostenitori dell’energia pulita. Il nome deriva dal loro studio: introdurre il 18% di energia nucleare in un sistema energetico dominato dalle fonti rinnovabili sarebbe un modo efficace di ridurre al minimo le emissioni. L’evento si terrà il prossimo martedì 15 marzo, per la registrazione è sufficiente seguire questo link. Interverranno Billy Kelleher, europarlamentare irlandese dal 2019, e Jessica Johnson, Communications & EU Stakeholders Director dell’European Atomic Forum (FORATOM).  

L’Europa sempre più divisa sul nucleare

E’ sempre più profondo il solco che divide l’Europa in due blocchi opposti riguardo all’uso dell’energia nucleare. Da politica, la divisione sta emergendo anche nel sociale, con l’appello, lanciato da 13 organizzazioni sindacali europei, affinché l’energia dell’atomo venga inclusa bel novero degli investimenti sostenibili della tassonomia europea. Le resistenze e i tentennamenti della Commissione Europea sul tema, emersi già nel rapporto del Gruppo Tecnico di Esperti (TEG) (poi rivelatosi per sua stessa ammissione tutto fuorché esperto), si sono già più volte scontrati sia con il consenso scientifico – il nucleare è ritenuto indispensabile per gli obiettivi di decarbonizzazione da organizzazioni quali International Agency for Atomic Energy (IAEA), International Energy Agency (IEA) e International Panel for Climate Change (IPCC) e con i piani di politica energetica di molti Stati Membri, in particolare dell’Est Europa. Più di recente, parte del mondo accademico e della società civile, le Associazioni nucleari europeee l’industria nucleare  (tramite Foratom), si erano appellati all’Europa affinché il nucleare fosse giudicato nel merito scientifico e con neutralità, dato il contributo che già oggi fornisce alla produzione di energia a basse emissioni (circa la metà) nel continente. Ora le organizzazioni sindacali di diversi Paesi si uniscono al coro in supporto del nucleare e degli addetti che il settore occupa, oltre un milione in tutta Europa. Nell’appello si obietta non solo il fatto che l’esclusione del nucleare dalla finanza sostenibile andrebbe contro le evidenze scientifiche e il principio di neutralità tecnologica, ma anche le sue ricadute sulla giustizia sociale. I riflessi di una penalizzazione dell’atomo andrebbero ben oltre l’industria nucleare, coinvolgendo il più ampio settore energetico e l’industria energivora europea, quest’ultima già sofferente per la concorrenza di Paesi con costo del lavoro più basso. Le 13 organizzazioni sindacali firmatarie rappresentano i lavoratori del settore nucleare di Belgio, Bulgaria, Finlandia, Francia, Ungheria e Romania. La Francia, come noto, è il campione mondiale di produzione nucleare (oltre due terzi del mix), anche se il governo di Parigi si è a più riprese impegnato ad una riduzione della produzione nucleare, sotto la pressione della vicina Germania e in ossequio alla scarsa popolarità che l’energia dell’atomo riscuote nel Paese d’oltralpe, visti anche i costi e le lentezze del progetto EPR. Il Belgio ha formalmente intrapreso la strada dell’uscita dal nucleare, sempre sotto pressione tedesca, ma recentemente le posizioni dell’opinione pubblica paiono essersi rivoltate contro questa scelta, mettendola nuovamente in discussione. Quanto a Bulgaria, Finlandia, Romania e Ungheria, stanno incrementando o intendono incrementare la loro produzione nucleare, spesso rivolgendosi a finanziatori extra-UE, quali USA, Cina o Russia. Ad essi andrebbero aggiunte la Polonia, che ha appena approvato un ambizioso programma nucleare, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, che non hanno intenzione di disfarsene, e, al di fuori dell’Unione, Regno Unito, Ucraina e Bielorussia, quest’ultima appena entrata nel club nucleare nonostante le angherie politiche della vicina Lituania. Persino l’Estonia, il Paese europeo con il mix elettrico più sporco d’Europa, guarda, seppur ancora informalmente, alle potenzialità del nucleare. Restano poi la Spagna, la Svezia e i Paesi Bassi, che producono una quota della loro elettricità da fonte nucleare. Fatto a parte il caso della Francia, economia forte che, sotto ipnosi tedesca, potrebbe ben sopportare un massiccio investimento in rinnovabili e gas naturale per supplire alla riduzione del nucleare, è evidente che, per gran parte dei Paesi dell’Est Europa, la decarbonizzazione tramite l’atomo, che lo abbiano già o meno, risponde anche a criteri economici e di indipendenza energetica (leggasi indipendenza dal gas russo) difficilmente rinunciabili. Washington, dopo una lunga sonnolenza, sembra averlo capito, scalzando Pechino da molti accordi appena avviati e promettendo con rinnovato slancio generosi finanziamenti e, ovviamente, tecnologia. Solo Bruxelles (o sarebbe più corretto dire Berlino?) resta per ora sorda ad ogni sorta di appello, trincerandosi dietro rinvii e tecnicismi che mal celano la chiara intenzione di perpetuare una politica energetica terribilmente sbilanciata sul gas naturale e le rinnovabili intermittenti.

ENS: includere il nucleare negli investimenti sostenibili

La European Nuclear Society (ENS), cui Associazione Italiana Nucleare aderisce, ha lanciato oggi un nuovo appello alle istituzioni europee affinché riesaminino con neutralità la posizione del nucleare, attualmente escluso dal novero degli investimenti sostenibili sulla base del criterio del “Do no significant harm”, che nel caso del nucleare non sarebbe soddisfatto, a detta del gruppo di esperti della Commissione Europea, causa la produzione di scorie. ENS rimarca che, alla luce dei nuovi ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione posti dall’Europa ai Paesi membri (55% di riduzione delle emissioni al 2030), il ruolo del nucleare è quanto mai imprescindibile in quanto: contribuisce per il 47% alla produzione di elettricità a basse emissioni in Europa, evitando emissioni pari a mezzo miliardo di tonnellate annue, superiori a quelle di Francia o Gran Bretagna le emissioni della fonte nucleare sul ciclo di vita sono comparabili a quelle dell’eolico e quattro volte inferiori al fotovoltaico il costo (LCOE) del nucleare è in media la metà di quello del solare o dell’eolico marino e comparabile a quello dell’eolico su terra ferma. Inoltre, l’industria nucleare rispeta i più stringenti standard di sicurezza imposti dalle autorità di sorveglianza internazionali e nazionali, anche per quanto riguarda lo stoccaggio in sicurezza delle scorie, sia temporaneo, sia a lungo termine, di cui Paesi europei quali Finlandia, Svezia e Francia sono pionieri. Per maggiori informazioni visita la pagina ufficiale.