12 ottobre 2026
Saluti e apertura
Autorità italiane e francesi, Signore e Signori, cari Soci, chers amis français,
è con profondo onore che, a nome dell’Associazione Italiana Nucleare, vi do il benvenuto a questo Summit nucleare italo-francese. Ringrazio le Istituzioni dei nostri due Paesi, le imprese, le università, gli enti di ricerca, i colleghi di Italian Trade Agency, ANIMA Confindustria e Business France coi quali abbiamo lavorato intensamente in questi mesi per l’organizzazione di questo evento.
Ci incontriamo in un momento storico. Lo scorso 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge sul nucleare: dopo quasi quarant’anni dal referendum del 1987, l’Italia torna a guardare concretamente all’energia nucleare. Non è un caso che uno dei primi grandi appuntamenti dopo questa svolta sia un incontro con la Francia.
La Francia ha fatto del nucleare il cuore del proprio sistema elettrico. L’Italia è il secondo sistema manifatturiero d’Europa e custodisce competenze nucleari che non si sono mai spente. Le ragioni che ci uniscono sono evidenti: le tensioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina agli stretti di Hormuz e Bab al-Mandab, la crescita dei consumi legata all’elettrificazione e all’intelligenza artificiale, la competitività delle nostre industrie. Tutto questo chiede energia decarbonizzata, sicura e a prezzi stabili.
Tra i nostri Paesi, la collaborazione nucleare non è un progetto per il futuro: è già una realtà. Partirò da questa, per poi illustrare il ruolo di AIN su tre fronti: la filiera, la supply chain e il programma nucleare nazionale.
Una collaborazione già in atto
Nell’industria. Nel 2023 EDF, GIFEN, Ansaldo Nucleare e AIN hanno firmato un Memorandum of Cooperation sulla supply chain italo-francese. Ne sono nati due incontri B2B tra le maggiori aziende dei due Paesi: a Milano nel 2025 e, il 16 e 17 settembre scorsi, quello organizzato da GIFEN e AIN, in cui le due associazioni hanno firmato un nuovo Memorandum of Understanding. Di grande rilievo è poi l’accordo tra Edison, EDF, Nuward e la filiera industriale italiana, incluso il gruppo Ansaldo con Ansaldo Energia e Ansaldo Nucleare, per lo sviluppo congiunto e la realizzazione di reattori di terza generazione basati sulla tecnologia SMR Nuward.
Nella ricerca. Il simbolo della nostra cooperazione scientifica è ITER, a Cadarache, dove l’industria italiana ha ottenuto commesse per oltre 1,8 miliardi di euro e lavorano decine di nostri manager e ricercatori. Sulla fissione, l’accordo tra ENEA, il CEA e le università e gli enti di ricerca, come il Politecnico di Torino e l’INFN, unisce ricerca nucleare, fissione avanzata, formazione accademica e scambio scientifico.
Nella formazione. Framatome, il Politecnico di Milano ed Edison hanno sottoscritto un accordo dedicato alla formazione. Da qui vorrei proporre di andare oltre: curricula condivisi, qualifiche reciprocamente riconosciute, apprendistati transfrontalieri per i mestieri nucleari. Competiamo per gli stessi talenti: formarli insieme conviene a entrambi.
Primo: la filiera nucleare italiana
Oggi in Italia circa cento imprese operano con successo sui mercati nucleari internazionali, e spesso hanno lavorato proprio accanto ai partner francesi.
Il nostro obiettivo è passare da 100 a 400-500 imprese. Il modello francese, con un’industria organizzata attorno a GIFEN ed estesa a Business France, ci mostra come una filiera si fa sistema. Per questo AIN ha siglato con ANIMA Confindustria un accordo per accompagnare le tante imprese della meccanica italiana oggi attive in particolare sull’oil & gas, verso il nucleare, ampliando ancora di più la supply chain che può essere di concreto supporto allo sviluppo del settore in Europa e nel mondo.
Ma la filiera è fatta soprattutto di persone: al 2050 serviranno in Italia circa 117.000 professionisti qualificati, e ogni euro investito nel nucleare ne genera 2,4 di indotto. AIN lavora su questo con la Joint Research Partnership con il Politecnico di Milano e con la nostra Young Generation.
Secondo: la supply chain
Sulla supply chain, AIN ha due obiettivi: aprire alle nostre imprese i progetti internazionali e favorire l’integrazione di sistema in Italia. Su entrambi, siamo impegnati a collaborare col sistema francese.
In Europa sono censiti circa cinquanta nuovi progetti nucleari, molti in Francia, e le imprese italiane si stanno già posizionando. Ma senza un mercato interno rischiano di essere penalizzate anche all’estero.
In Italia, AIN ritiene non conveniente affidarsi a forniture chiavi in mano. Servono partenariati che coinvolgano strutturalmente l’industria italiana nella progettazione, nella costruzione e nell’esercizio degli impianti, come indica l’accordo su Nuward. Proponiamo inoltre un hub tecnologico nazionale per la qualifica e la certificazione della catena di fornitura e per la realizzazione di moduli per SMR, aperto al dialogo con le infrastrutture francesi. E non dobbiamo aspettare di avere una filiera completa per iniziare: partiremo dai fornitori già qualificati, italiani ed europei, facendo crescere il contenuto nazionale passo dopo passo.
Terzo: il programma nucleare italiano
Sul programma nazionale, AIN ha scelto di essere un punto di sintesi tecnico-scientifica al servizio delle Istituzioni: dalla Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile alle audizioni parlamentari, fino al Comitato Tecnico di Nuclitalia. Il nostro Documento Programmatico indica alcune priorità, e in ciascuna la Francia ha un ruolo.
Primo, un’Autorità di Sicurezza Nucleare indipendente, operativa entro la metà del 2027, che chieda subito lo status di osservatore presso i regolatori partner, a cominciare da quello francese, per riutilizzare le valutazioni già svolte.
Secondo, una visione europea. Gli SMR diventano competitivi solo in flotta, con 10 e più unità: nessun Paese ci arriva da solo. Il co-sviluppo di SMR come ad esempio Nuward è un percorso da consolidare e allargare ad altri partner, costruendo una pipeline di ordini comune.
Terzo, il finanziamento: Italia e Francia possono sostenere insieme, in Europa, l’inclusione del nucleare in InvestEU e un meccanismo condiviso per la prima flotta di SMR.
Infine, nucleare e rinnovabili non sono alternativi ma complementari. Uno scenario equilibrato al 2050 prevede per l’Italia una quota nucleare tra il 10% e il 20% di nucleare della domanda elettrica complessiva. Con i decreti attuativi entro fine anno e l’avvio del programma industriale nel 2027, una produzione nucleare italiana entro dieci anni è un obiettivo raggiungibile.
Conclusione
Signore e Signori, cari amici francesi, nessuno di questi passaggi può essere compiuto da un solo attore, né da un solo Paese. Alle Istituzioni chiediamo di completare rapidamente il quadro normativo. Alle imprese dei due Paesi chiediamo di trasformare gli accordi firmati in progetti e cantieri comuni. AIN, da parte sua, continuerà a informare con rigore, a rappresentare le competenze italiane e a dare piena attuazione agli accordi con i nostri partner francesi. La Francia ci offre l’esperienza di un grande programma nucleare; l’Italia porta la forza della sua manifattura e dei suoi talenti. Insieme possiamo dare all’Europa sicurezza energetica, competitività e lavoro qualificato.
Con questo auspicio, vi ringrazio e vi auguro buon lavoro.


