RITORNO AL NUCLEARE | Monti (Ain): come costruire in 12 mesi un quadro di regole completo (e condiviso)

L’approvazione del ddl nucleare rappresenta la prima pietra del ritorno dell’Italia all’atomo. Molto resta da fare e senza errori, così spiega il Presidente Stefano Monti in una intervista al Sussidiario.net.

Con l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile, l’Italia compie un passo che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato difficile da immaginare. Il provvedimento non segna ancora il ritorno delle centrali nel Paese, ma costruisce la cornice entro cui questo ritorno potrà essere valutato, pianificato e, eventualmente, realizzato. Si tratta di un passaggio “strategico” per il futuro energetico nazionale: rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di definizione della strategia energetica a medio-lungo termine e nella costruzione di un quadro normativo moderno per le tecnologie nucleari avanzate.

Un dossier rimasto chiuso per decenni

Per comprendere la portata della decisione occorre ricordare la lunga parentesi che ha tenuto l’Italia lontana dall’atomo. Dopo il referendum del 1987, celebrato all’indomani dell’incidente di Chernobyl, il Paese ha progressivamente fermato i propri impianti. Un tentativo di rilancio si era affacciato nella prima decade di questo millennio, ma si era arrestato con il referendum del 2011, svoltosi a pochi mesi dall’incidente di Fukushima-Daiichi. Da allora il tema è rimasto a lungo ai margini del dibattito politico, confinato soprattutto alla gestione dell’eredità del passato: lo smantellamento delle vecchie centrali e la sistemazione dei rifiuti radioattivi. Nel frattempo, però, il contesto è profondamente cambiato. La crisi energetica degli ultimi anni ha mostrato quanto l’Italia sia esposta alla volatilità dei prezzi e alla dipendenza delle impostazioni di combustibili fossili. Gli impegni europei di decarbonizzazione impongono di ridurre drasticamente le emissioni all’orizzonte del 2050. E sul piano tecnologico il nucleare si presenta oggi con soluzioni diverse da quelle di quarant’anni fa, dai piccoli reattori modulari raffreddati ad acqua già disponibili sul mercato ai sistemi di quarta generazione che lo diverranno verso il 2040, fino ai progressi della ricerca sulla fusione.

È in questo scenario che si inserisce la legge delega.

Cosa prevede il provvedimento

Il cuore del testo è l’affidamento al Governo del compito di elaborare, entro 12 mesi, uno o più decreti legislativi destinati a disciplinare in modo organico l’intero settore.

L’ambito di intervento è ampio e abbraccia tutte le fasi della filiera: la produzione di energia elettrica da fonte nucleare, la gestione del combustibile, il decommissioning degli impianti esistenti, la gestione dei rifiuti radioattivi e, infine, lo sviluppo delle tecnologie innovative quali gli Advanced Modular Reactors e la fusione nucleare. Si tratta di un approccio che punta a superare la frammentazione normativa accumulata negli anni, quando le regole sul nucleare si sono stratificate in una serie di interventi parziali, spesso pensati più per chiudere un’esperienza che per aprirne una nuova.

L’obiettivo dichiarato è invece quello di dotare il Paese di un quadro coerente e completo, capace di accompagnare ogni fase del ciclo di vita di un impianto, dalla progettazione alla dismissione.

Gli obiettivi: clima, sicurezza, indipendenza e costi

Il testo approvato individua con chiarezza le finalità della riforma. In primo luogo, contribuire al raggiungimento della neutralità climatica, affiancando alle fonti rinnovabili, una fonte a basse emissioni in grado di produrre energia in modo continuo e programmabile.

In secondo luogo, rafforzare la sicurezza e l’indipendenza energetica del Paese, riducendo l’esposizione alle forniture estere e alle tensioni geopolitiche che negli ultimi anni hanno pesato sui mercati.

A questi obiettivi si aggiungono l’aumento della resilienza del sistema energetico nazionale, cioè la sua capacità di reggere shock e picchi di domanda, e il contenimento dei costi dell’energia per cittadini e imprese. Quest’ultimo punto è particolarmente sentito in un Paese in cui il prezzo dell’elettricità rappresenta da tempo un fattore critico per la competitività del sistema produttivo e un peso rilevante per i bilanci delle famiglie.

Lo spazio per le tecnologie innovative

Tra gli elementi più significativi c’è il riferimento esplicito alle tecnologie nucleari innovative, comprese quelle modulari e avanzate. Si tratta di soluzioni che negli ultimi anni hanno attirato un interesse crescente a livello internazionale: reattori di taglia più contenuta rispetto ai grandi impianti tradizionali, progettati per essere costruiti in modo più standardizzato, con tempi potenzialmente più brevi e sistemi di sicurezza di nuova concezione. La legge prevede che queste tecnologie possano essere valutate nell’ambito di procedure autorizzative e regolatorie coerenti con i più elevati standard europei e internazionali di sicurezza. È un aspetto cruciale: senza un sistema di regole chiaro, stabile e allineato alle migliori pratiche mondiali, nessun investitore e nessun operatore industriale potrebbe pianificare progetti di lungo periodo come quelli nucleari.

Tra gli ambiti della delega si riconosce, inoltre, il ruolo della ricerca sui sistemi di nuova generazione, un settore nel quale l’Italia vanta competenze scientifiche di rilievo e una partecipazione attiva ai principali programmi europei. Sicurezza, rifiuti e trasparenza al centro

Un capitolo importante del provvedimento è dedicato ai temi che più di ogni altro hanno segnato, nel passato, la diffidenza dell’opinione pubblica verso il nucleare. La delega pone grande attenzione alla sicurezza nucleare e alla radioprotezione, alla gestione responsabile dei rifiuti radioattivi e alle garanzie finanziarie per l’intero ciclo di vita degli impianti, in modo che i costi dello smantellamento e della gestione delle scorie siano previsti e coperti fin dall’inizio.

Altrettanto rilevante è l’accento posto sulla trasparenza nei confronti dei cittadini e delle comunità interessate. Il testo prevede attività di informazione e consultazione pubblica, riconoscendo implicitamente che nessun programma nucleare può reggere nel tempo senza un consenso informato dei territori.

È una lezione che l’esperienza italiana, e non solo, ha reso evidente: le scelte calate dall’alto, senza un dialogo reale con le comunità locali, rischiano di generare opposizioni difficili da superare.

Ricerca, università e filiera industriale

Il provvedimento prevede inoltre il coinvolgimento del sistema della ricerca, delle università e dell’industria nazionale, riconoscendo il ruolo strategico delle competenze scientifiche e tecnologiche nel processo di rilancio del settore. Nonostante l’assenza di centrali operative sul territorio, l’Italia ha infatti conservato negli anni un patrimonio di conoscenze di alto livello: centri di ricerca, dipartimenti universitari di ingegneria nucleare e imprese che hanno continuato a lavorare su progetti internazionali, dalla componentistica alla progettazione.

La legge delega punta a valorizzare questo patrimonio attraverso misure per la formazione di nuove professionalità e per il rafforzamento della filiera industriale nazionale. Si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario: un programma nucleare richiede migliaia di tecnici, ingegneri, esperti di sicurezza e operatori qualificati, figure che vanno formate con anni di anticipo. Allo stesso tempo, lo sviluppo di una filiera domestica potrebbe tradursi in ulteriori occasioni di crescita per l’industria italiana anche sui mercati esteri, dove la domanda di tecnologie nucleari è in forte aumento.

La posizione dell’AIN: decidere sulla base delle evidenze

Per l’Associazione Italiana Nucleare, l’approvazione del provvedimento rappresenta soprattutto l’avvio di una fase di confronto tecnico e scientifico che dovrà accompagnare la definizione dei decreti attuativi e del programma nazionale. È qui che si giocherà la vera partita: la qualità delle norme che verranno scritte nei prossimi mesi determinerà la credibilità e la sostenibilità dell’intero percorso.

La nostra associazione insiste in particolare su un principio: il dibattito pubblico e le future scelte normative dovranno essere basati su evidenze scientifiche, valutazioni oggettive e confronto trasparente tra tutti gli attori coinvolti. Un richiamo che suona come un invito a sottrarre il tema nucleare alle contrapposizioni ideologiche che lo hanno spesso caratterizzato in passato, per ricondurlo a un’analisi concreta di costi, benefici, rischi e opportunità.

In questa prospettiva, l’AIN conferma la propria disponibilità a contribuire al percorso, mettendo a disposizione le competenze della comunità tecnico-scientifica italiana e favorendo una corretta informazione sul ruolo che le tecnologie nucleari possono svolgere nel raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e sviluppo industriale del Paese. Un punto di partenza, non di arrivo

L’approvazione della legge delega non conclude il percorso, ma ne apre una nuova fase. Quella, cioè, della costruzione di un quadro regolatorio completo, capace di consentire all’Italia di valutare concretamente il contributo che il nucleare sostenibile e l’innovazione tecnologica potranno offrire alla transizione energetica nazionale.

Le sfide non mancano. I tempi di sviluppo dei progetti nucleari sono lunghi, gli investimenti richiesti ingenti, e la questione del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi attende ancora una soluzione definitiva.

Resta poi da costruire, passo dopo passo, la fiducia dei cittadini. Ma con il voto del Senato il Paese si è dato uno strumento per affrontare questi nodi in modo organico. Nei prossimi dodici mesi si capirà se l’Italia saprà trasformare questa opportunità in una strategia energetica solida, credibile e condivisa.

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